Piano guida, cosa sarà

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Una nuova arteria, spezzata, non veloce, che sorgerà dal collegamento dei tratti esistenti con piccoli tratti nuovi. E poi gli interventi “ambientali” che dovrebbero trasformare Le Piagge in un quartiere di richiamo: i due nuovi ponti sull’Arno, uno pedonale all’altezza della Sala e un altro alla Nave di Brozzi, aree sportive (fra le quali un centro ippico e un campo da golf) e giardini, per regalare ai cittadini giornate felici nelle nuove verdissime Piagge.
Dopo tanto parlare del suo progetto l’architetto Giancarlo De Carlo, incaricato dal Comune di Firenze di redigere un piano guida per il quartiere, si è presentato nella struttura polivalente di via Lombardia per raccontarci la sua idea di riqualificazione. Lo affiancavano i suoi collaboratori e non mancavano, a pochi giorni dalle elezioni, l’assessore alle politiche per la casa Tea Albini e la presidente del Quartiere 5. Tutt’intorno sulle pareti mappe e disegni e sullo sfondo perfino uno schermo dove vengono proiettate foto virtuali del “nuovo paesaggio delle Piagge”; consueta colonna sonora, il rumore assordante degli aerei in arrivo o partenza da Peretola.
Parlano molto i relatori, e si soffermano su alcuni particolari, ma in realtà non è tutto così chiaro; anche perché, come ci spiega l’assessore Albini:”questo è solo un piano guida, starà poi all’amministrazione comunale decidere quali sono gli interventi da apportare, anche in base al budget a disposizione”. De Carlo ringrazia anche il nostro “giornaletto”, così l’ha definito, che nel numero di marzo lo aveva definito un “pioniere della partecipazione” e gli aveva dedicato una splendida citazione in copertina.
Alla fine si capisce che il progetto non prevede grandi edificazioni, fra le quali però si segnala un ulteriore albergo vicino al viadotto dell’Indiano, del quale facevamo volentieri a meno. Di sicuramente positivo c’è la trasformazione dell’inceneritore: la struttura sarà riciclata come “centro internazionale di ricerca sull’ambiente”. Il resto è tutto da valutare, partendo dalla constatazione dell’architetto genovese che individua una delle difficoltà più grandi delle Piagge nel “basso potenziale di comunicazione tra i gruppi umani che vivono nelle sue diverse parti, sorte in modo piuttosto casuale”.

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