17 dicembre 2018

Prada, il diavolo è toscano e sfrutta le donne turche. Partita la mobilitazione europea

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ildiavolovesteprada1Sono in Italia per protestare contro lo sfruttamento che subiscono in Turchia nelle fabbriche che lavorano per il lusso italiano, in particolare nella ditta Desa fornitrice del prestigioso marchio Prada. Si chiamano Emine Arslan e Nuran Gulenc, sono lavoratrici dell’impresa Desa e sindacaliste turche e sono in Italia, ospiti della Campagna Abiti Puliti, sezione italiana della Clean clothes campaign che da 15 anni opera in 12 Paesi coordinando oltre 250 organizzazioni per il miglioramento delle condizioni e il rafforzamento dei lavoratori nell’industria tessile globale.

44 persone della DESA sono state licenziate dopo essersi iscritte al sindacato Deri Is per cambiare le proprie condizioni di lavoro in fabbrica, dati i bassissimi salari, gli orari di lavoro eccessivi e le precarie condizioni di igiene come l’assenza di servizi igienici e di acqua potabile.

Prada aveva dichiarato in una lettera alla ”Campagna Abiti Puliti” che ”qualora emergessero prove di violazioni di normative giuslavoristiche, comprovate dalle autorità turche” sarebbe stata pronta a prendere le misure necessarie. Il tribunale turco ha gia’ emesso una sentenza che conferma le discriminazioni sindacali e ha ordinato l’immediato reintegro di Emine e di altri 7 lavoratori. Ma nessuna misura e’ stata intrapresa da Prada per indurre la Desa a rispettare la legge e le convenzioni internazionali.

Da qui la protesta internazionale, che punta ad assicurare a lavoratrici e lavoratori quattro risultati: Le richieste dei lavoratori e delle lavoratrici alla direzione della DESA sostenute dalla CCC: riassumere immediatamente e incondizionatamente tutti i lavoratori nella stessa posizione precedentemente occupata e assicurare che gli vengano corrisposti i salari per il periodo di forzato licenziamento; fornire ad ogni lavoratore una dichiarazione scritta in cui si dichiara che essi sono liberi di associarsi ad una sindacato di loro scelta; sviluppare adeguate procedure disciplinari e di denuncia; riconoscere il sindacato Deri Is come legittimo rappresentante dei suoi iscritti e assicurare ai lavoratori la libera iscrizione a sindacati indipendenti.

Il 5 marzo tappa a Firenze, ospiti della lista di cittadinanza Per Unaltracittà. E’ stata organizzata una conferenza stampa di presentazione della campagna, per Ornella De Zordo: «La crisi economica che coinvolge anche le imprese nazionali non deve far perdere di vista la dignità dei lavoro nella filiera produttiva, in Italia come all’estero. I diritti dei lavoratori e delle lavoratrici del Sud del mondo devono essere garantiti, a maggior ragione quando il costo alla produzione di una borsa è tra i 10 e i 20 euro e poi viene rivenduta a cifre anche di 2.000 euro».

La giornata era iniziata con un incontro con la Commissione Etica Regionale della Regione Toscana, per portare all’attenzione dell’organismo regionale il caso di violazione tuttora in corso.

Il 6 marzo la stessa delegazione incontrerà il coordinamento delle Rsu di Prada ad Arezzo in un incontro organizzato dalle tre organizzazioni dei sindacati tessili italiani, Filtea-CGIL, Femca-CISL, Uilta-UIL, dall’inizio mobilitati in sostegno alla campagna internazionale.

Il 7 marzo 2009 la Clean Clothes Campaign (CCC) insieme al sindacato turco Deri Is organizzeranno una giornata di mobilitazione internazionale contro Prada ”per denunciare la situazione di continua repressione del diritto dei lavoratori e delle lavoratrici della DESA, sua azienda fornitrice, ad organizzarsi in un sindacato libero”. Le mobilitazioni avverranno contemporaneamente a Milano, Londra, Parigi, Madrid e Instanbul.

[Fonte Asca – Per Unaltracittà]

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