Piano Strutturale. De Zordo vota contro: 2 milioni di metri cubi di troppo. E non solo.

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De Zordo: “Manca un disegno di città”. 2 milioni di metri cubi in più
Piano Strutturale. “Voto contrario, ecco le motivazioni”
La Pira affidò l’assessorato all’urbanistica a Edoardo Detti, Renzi lo tiene per sé. E questo qualcosa vuol dire.
“Esprimo un voto contrario al Piano Strutturale in approvazione per motivi di metodo e di merito”. Così Ornella De Zordo di perUnaltracittà è intervenuta nel Consiglio comunale dedicato all’approvazione del Piano Strutturale di Firenze. Nel metodo il Piano ha ignorato il contesto territoriale metropolitano in cui la città è inserita. Basti pensare che non considera affatto il processo in corso nell’area Nord-Ovest limitrofa al Parco della Piana. Inoltre i tempi ristrettissimi non hanno consentito di approfondire e valutare le tante Osservazioni che avrebbero potuto migliorarlo, né si è attivata quella partecipazione di cui a parole l’amministrazione si è vantata. Nel merito manca un’idea di città; si prevedono più di due milioni di metri cubi di nuove costruzioni e si consente consumo di nuovo territorio, anche nelle fasce pedecollinari”.
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La lista di cittadinanza perUnaltracittà ha approfondito il documento di Piano attraverso gruppi di studio, confronti pubblici, convegni e pubblicazioni. Ha presentato 38 Emendamenti in fase di adozione e 17 Osservazioni; nella sostanza le proposte più significative non sono state recepite.

Incremento dei volumi presenti negli interventi previsti dal nuovo Piano Strutturale:
440.000 mq.= Lottizzazione Castello
40.000 mq.  = Aree ferroviarie
8.000 mq. = Stazione S.M.N.
92.000 mq. = Superfici residue PRG
16.200 mq. = Superfici PRG servizi privati
15.000 mq. = Bonus edifici incongrui
67.000 mq. = Bonus recupero edifici esistenti
678.200 metri quadrati equivalenti a 2.000.000 metri cubi aggiuntivi (come 5 nuovi Palazzi di Giustizia)

SCHEDA 1 – Le carenze del Piano
Il Piano Strutturale sta ai Regolamenti urbanistici come la Costituzione alle leggi ordinarie. Cioè, il Piano Strutturale detta i principi, disciplinati poi dai Regolamenti. Il Piano fiorentino dedica invece decine e decine di pagine alla mobilità mentre compito del Piano strutturale sarebbe delineare un ritratto della città attuale per la messa a punto del disegno futuro della città, dei suoi edifici, dei suoi luoghi di produzione, dei suoi giardini e della sua campagna, nonché (come dice la Legge urbanistica regionale 1/2005) definire gli elementi da sottoporre a tutela (le cosiddette invarianti strutturali). Servono perciò disegno futuro di città e campagna e tutela, non strade e lottizzazioni.
Inoltre, considerato il panorama disciplinare urbanistico contemporaneo, il Piano è considerato da molti urbanisti che lo hanno approfondito culturalmente nullo per vari motivi:
individua erroneamente le invarianti strutturali come grandi zonizzazioni e non come caratteri ed elementi identitari, regole evolutive, principi generativi…, e resta nel solco dell’urbanistica dello zoning (antiquata, ha dato i risultati che vediamo nella penisola);
definisce senza un criterio intellegibile le UTOE (Unità Territoriali Organiche Elementari) su cui si impernia il dimensionamento;
non definisce i tempi e i modi della costruzione dei volumi (compito del PS è anche determinare la scansione temporale dello scomputo dei metri cubi consentiti, da disciplinare nei regolamenti urbanistici che seguiranno il PS);
demanda inappropriatamente ai regolamenti urbanistici (o forse al mercato tout court?) la destinazione d’uso dei grandi contenitori e delle aree dismesse
non nega l’urbanistica contrattata (si veda il ricorso allo strumento della perequazione, che come noto non va necessariamente nella direzione del soddisfacimento dei bisogni pubblici);
non limita il consumo di territorio contravvenendo alla LR 1/2005, art. 4, c. 3, e al Codice dei beni culturali e del paesaggio, art. 135, c. 4, lett. c (cfr. accettazione passiva del piano per Castello, ecc.);.
Il Piano Strutturale, infine, non inquadra le attuali operazioni di “gentryficazione” del centro storico (pedonalizzazioni, esclusione del commercio di vicinato, etc.); a parole nel Piano Strutturale il centro inteso come vetrina della città sarebbe un risultato da evitare: «riportare le famiglie nel centro», dice il Piano, ma a vivere o a far compere? Manca per il centro un piano specifico mentre lo hanno, ad esempio, le vicine Bologna e Pistoia.

SCHEDA 2 – Ignorato il contesto metropolitano, a partire dal Pit e dal Parco della Piana
La precipitosa conclusione dell’iter di approvazione del Piano Strutturale con i tempi minimi concessi alla Commissione Urbanistica nella fase delle Osservazioni pone alcuni problemi non indifferenti.
Innanzitutto si è mortificata una fase importante di un atto che dovrebbe disegnare la città del futuro, e si sono sacrificati approfondimento, confronto di idee, verifica su temi importanti che molte Osservazioni, anche di notevole spessore, hanno posto.
Valga per tutte la corposa Osservazione della Regione Toscana, che è stata accolta in alcune parti, ma respinta in molte altre di grande rilevanza. Ad esempio la questione cruciale del dimensionamento del Piano: inserendo i dati reali come richiesto dalla Regione si sarebbe svelato il trucco di un Piano che è a Volumi zero solo nelle interviste del Sindaco. In realtà sono previsti più di due milioni di metri cubi di nuove costruzioni.
O ancora la fondamentale disciplina della trasformazione dei contesti urbani esistenti, centro storico in primis, che viene rimandata al Regolamento Urbanistico mentre sarebbe stato opportuno fornire indirizzi vincolanti fin d’ora. Ma anche la carenza nell’individuare azioni specifiche per la tutela e la valorizzazione del paesaggio è rimasta senza risposta adeguata. Argomenti importanti che avrebbero meritato un ben altro approfondimento.
Manca, inoltre, il necessario raccordo con quanto la Regione Toscana sta facendo in materia urbanistica con modifiche normative e di pianificazione di area vasta che dovrebbero essere tenute in considerazione anche se in itinere, per l’importanza che rivestono.
Innanzitutto sarebbe stato opportuno verificare la rispondenza del Piano ai principi di modifica della LR 1/2005 – Documento preliminare approvato dalla Giunta Regionale con Decisione n. 43 del 26 Aprile 2011, visto che è una revisione profonda della Legge urbanistica fondamentale.
Allo stesso modo sarebbe stato importante verificare le ricadute della variante al PIT (Parco della Piana), adottata in Giunta, mentre si è sottovalutato in una visione del tutto riduttiva il sistema di relazioni territoriali che la presenza del Parco determina anche con le aree contermini.
La Regione sta provvedendo anche in tempi strettissimi a innovazioni normative in applicazione del DL 13 maggio 2011 n. 70, relativamente alle modalità di trasformazione e riqualificazione architettonica e urbana delle aree dismesse e degradate. Questo atto sarà della massima rilevanza in quanto le indicazioni sulla trasformazione di tali aree, di basilare importanza nel disegno del futuro della città, sono colpevolmente eluse nel Piano Strutturale. Insomma, una compressione dei tempi che di fatto incide negativamente su uno strumento così importante.
Forse per poter annunciare per San Giovanni “Habemus Pianum”, con quel mito del “Fare” ripetutamente elogiato dal sindaco Renzi sottovalutando cosa e a come si fa. O forse per mancanza di sguardo verso l’esterno, verso gli altri soggetti istituzionali e no, questo Piano manca di una visione che collochi il territorio fiorentino all’interno di un’area più vasta, peccando di autorefenzialità.
In ogni caso, si tratta di un’occasione perduta prima din tutto per la città, oltre che per il contesto metropolitano.

Scheda 3 – Due milioni di metri cubi previsti per nuove edificazioni
Una valutazione comparata delle Osservazioni accolte e di quelle respinte porta alla conclusione che il Piano Strutturale controdedotto (compresi gli interventi del pacchetto nuove convenzioni) risulta più pesante di quello adottato, proprio nel gioco di negazioni e nuovi inserimenti delle Osservazioni stesse.
A fronte della negazione di molte richieste della cittadinanza attiva e delle valutazioni di vari tecnici e urbanisti (sui sistemi ecologici, sul centro storico, sulla mancanza di una analisi critica e di un disegno per la città, sui rapporti con l’area metropolitana e altre ancora) sono state soddisfatte esigenze speculative, a cominciare:
– dalle proposte di Ferrovie con l’introduzione di superfici a destinazione residenziale pari ad oltre 40.000 mq (Campo di Marte, Belfiore, Centrale del latte) e funzioni ricettive per 8.000 mq per la Stazione di Santa Maria Novella; verranno così occluse quelle aree già parco ferroviario, aree di respiro tra tessuti compatti, che sarebbero potute diventare il Parterre di Porta a Prato, i giardini di Belfiore e Santa Maria Novella, il Parco botanico degli scambi di Campo di Marte;
– dalla conferma delle volumetrie di Castello, per una superficie complessiva di 440.000 mq (nonostante che sia in corso un’indagine della Magistratura che potrebbe modificare gli accordi);
– dalla conferma dell’area di trasformazione del Meccanotessile, ignorando le prescrizioni urbanistiche pregresse e la reale natura dell’area trattandosi di una zona ceduta al Comune per la realizzazione del complesso residenziale ecc. ex Galileo ed ogni richiesta della cittadinanza per la salute e la qualità dell’intero quartiere. Intanto altri luoghi strategici per la città e i quartieri, come  Panificio militare, San Salvi, la  Manifattura Tabacchi, non sono tutelati nella loro potenzialità di uso ed utilità pubblica, fino a consentire piani attuativi in anticipazione del Regolamento Urbanistico. Tutti luoghi che la popolazione aveva proposto fino dai tempi della giunta Domenici di utilizzare come fattore di riequilibrio degli errori urbanistici pregressi e che invece si intende riconsegnare alla speculazione urbanistica;
– dalla conferma dell’uso improprio dei corsi d’acqua minori (Greve, Terzolle, Mugnone, Macinante) con interventi che negano il loro ruolo di elementi essenziali delle reti ecologiche. Pur affermando di voler promuovere una dimensione ecologica della città, sia i corsi d’acqua che alcuni piccoli lotti non edificati vengono tutti inesorabilmente in vario modo cementati;
– dalla conferma della devastante possibilità di intervenire con le opere “di servizio” nelle fasce pedecollinari, di cui la palazzina degli Assi è solo l’antipasto. Il degrado progressivo del paesaggio urbano collinare fiorentino è così assicurato.
Altro che Volumi Zero. Il Piano Strutturale, a dispetto dello slogan, «conferma il residuo del PRG per le aree non ancora attuate da destinare ad attrezzature sportive» (NTA, art. 30, c. 7). Si tratta di una fascia verde che, ereditata dal vecchio piano, cinge dappresso la città ma che in realtà prefigura ulteriori cementificazioni: le aree a verde sportivo infatti, come si legge nelle norme tecniche (confermate dal P.S.), sono «destinate agli impianti sportivi, coperti e scoperti, immersi nel verde che deve occupare almeno il 40% dell’area»: il 60% restante potrà dunque essere edificato. Sono possibili anche altri tipi di “attrezzature” come le villette del Ponte alla Badia, o il centro Prosperius a Camerata. Questo è il destino di aree di pregio ambientale e paesaggistico?
Occorre sostituire la cintura di “grigio sportivo” con una vasta corona agricola – perciò di totale inedificabilità – come soluzione semplice ed efficace per la tutela del paesaggio fiorentino.
Il Piano fiorentino si mostra indifferente alle problematiche metropolitane e a quelle del Parco della Piana, che dovrebbero fare riconsiderare l’intero disegno del Piano, specie sul fronte ovest che si continua a saturare fino all’ultimo campetto. Questa mancanza di progetto complessivo per la città si riflette nel vuoto di idee per il centro antico, lasciato all’improvvisazione e alla politica degli spot (vedi le ultime proposte per la Fortezza e il sottoterra del lago dei cigni).
Il Piano si mostra incapace di affrontare con visioni innovative e realistiche il tema della mobilità insieme alla mancanza di un disegno di città: manca un “piano del ferro” integrato tra il metrotreno, appropriate linee tramvie e navette. Mentre simmetricamente compaiono i parcheggi sotterranei nelle piazze e nel più famoso giardino storico privato, così come sotto ad altre aree alberate della città, a formare un sistema attrattore d’auto nell’area centrale.
Con le modifiche introdotte dalle Osservazioni accolte qualcuno potrebbe addirittura sostenere che il Piano Strutturale andrebbe riadottato, perché diverso da quello conosciuto dai cittadini, e perché le implicazioni urbanistiche generali non sono state chiarite.
Comunque non è certo divenuto strumento migliore di pianificazione del nostro territorio.

0 Comments

  1. piera codognotto

    grazie per lo splendido lavoro che fate.
    E’ enorme la fatica di contrastare un po’ l’arroganza di chi ci governa in questa città. E di informarci…
    Dopo di loro sarà ancora bella firenze? vivibile? passeggiabile?

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