17 novembre 2018

Pisa, niente acqua per "gli zingari"

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Riceviamo questa interessante segnalazione dalla lista “Una città in comune” presente in Consiglio comunale a Pisa.

Che fine ha fatto l’acqua pubblica a Pisa? Non è un mistero che – mentre altrove si inaugurano erogatori di acqua potabile nei parchi e nelle strade, a disposizione di tutti i cittadini – nella nostra città è sempre più raro trovare una fontana dove potersi rinfrescare o dissetare. Molte fontane storiche, anzi, vengono letteralmente piombate: ne è un esempio quella in via di Putignano, la cui chiusura ci è stata segnalata da molti cittadini.

Abbiamo chiesto informazioni agli uffici comunali, per sapere chi avesse la responsabilità della gestione e quali fossero le motivazioni per cui si privavano i cittadini di un servizio pubblico. Gli uffici hanno fornito una risposta celere e precisa alle domande poste. Riportiamo uno stralcio saliente della sbalorditiva mail che abbiamo ricevuto:

“…mentre per quanto riguarda la fontana di via Putignano 21 è stata richiesta la cessazione nel 2009 perché ci andavano a prendere l’acqua gli zingari.“

Apprendiamo dunque, da questa mail, che vi sono categorie di cittadini – i rom – che non devono utilizzare un servizio pubblico.

Nessuno nega che in questo momento il quartiere di Putignano sia attraversato da conflitti (a volte strumentalizzati da alcuni gruppi politici): ma è opportuno ricordare che chi toglie diritti a una specifica categoria, finisce per toglierli a tutti. E questa piccola vicenda ne è una dimostrazione: l’acqua, risorsa vitale e irrinunciabile, il cui accesso deve essere equamente garantito in quanto estensione del diritto alla vita contenuto nella Dichiarazione Universale dei Diritti, è stata negata a tutti i cittadini per impedire che un particolare gruppo di abitanti del quartiere la utilizzasse.

E chi sono questi zingari? Sono persone, adulti e bambini, che risiedono da tempo nel quartiere, dove hanno acquistato dei campi per vivere. Persone che hanno diritto, come tutte le altre, di utilizzare un servizio pubblico. Cosa ha prodotto la chiusura della fonte? L’esigenza primaria di bere, lavarsi e cucinare si è semplicemente spostata nella piazza centrale del quartiere.

Abbiamo verificato la chiusura di altre fontanelle in città e cominciamo a chiederci se ci sia una unica ragione a queste chiusure.

È bene ricordare al Comune che la chiusura della fontanella costituisce un atto di palese discriminazione. La legge italiana (Art. 43 e 44 del Testo Unico n.286/98) definisce come discriminazione “ogni comportamento che, direttamente o indirettamente, comporti una distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l’ascendenza o l’origine nazionale o etnica, le convinzioni e le pratiche religiose”

Chiediamo al Sindaco e alla Giunta se la risposta fornita dagli uffici corrisponda alla posizione ufficiale del Comune. Se così non fosse, chiediamo che la fontanella sia immediatamente riaperta all’uso di tutta la cittadinanza. Diversamente, saremmo in presenza di una grave discriminazione, che colpisce un gruppo e, contemporaneamente, priva l’intera cittadinanza di un servizio essenziale.

A questo link è possibile leggere l’interpellanza che abbiamo presentato.

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