Politica e ricatti, diamoci un taglio

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Due referendum stanno scombinando anni di certezze politiche all’interno dell’area fiorentina. Il 2 dicembre scorso i cittadini di Campi Bisenzio sono stati chiamati alle urne per dire sì o no alla costruzione di un nuovo inceneritore nella Piana; il prossimo 17 febbraio i fiorentini si esprimeranno invece sulla realizzazione della tramvia. Si tratta di due eventi importanti perché vanno ad incidere su due scelte volute a tutti i costi dalle amministrazioni locali governate dal centrosinistra. Si tratta di due momenti rilevanti i cui esiti sono legati al ruolo centrale dell’informazione e del coinvolgimento non ideologico dei cittadini chiamati alle urne.
Il referendum sull’inceneritore si è concluso con un dato eclatante: l’88, 87% dei cittadini si è espresso contro la nuova costruzione mentre l’84, vicesindaco reggente di Campi, ha voluto fortemente il referendum e ne è uscito sconfitto. Confidava nell’ordine di scuderia dato dal Partito Democratico: votare a favore. I campigiani, che in gran parte si riconoscono nel PD, hanno invece scelto la propria salute e hanno, se così si può dire, bidonato colui che li aveva già governati ininterrottamente dal 1990 al 2004. Allo stesso tempo non hanno gradito le bugie del presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi (per cui solo il 50% dei rifiuti è riciclabile) e la strumentalizzazione da parte della Regione Toscana di uno studio del professor Umberto Veronesi e dei dati sull’allarme discariche.
A nostro parere un ruolo decisivo per l’esito referendario lo ha svolto l’informazione, e non per merito della stampa locale o del Comune stesso, bensì delle tante e tante persone che negli anni si sono organizzate nei Comitati contro l’incenerimento dei rifiuti. È merito loro infatti (e dei loro volantini, siti internet, comunicati stampa, manifestazioni e assemblee), se i campigiani sono venuti a conoscenza senza censure degli (segue dalla prima) effetti devastanti sulla salute delle emissioni degli inceneritori, anche quelli di ultima generazione. In queste pagine abbiamo parlato spesso di diossine, furani, metalli pesanti, nanopolveri e delle loro conseguenze mortali su chi respira l’aria avvelenata dagli inceneritori. A pochi giorni dal referendum anche 173 medici della Piana hanno denunciato la pericolosità dell’inceneritore e così i cittadini di Campi Bisenzio, per una volta ben informati, hanno deciso di disobbedire al Partito. Per una volta ha vinto la salute e il benessere delle persone e non il business che sta dietro alla costruzione dei cosiddetti ‘termovalorizzatori’. Hanno perso le amministrazioni che ormai da quarant’anni intendono risolvere il problema della sovrabbondanza di rifiuti prodotti con un unico, ridicolo, anacronistico sistema: il fuoco.
Ancora poche settimane e toccherà invece ai fiorentini essere chiamati alle urne per esprimersi a favore o contro la tramvia in costruzione. In questo caso la situazione è più complessa perché la genesi di questo referendum è profondamente diversa da quello campigiano. I cittadini non sono mai stati informati a sufficienza su cosa significhi questo progetto per la città di Firenze e ora il sindaco Leonardo Domenici ha voluto trasformare il tutto in un referendum politico sulla sua persona: chi vuole la tramvia è di sinistra, chi non la vuole è di destra. Troppo facile. I fiorentini sono per fortuna abbastanza intelligenti da non sopportare un appiattimento culturale del genere su un tema che invece merita di essere approfondito e capito fino in fondo.
Tentiamo in queste righe di spiegare come per noi sia assurdo sostenere la posizione di Domenici, ma anche come sia irrazionale collocarsi a fianco del consigliere comunale dell’Udc Mario Razzanelli che ha promosso il quesito referendario.
Siamo per il trasporto pubblico locale contro il traffico privato. Per questo siamo a favore della costruzione di linee tranviarie che possano semplificare la vita a decine di migliaia di cittadini quando si spostano da una parte all’altra della città. Il tram è un mezzo poco inquinante, non produce direttamente polveri fini, è silenzioso e nelle città dove è presente assorbe una buona parte della mobilità cittadina. Ha il grande merito di togliere fisicamente dalle strade centinaia e centinaia di automobili. Però la tramvia che piace al sindaco è stata progettata male e i lavori vengono portati avanti peggio. Il referendum è stato trasformato in un ricatto politico e noi allora non ci stiamo.
Il tracciato è quello progettato per la metropolitana sotterranea che poi non venne mai costruita. Chiunque è in grado di percepire una certa differenza tra un mezzo leggero di superficie e un treno sotterraneo, la nostra amministrazione no. Durante la cantierizzazione non sono stati minimamente considerati i danni all’ecosistema esistente né è stata fatta la Valutazione di Impatto Ambientale che potuto prevedere e prevenire molti dei problemi poi verificatisi. Si è preferito distruggere centinaia di alberi secolari piuttosto che salvaguardare la loro esistenza studiando modalità progettuali diverse. I Comitati dei cittadini sorti lungo il tracciato denunciano giustamente come la tramvia sia stata concepita per entrare in conflitto col mezzo privato senza nessuna seria misura di carattere preliminare: studio dei flussi, circolazione locale, parcheggi, efficaci interventi sulle infrastrutture esistenti, seria previsione di un sistema integrato di mobilità. Ulteriori dubbi riguardano la sostenibilità economica dell’operazione e la capacità tecnica del Comune al momento della stipula del contratto di project financing. I risultati progettuali, esecutivi ed economici della Linea 1 (quella quasi terminata che unisce Santa Maria Novella a Scandicci) sono preoccupanti e tali da suggerire la massima cautela. Sotto accusa anche la spesa complessiva: in tre anni i costi della Linea 1 sono raddoppiati; già oggi per le Linee 2 e 3 sono aumentati di 70 milioni solo per le varianti richieste dal Comune stesso (ma non ci poteva pensare prima?), mentre per ogni anno di ritardo l’amministrazione pagherà 750mila euro di penale. Da parte del Comune l’informazione sullo stato di avanzamento dei lavori è sempre stata parziale e deficitaria. Solo grazie all’insistenza dei cittadini, organizzati per saperne di più, alla fine sono saltate fuori le carte progettuali, spesso incomplete e poco chiare.
Infine, ed è forse la cosa più grave per la tenuta della democrazia nella nostra città, il sindaco Domenici ha permesso l’identificazione da parte dei vigili urbani di quei cittadini che assistevano al consiglio comunale sulla tramvia, e ha avallato l’intervento della Digos e delle forze dell’ordine in assetto antisommossa per far procedere i lavori all’interno dei cantieri in viale Morgagni. Fatti gravi, intimidazioni forti, avvenute mentre la magistratura stava raccogliendo le denunce dei cittadini per l’abbattimento sconsiderato di interi filari di piante. Ricordiamo che il programma dell’Unione (e il sindaco ne fa parte) prevede che le opere pubbliche di grande impatto non devono essere imposte bensì realizzate con il consenso delle popolazioni. Come non ricordare allora le parole di Alex Zanotelli all’ultima Marcia per la giustizia: “Non fidatevi degli amministratori quando vi dicono che tutto va bene, parlano per se stessi!”
Appare quindi chiaro che costruire la tranvia a Firenze è un impegno troppo grande per un’amministrazione comunale capace al massimo di cacciare i lavavetri dalle strade, sequestrare e far distruggere duecento coperte ai senza tetto o, quando si mette di impegno, perdere milioni e milioni di euro in project financing sbagliati come quello della Fortezza da basso (la Corte dei Conti sta comunque indagando). Per questo non appoggiamo la posizione di Domenici nel referendum di febbraio, anche se riteniamo giusto sostenere il trasporto pubblico locale. Non staremo perciò nemmeno con chi, come Razzanelli, dice no alla tramvia sognando un’invasiva metropolitana che permetta di conservare le strade per le automobili private.
Permetteteci quindi di mandare al diavolo questo referendum, che possiamo definire una sconfitta per Firenze sia nel caso che vinca il Sì, sia nel caso che sia il No a prevalere. Una sconfitta perché troppo ideologizzato, perché non è concesso nessun tipo di approfondimento che vada oltre la semplificazione voluta dal sindaco e dalla maggioranza che lo sostiene. Non ce la sentiamo quindi di essere complici di una cattiva pratica di governo che ormai da anni sta asfissiando Firenze. Non ce la sentiamo di far parte di un meccanismo che ha cancellato ogni tipo di agibilità politica per chi si ostina a voler ragionare sui problemi della città piuttosto che risolverli a colpi di dichiarazioni o con ultimatum farseschi e ideologici.

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  1. ruddyng

    facciamo aprire gli ochi a chi vota i partiti e listedipartiti
    un cittadino fiorentino che partecipa attivamente

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