Pisa, hanno dato fuoco al centro sociale Newroz. Comune assente

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di Alberto Zoratti da Pisa

Ore 12, 30 circa del 28 aprile. Via Garibaldi, a venti minuti a piedi dalla stazione ferroviaria, in pieno centro città. Il lavoro da fare non è molto, basta forzare la porta, spaccarne i battenti, accumulare materiale infiammabile in un angolo del bar e dare il via all’innesco. Bastano pochi minuti, giusto il tempo per scappare impuniti, per lasciare il fuoco al suo lavoro di sempre: bruciare, cancellare e distruggere, ma con il chiaro obiettivo di avvertire, intimidire, fermare.

Non siamo a Scampìa, in un’ordinaria azione di camorra, né a Imperia, dove la N’drangheta ha da tempo messo radici. Ma a Pisa, a poche centinaia di metri dai Lungarni, e l’obiettivo dell’azione è stato il Newroz, storico centro sociale antagonista, e tutte le sue attività di mobilitazione sociale e di lotta al degrado. Come tante realtà territoriali, a cominciare dal Municipio dei Beni Comuni e dal progetto Rebeldìa, il Newroz è in prima linea contro la speculazione, il consumo di suolo, l’emarginazione sociale. Con le sue forme, i suoi linguaggi e le sue pratiche ha rappresentato e rappresenta uno spazio liberato a Pisa, che ospita, tra le altre cose, un mercato contadino ed il Gruppo di acquisto solidale omonimo.

L’incendio del Newroz può avere molti padri. Tra questi di certo possono essere considerati tutti coloro che vedono le città e il cemento come occasioni di speculazione, che rapinano le comunità locali di spazi sociali per svenderli al mercato immobiliare. Non siamo a Scampìa, ma la primogenitura di un simile atto potrebbe non essere tanto diversa da quella che si legge in tante pagine di cronaca dal profondo Sud e dal profondo Nord. Non è la prima volta che accade, sebbene non con questa magnitudine. Si va dalla bomba carta esplosa nel 2008 nello spazio del centro sociale in pieno venerdì pomeriggio, quando all’interno c’erano molte persone, tra cui diversi bambini, venuti a visitare il mercato contadino. Per arrivare alle minacce, molte volte velate, collegate all’attività del collettivo.

L’incendio è stato arginato ed alla fine ha distrutto solamente (si fa per dire) il bar, lambendo solamente l’archivio e le altre zone. A fianco del Centro sociale ci sono alcuni appartamenti occupati, dove gli abitanti utilizzano normalmente le bombole di gas per cucinare e scaldare l’acqua. Se due ragazzi non si fossero accorti delle fiamme che uscivano dal Newroz, e se i soccorsi non fossero arrivati in tempo, forse in questo momento ci troveremmo davanti ad una tragedia. E a guardare le case che stanno di fronte, dall’altra parte della stretta via Garibaldi, ci si rende conto che cosa si è rischiato.

Alle 17 di oggi è convocata un’assemblea cittadina. Per dare voce e spazio pubblico alle tante persone che, già dal primissimo pomeriggio, sono andate ad esprimere solidarietà al Newroz dato alle fiamme. Tra tutte queste, in verità, mancava un qualsiasi referente della maggioranza in Comune, sindaco Filippeschi in testa. Non s’è fatto vedere nessuno da palazzo Gambacorti. Forse la domenica, forse il ponte festivo, ma l’impressione è che per certa politica il Newroz, ed un attentato doloso di tali proporzioni in una città piccola come Pisa, non valgano bene una messa. Per opportunità elettorale. O forse per opportunismo.

Fonte: Comune.Info

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