14 novembre 2018

Pisa, se è il Pd a sgomberare i rom

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Mercoledì 10 agosto, Pisa, riva dell’Arno alle spalle dell’ospedale, otto del mattino. I carabinieri presidiano, la polizia municipale detta il lavoro di due ruspe: devono abbattere le baracche in cui da tempo vive una comunità rom composta da 20 famiglie. 88 persone, 30 sono minori. Di questi, la metà non ha neanche 10 anni. Le lamiere delle case improvvisate cedono sotto il peso dei bulldozer, tra le rovine anche la speranza di una vita migliore. A dar conforto un assistente sociale, l’aiuto sanitario è a opera di un’ambulanza della Croce Rossa. Non ce ne sarà bisogno, per fortuna. L’abbattimento dura poco, ciò che avviene dopo molto di più: gli ex abitanti dell’accampamento cercano di recuperare quante più cose possibili dalla loro vita del giorno prima.

Quello appena descritto è il primo effetto della direttiva per la sicurezza urbana di Pisa, emanata dal sindaco Pd Marco Filippeschi il 4 agosto scorso: basta nuovi nomadi in città. Il primo cittadino pisano non è nuovo a questo tipo di provvedimenti. Nel 2008, una sua ordinanza – poi dichiarata incostituzionale dalla Consulta – provocò uno scandalo mediatico, con il comandante dei vigili che venne registrato mentre rivolgeva frasi razziste agli sgomberati, invitati a trasferirsi (eufemismo) in un paese lì vicino. Due giorni fa, secondo quanto sostenuto dall’associazione “Africa insieme”, la situazione si è ripetuta, identica nella sua cruda drammaticità. Filippeschi è accusato di essere il mandante politico dell’operazione.

“Non solo il primo cittadino va apertamente contro il piano di accoglienza varato dalla Regione – hanno detto i volontari – ma fa peggio del sindaco di Roma Alemanno, che non si sogna di lasciare per strada famiglie sgomberate”. Accuse pesanti. Il sindaco di Pisa, però, le rispedisce al mittente. “Ma quale sceriffo – ha detto al Fatto Quotidiano – , noi facciamo la nostra parte nelle politiche d’accoglienza, ma serve un programma di equilibrio sostenibile. Non è possibile che Firenze, con i suoi 250 mila abitanti, ospiti circa 2 mila irregolari e noi, che abbiamo solo 91 mila residenti, ne dobbiamo tenere quasi mille. Serve una politica di rimodulazione delle presenze: questa gente deve essere distribuita in tutta la Toscana, non solo in due, tre città”.

Eppure, il presidente regionale Enrico Rossi – pisano anche lui, nonché compagno di partito di Filippeschi – aveva ordinato di non volere più sgomberi. “Abbiamo un protocollo d’intesa con la Regione – ha detto il sindaco – per la riduzione del numero di rom in alcune città e il conseguente spostamento in altre zone della Toscana. Pisa è tra le prime realtà in Italia in termini di accoglienza, è vergognoso farci passare come maglia nera dell’ospitalità.

Il campo sgomberato continuava gradualmente ad affollarsi, sarebbe stato impossibile garantire la sicurezza e prevenire drammi per questa povera gente che, voglio ricordarlo, era stata già avvisata dieci giorni fa di questa nostra azione”. Al netto della dialettica, la realtà è nei numeri. Degli 88 rom sgomberati, 45 hanno accettato il programma di rimpatrio volontario: mille euro e buoni pasto per ritornare nei paesi di provenienza. E gli altri? “Saranno segnalati all’assessorato al Welfare della Regione, che troverà loro una sistemazione” fanno sapere dalla Società della Salute, che si occupa dei servizi sociali di 10 comuni toscani, tra cui Pisa.

Quanto ci vorrà a “trovare una sistemazione”? “Tempi tecnici” risponde il sindaco. E nel frattempo, chi non può ritornare a casa sua perché non ha i requisiti per accedere al rimpatrio volontario dorme sull’erba, a due passi da dove viveva il giorno prima. Con un’unica differenza, sostanziale: un tetto, seppur malandato.

Fonte Il Fatto Quotidiano

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