Piccole resistenze

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“Cancun ore 14, 50. Gli ambasciatori di Kenya, Senegal ed Uganda hanno appena dichiarato che il vertice è fallito. C’è frenesia ed incredulità. Tra un’ora il WTO dovrebbe chiudere la conferenza. L’accordo non c’è.” Con questo breve lancio il 14 settembre scorso il blog della Campagna lillipuziana “Questo mondo non è in vendita” annunciava il fallimento della V ministeriale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. “Un’altra Seattle” avrebbe titolato il giorno successivo tutta la stampa mondiale. Ma a differenza di quanto avvenuto nel novembre del ‘99 questa volta si poteva parlare apertamente di un successo congiunto dei paesi del Sud del mondo e della società civile internazionale.
La grande novità che arriva da Cancun è la chiara capacità di connessione in un’unica azione politica che i delegati dei paesi più poveri aderenti al G21 sono stati in grado di realizzare insieme ai movimenti sociali internazionali per un commercio equo a favore dei poveri, contro gli interessi corporativi delle grandi aziende del Nord del mondo. È una tappa di un lungo percorso iniziato negli anni Settanta, quando le prime organizzazioni di commercio equo e solidale hanno promosso una produzione eticamente sostenibile, impegnandosi e lavorando assieme alle comunità sudamericane, asiatiche, africane. Quasi trent’anni in cui si sono stretti legami che nel tempo si sono consolidati in una rivolta comune al pensiero unico ispirato al liberismo.
E allora come non accorgersi del valore politico che deriva anche delle tante piccole prassi quotidiane promosse e sostenute all’interno del quartiere delle Piagge? Prendiamo il GASP ad esempio, ovvero il Gruppo di Acquisto Solidale nato presso il Centro Sociale Il Pozzo dall’impegno di un gruppo di abitanti del quartiere. Famiglie, giovani e meno giovani che con cadenza periodica acquistano prodotti provenienti dal circuito del Commercio Equo e Solidale (COMES) o che arrivano alle Piagge direttamente dalle piccole cooperative agricole toscane che fanno del biologico la loro scelta vincente. Se i paesi del Sud del mondo a Cancun sono riusciti a rifiutare con dignità il piatto di lenticchie offerto loro da Stati Uniti ed Unione Europea lo hanno fatto anche grazie al sostegno di comunità come quella delle Piagge che, con il loro lavoro quotidiano sul fronte della ricerca e della sperimentazione verso “un mondo migliore”, sono parte attiva di quella costellazione di Ong, associazioni e movimenti che lo scorso 16 febbraio il New York Times ha definito la “seconda superpotenza dopo gli USA”.
Informarsi, comprendere le dinamiche dell’economia mondiale, favorire i contadini che si auto-organizzano in comunità, ecco il forte senso politico che si realizza acquistando i prodotti del commercio equo e solidale. Un settore economico che permette ai cittadini/consumatori di poter compiere delle scelte etiche e politiche tutti i giorni, facendo la spesa in un maniera critica e non passiva. Un settore in crescita, come testimonia anche il recente successo di Equofesta, la prima fiera toscana del COMES, che è praticato secondo una recente ricerca dal 23% degli italiani. Persone che con molta umiltà vogliono tornare protagonisti delle loro scelte per promuovere opportunità di sviluppo e migliorare le condizioni di vita dei popoli del Sud. Donne e uomini che vogliono sperimentare nuovi modelli di sviluppo economico nel rispetto della dignità dei lavoratori e della natura. Persone che grazie al lavoro capillare svolto nelle comunità ma anche insieme alle istituzioni – è noto ad esempio l’impegno della Regione Toscana per arrivare ad una certificazione etica della filiera produttiva del nostro territorio – vogliono cambiare un sistema economico ingiusto. Impegnandosi a Cancun, in Brasile, in Nicaragua, ma anche nella bottega sotto casa.

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