Piano strutturale: ecco la Città/Paesaggio, europea ed ecologica, del professor Pizziolo

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Le Oasi urbane proposte da perUnaltracittà

di Alberto Latu per l’Altracittà

E’ ormai vicino il momento in cui Firenze adotterà il suo Piano Strutturale: non si tratta solo di qualche modifica alla mobilità o di qualche infrastruttura ma di un vero e proprio cambiamento radicale che segnerà la vita sociale della città per i prossimi 50 anni. Al momento, i e della valutazione integrata pubblicati on line nel sito del comune: due testi molto corposi e a tratti difficili da capire. Le denunce di un mancato coinvolgimento (reale…) dei fiorentini non saranno certo attenuate dal town meeting dell’8 luglio nel quale 150 cittadini verranno estratti a sorte e, senza alcuna conoscenza tecnica, parteciperanno ad un’assemblea che deciderà del futuro di Firenze e dei suoi abitanti.

Tra chi denuncia la partecipazione negata c’è anche il professor Giorgio Pizziolo, docente di Analisi e pianificazione territoriale presso la facoltà di Architettura di Firenze, da sempre attivo politicamente nella difesa del territorio. Secondo il professore un altro grave limite del documento di avvio è il fatto che sia “in continuità con il Piano adottato dalla giunta precedente” e che “se ne percepisce acriticamente la parte conoscitiva commettendo l’errore di non elaborare una sintesi critica ed interpretativa capace di rilevare ed evidenziare le crisi della città di Firenze”. Per riempire questo vuoto di prospettive insomma, si è costretti ad improvvisazioni e decisioni incontrollate, come testimoniano i casi dell’area di San Salvi e del mercatino etnico sul lungarno. A fronte di ciò è necessario, secondo Pizziolo e la lista di cittadinanza perUnaltracittà di cui fa parte, un “Processo urbanistico partecipato per fare di Firenze una città ecologica e sostenibile di livello europeo”.

Quest’operazione passa per tre indirizzi: la denuncia e il contrasto rispetto ad ogni azione distruttiva e di aggravamento del già alterato sistema della città; la costruzione di un obiettivo alto, di livello mondiale e la promozione di “fuochi” ambientali sociali ed urbani per attivare le trasformazioni radicate sul territorio e formare così delle Oasi per la rinascita del tessuto sociale urbano e ambientale della città.

Andando sul concreto, ciò che propone Pizziolo non è un Piano alternativo ma l’insieme di “elementi teorici e concreti, dai quali partire per attivare un processo partecipato di rinnovamento della città non improvvisato o estemporaneo”. Uno dei criteri di riferimento è sicuramente l’idea della Città/Paesaggio che il professore descrive come “una versione contemporanea, ecologica ed olistica della città e del suo territorio. A Firenze, questo passa per una riscoperta dell’Arno e dei suoi affluenti, delle colline, dei verdi storici, residuali e rurali, nonché degli spazi per un riuso ecologico della città”. Per quanto riguarda la mobilità il concetto di riuso è traducibile nell’ipotesi di una “mobilità pubblica su ferro, leggera, che usufruisca dell’infrastruttura ferroviaria gia esistente”. Poi c’è il centro storico per il quale urge un suo ripopolamento umano stabile e che non potrebbe non essere il “grembo della rinascita della città”. Le oasi di cui abbiamo parlato precedentemente, grazie ad una riqualificazione partecipata e vivente in ogni quartiere, diventerebbero dei “motori di promozione del risanamento di un processo che arrivi fino alla ricomposizione di un quadro organico delle periferie fiorentine”.

Firenze può diventare una grande “Area metropolitana, non gerarchica, impostata sull’idea di Città/Paesaggio, dove le aree ancora non edificate vanno a costituire una sorta di tessuto ambientale connettivo di un grande sistema ecologico”. E’ ciò che Pizziolo descrive con la metafora della funzione del mare in un arcipelago di insediamenti abitati che unisce, da vita e significato ad un organismo di monti, fiumi, pianure, e centri abitati, connessi da una mobilità pubblica a basso impatto e a costi contenuti, nonchè da flussi ecologici e di comunicazione sia naturali che umani.

L’aspetto che salta più all’occhio nelle idee di Pizziolo è la continua richiesta di partecipazione dei cittadini, il loro coinvolgimento non solo nella difesa del territorio dai speculatori ma anche nella proposta di una Firenze/Paesaggio, ecologica ed europea che sappia sfruttare le potenzialità dell’ambiente circostante e che sia sopratutto a servizio dei fiorentini e non del costruttore di turno.

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