Povertà, l'Italia in caduta libera secondo l'ultimo rapporto Social Watch

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Il rapporto 2010 di Social Watch chiarisce la posizione dell’Italia nelle classifiche mondiali riguardo povertà, disoccupazione, emancipazione femminile: la situazione del nostro paese è drammatica, definita addirittura “in caduta libera”. Il Social Watch è una rete di organizzazioni della società civile che ha membri in più di 60 Paesi. La rete è stata creata nel 1995 come “luogo di incontro” per organizzazioni che si impegnano nel campo della lotta alla povertà e la parità di genere, affinché tali tematiche siano tenute in considerazione dai governi ed essi si impegnino per uno sviluppo sociale in questa direzione. Dal 1995 ad oggi Social Watch si interessa dei progressi e delle battute d’arresto dei vari paesi del mondo, controllando in questo modo la corrispondenza tra ciò che i Governi si impegnano a fare e l’effettiva realizzazione delle politiche adottate, pubblicando un rapporto ogni anno. Oltre a ciò esso mira a promuovere il confronto tra istituzioni e organizzazioni per aprire spazi di dialogo.

Alla coalizione italiana del Social Watch aderiscono nove organizzazioni della società civile: ACLI, Amnesty International-Sezione Italiana, ARCI, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Lunaria, Mani Tese, Oxfam Italia, WWF. L’incontro di Social Watch svoltosi a Roma il 17 febbraio ha toccato temi rilevanti quali l’immigrazione e il senso di appartenenza, lo sviluppo del paese e la posizione della donna, la militanza politica, le minoranze, i giovani, il loro ruolo nella società odierna, gli sbocchi professionali, tutte questioni di forte impatto sociale.

Uno dei temi più importanti relativo al settore internazionale riguarda la povertà, e il dovere di sradicarla, a tal proposito Social Watch parla così del Trattato di Lisbona: “Il Trattato di Lisbona contiene disposizioni volte a fronteggiare la povertà e l’esclusione sociale all’interno della UE, il che assume oggi un significato particolare sia perché il 2010 è stato dichiarato Anno Europeo per la Lotta alla Povertà e all’Esclusione Sociale, sia perché il 16% della popolazione UE vive attualmente in stato di povertà. Negli ultimi anni le risorse europee per la cooperazione allo sviluppo hanno seguitato ad aumentare, eppure quelle destinate ai settori sociali nei Paesi in via di sviluppo, specialmente nell’Africa Sub-sahariana, sono state notevolmente ridotte. La drastica riduzione dei contributi della Commissione Europea ai settori dell’educazione e della salute nei Paesi in via di sviluppo è inaccettabile e deve essere corretta.”

Un altro dato significativo secondo “L’Indice delle Capacità di Base 2010 (BCI, Basic Capabilities Index), elaborato da Social Watch, è che nel corso degli ultimi vent’anni la riduzione della povertà ha subito un rallentamento. L’evoluzione di questo indice a partire dal 2000, anno in cui furono stabiliti gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, indica che i progressi frenano anziché accelerare, e gli sforzi della comunità internazionale non si sono tradotti in un più rapido miglioramento degli indicatori sociali. Il progresso sociale non segue automaticamente la crescita economica, e sono necessari migliori indicatori (non monetari) per monitorare con accuratezza l’evoluzione della povertà nel mondo.”

Altro tema di forte attualità, in Italia ma non solo, è quello che concerne la figura della donna: ad oggi nel mondo stanno sorgendo nuovi movimenti delle donne per la rivendicazione della loro autonomia, delle loro capacità, della loro importanza nel lavoro oltre che tra le mura domestiche, qualità che la società di oggi sembra non riconoscere. In particolare in Italia la posizione della donna si sta lentamente deteriorando, perdendo anche ciò che nel passato aveva faticosamente conquistato. Nel 2009 infatti, per la prima volta dal 1996, il tasso di occupazione femminile ha registrato segno negativo, scendendo al 46,4% e mostrando un ulteriore peggioramento nel 2010.

Il tasso di inattività femminile è particolarmente elevato e negli ultimi anni ha toccato il 50%, circa 13 punti oltre la media UE. Sebbene il numero di donne che conseguono la laurea sia da anni maggiore di quello degli uomini, le donne sono solo il 21% dei deputati e il 18,3% dei senatori. Un dato che colloca l’Italia al 56° posto nella classifica mondiale per la presenza femminile in Parlamento.

Come afferma anche Jason Nardi, portavoce di Social Watch Italia: “Se questo rapporto, partendo dalla situazione mondiale, guarda al ‘dopo la caduta’ con la prospettiva di una ripresa, in Italia la situazione è ancora proiettata verso il basso: si continua a cadere”.

Ma questa non è l’unica nota dolente, il rapporto del 17 febbraio evidenzia anche altri elementi su cui il Governo italiano deve impegnarsi concretamente. Un argomento molto delicato in questi ultimi anni riguarda le famiglie, nucleo centrale della società.

Secondo l’Istat, il reddito disponibile delle famiglie italiane ha risentito molto della crisi che ha ridotto il potere d’acquisto del 2,5% nel 2009. La povertà assoluta è cresciuta in due anni dal 4,1 al 4,7%, con una particolare incidenza nel Mezzogiorno, dove è aumentata di quasi 2 punti percentuali arrivando al 7,7%. La crisi ha colpito anche gli immigrati. Tuttavia le poche risorse disponibili sono state investite per contrastare l’immigrazione anziché concentrarsi su politiche di integrazione.L’Italia continua a trattare gli oltre quattro milioni di stranieri che vivono sul nostro territorio come ospiti indesiderati” si legge nel rapporto. “Inadeguate sono anche le politiche abitative adottate per le comunità rom, in molti casi discriminate e costrette a subire demolizioni e sgomberi forzati che violano i loro diritti”.

Ultimo elemento del rapporto di Social Watch riguarda i giovani. La crisi ha portato nel 2009 a una forte diminuzione dei posti di lavoro per i più giovani, nel rapporto emerge che i Neet (Not in education, employment or training), ovvero i ragazzi che non lavorano e non frequentano nessun corso di studi o formazione in Italia sono oltre due milioni. Il 21,2% dei giovani tra 15 e 29 anni può essere classificato come Neet. Si tratta del peggior risultato in Europa.

Ma Social Watch dà anche consigli per salvarsi da questa precipitosa caduta verso il basso dell’Italia, come è stata definita proprio dal rapporto stilato a conclusione dell’incontro. Equità fiscale, lavoro, parità di genere, welfare, immigrazione, green new deal: questi sono i temi su cui si deve lavorare per avere in paese migliore.

Per vedere il rapporto completo “Dopo la caduta. È tempo per un nuovo patto sociale”.

Fonte Volontari per lo Sviluppo

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