23 settembre 2018

Più luce, più voce

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Qualche giorno fa un tribunale ha condannato un giornalista per avere infranto una legge. Fabrizio Gatti del Corriere della Sera si era finto un rumeno senza permesso di soggiorno per riuscire a entrare dentro il centro di accoglienza di via Corelli a Milano. Il racconto di quell’esperienza aveva portato alla luce una realtà sconosciuta e drammatica, fatta di soprusi e diritti negati ai danni di chi, clandestino o semplicemente straniero, non aveva i mezzi per “difendersi dalla legge”. Anche a seguito di questo reportage, il centro di via Corelli fu chiuso.
La sentenza che condanna Gatti per aver dichiarato il falso sulla propria identità ha fatto prevalere la norma penale sul diritto di cronaca. Non c’era altro modo per un giornalista di avere informazioni attendibili su quanto avveniva dentro il centro se non quello di entrarvi da clandestino e sperimentare sulla propria pelle cosa volesse dire questa condizione. Fabrizio Gatti peraltro non era nuovo a questo “metodo di lavoro”: nel ‘99 aveva attraversato la frontiera svizzera insieme a dei profughi kosovari (subendo anche per questo un processo e una condanna), e prima ancora aveva vissuto in baracca a Milano con dei muratori albanesi, da giornalista stavolta, accettato tra loro dopo lunga discussione grazie all’intercessione di un collega, che in Italia però faceva l’imbianchino. “Nel mondo non esiste un Pulitzer per chi favorisce l’informazione, i premi vengono dati ai giornalisti, in realtà andrebbero dati anche alle persone che hanno dentro di sé il vero valore dell’informazione, e questa è una di quelle persone”, ricorda Gatti. L’imbianchino-giornalista albanese aveva evidentemente ben chiaro il principio per cui chi è invisibile non ha diritti.
Venti giorni di reclusione sono una pena quasi simbolica per chi, c’è poco da dire, non è stato alle regole. Le regole, però, dovrebbero permettere a tutti di giocare. Invece così c’è chi è in panchina a vita e chi addirittura resta chiuso nello spogliatoio. Forzare la porta sarà forse illegale ma certo non è un’ingiustizia.

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