21 novembre 2018

Piano Strutturale a Volumi Zero, De Zordo: "Ecco le nostre proposte in 38 punti"

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l'ultimo progetto per Castello

Presentati i 38 emendamenti elaborati da serif; color: #000000;”>“Gli emendamenti presentati al Piano Strutturale da perUnaltracittà tendono a rendere compiuti alcuni obbiettivi che il sindaco Renzi ha in più occasione dichiarato di voler conseguire con il nuovo Piano del territorio fiorentino. Tra questi il primo è quel ‘volumi zero’ che significa lasciare intatta la volumetria totale degli edifici oggi esistenti a Firenze, recuperare dove necessario e riutilizzarli aggiornando le funzioni sulla base dei bisogni della collettività.” Lo ha dichiarato Ornella De Zordo presentando oggi gli emendamenti al Piano strutturale elaborati all’interno del ‘Gruppo urbanistica’ di perUnaltracittà composto dalla capogruppo, da architetti, urbanisti e persone impegnate nelle tante realtà attive in città per la difesa del territorio.

Alla presentazione ha partecipato Alberto Asor Rosa, coordinatore della Rete dei Comitati per la difesa del territorio: “La filosofia che ispira il lavoro di perUnaltracittà sul Piano Strutturale è del tutto coerente con quanto la Rete dei Comitati ha promosso per il governo del territorio dell’intera Regione Toscana. Il caso del Piano Strutturale di Firenze va considerato come una grande opportunità per applicare quei principi che la nuova urbanistica ha ormai ben delineato e che si basano sull’uso attento delle risorse ambientali, culturali e territoriali. Gli emendamenti di perUnaltracittà contribuiscono ad andare in questa direzione: nella gestione del territorio Firenze potrebbe diventare una città vicina ad altre grandi esperienze europee se le proposte per rendere più rigoroso il Piano fossero accolte e applicate dalla presente amministrazione.”

Il Gruppo urbanistica di perUnaltracittà che ha lavorato agli emendamenti è composto dagli architetti e urbanisti Antonio Fiorentino, Daniela Poli, Daniele Vannetiello, Giorgio Pizziolo, Ilaria Agostini, Maurizio De Zordo, Roberto Budini Gattai. Per scarica il “Manuale d’uso per un Piano Strutturale partecipato, trasparente e a consumo di suolo zero” prodotto da perUnaltracittà l’indirizzo è www.perunaltracitta.org/images/pianostrutturale.pdf.

Ecco di seguito, punto per punto, i 38 emendamenti presentati oggi.

‘Volumi zero’ non corrispondono a 3,9 milioni di metri cubi – Nel nostro lavoro di analisi del Piano Strutturale licenziato dalla giunta abbiamo constatato che ben 1.3 milioni di metri quadrati sono invece previsti tra nuove costruzioni e recupero (per 3.9 di metri cubi); abbiamo pertanto presentato degli emendamenti che propongono una ‘cura dimagrante’ delle previsioni del Piano in modo che il piano sia accettabile dal punto di vista dell’effettiva sostenibilità ambientale e territoriale. E’ per questo che proponiamo il trasferimento delle superfici degli edifici incongrui (150.000) inserendole all’interno del recupero degli immobili esistenti e non come voce aggiuntiva (e senza il bonus del 10% in più come previsto); E’ per questo che proponiamo di non recuperare quei 92.000 mq di residuo del vecchio Piano Regolatore Generale che Renzi aveva detto di voler cancellare. E’ per questo che proponiamo di non arrotondare per eccesso le superfici degli interventi di recupero (altri 114.000mq).

Nel Piano si applichi il dichiarato ‘non-consumo di suolo’ – Altro principio dichiarato dal sindaco è il non-consumo di suolo, principio che non è in realtà applicato. Altri emendamenti che proponiamo riguardano proprio il controllo dei trasferimenti che devono poter avvenire, all’interno di un progetto complessivo di città e sulla base dei bisogni dei cittadini, solo da area di trasformazione ad altra area di trasformazione, evitando di occupare nuovo suolo, così come previsto nel Piano di Renzi. Non solo, ma riteniamo di dover escludere la possibilità che i servizi non realizzati possano essere monetizzati, perché questo comporterebbe un generale impoverimento della qualità dell’intero sistema urbano. E’ opportuno sottolineare che questi interventi, complessi da un punto di vista edilizio ed urbanistico, devono essere attuati solo mediante l’approvazione di un adeguato Piano Urbanistico, escludendo gli interventi diretti che potrebbero sottrarsi a qualsiasi tipo di controllo.
Nessuna sanatoria per gli obbrobri del passato. La discontinuità sia reale – La dichiarata discontinuità con passato deve essere misurata anche in relazione alla eventuale conferma dei Piani urbanistici già approvati. Facciamo riferimento al Piano di Castello, a quello di San Salvi, al completamento dell’ex area Fiat di Novoli, e altro: interventi controversi di cui spesso si è occupata la magistratura, che in città hanno sollevato forti contrasti e che non possono essere automaticamente inseriti nel nuovo Piano. Per evitare una sanatoria generalizzata di questi piani, è necessario che siano radicalmente aggiornati e subordinati a quelle scelte di compatibilità e sostenibilità ambientale di cui chiediamo a gran voce il rispetto. In questo senso gli emendamenti presentati costringono gli interessati a riaprire il dibattito su queste aree fondamentali per ridefinire la qualità della città.
Castello impatta per 1,4 milioni di metri cubi. Va rinegoziato – Non dimentichiamo il pesante impatto che questi piani avranno sia in termini di occupazione di nuovo suolo che di nuovi volumi da realizzare e che il Piano Strutturale, paradossalmente, considera già costruiti. E’ il caso del Piano di Castello con i suoi 1,4 milioni di metri cubi di edifici, che andrebbe rinegoziato nel rispetto delle previsioni di tutela delle aree verdi della piana e delle relative invarianti territoriali, del costituendo parco delle ville e giardini medicei e della sua integrazione con il sub sistema territoriale del fiume Arno, e, non ultimo, del Piano di rischio aeroportuale. Non dimentichiamo l’area di San Salvi, il cui Piano urbanistico, prevedendo residenze private di lusso, viola il Vincolo di tutela della Soprintendenza relativo all’unitarietà funzionale e storico/urbanistica del complesso e per il quale abbiamo chiesto la costituzione del Parco di San Salvi, per intero aperto al pubblico e alla collettività.
Nessun nuovo intervento a ridosso delle ferrovie. La strage di Viareggio insegna – Dopo il disastro di Viareggio è ancor più evidente che entro il limite dei 30 metri dalla linea ferroviaria si può solo provvedere alla manutenzione ordinaria degli immobili esistenti, non altro. L’emendamento che presentiamo serve per evitare che siano realizzati ampliamenti delle costruzioni esistenti in area ferroviaria o che si possa intervenire in regime di deroga. Analoga considerazione è da fare per le aree prospicienti l’aeroporto, per le quali il Comune deve provvedere ad elaborare il Piano di Rischio aeroportuale cui devono uniformarsi le nuove costruzioni e i piani urbanistici attuativi.

Rafforzare la tutela della aree di pregio storico e paesaggistico – Le aree particolarmente fragili da un punto di vista idraulico, quali gli alvei e gli invasi di fiumi e torrenti, e di pregio da un punto di vista storico e paesaggistico, quali le aree dell’arco collinare che corona la città, sono inserite tra le invarianti strutturali. Esse sono riconosciute come significativo elemento patrimoniale da sottoporre a tutela per garantirne lo sviluppo sostenibile. Gli emendamenti che abbiamo presentato si pongono l’obiettivo di rafforzare questa azione di tutela e salvaguardia nel tempo di questo patrimonio collettivo; essi tendono a impedire che, mediante una generica dichiarazione di “compatibilità paesaggistica”, queste aree possano essere oggetto di intensa edificazione privata e addirittura di ristrutturazione urbanistica.

Ospedali, carceri, scuole e uffici pubblici nuovi. Sì, ma recuperando le aree dismesse – Non solo, ma il Piano prevede anche la costruzione di strutture ospedaliere, carceri, strutture universitarie e scuole superiori, nonché centri sportivi e uffici di enti pubblici sovracomunali. Riteniamo che, se necessarie, tutte queste attrezzature possano trovare adeguata sistemazione nelle aree dismesse sottoposte a interventi di recupero e trasformazione, evitando l’ulteriore espansione dell’edificato e nuovo consumo di suolo e incrementando la dotazione di servizi delle varie Utoe.

San Salvi, un nuovo Parco per restituirlo alla città – L’area dell’ex complesso ospedaliero di San Salvi, di grande pregio storico e ambientale, deve essere sottratta alle mire speculative che vorrebbero trasformarla, in gran parte, in zona residenziale di lusso. Gli emendamenti che presentiamo sollecitano l’amministrazione a cogliere questa straordinaria occasione del nuovo Piano Strutturale per ridefinire il piano di San Salvi. Alla luce delle richieste che i cittadini e il mondo della cultura stanno esprimendo con sempre maggiore intensità e tenacia riteniamo che in quest’area si debba istituire un vero e proprio ‘Parco di San Salvi’, in cui la memoria dei luoghi, delle esperienze di esclusione e di sofferenza sociale, si intrecci con un rilancio delle funzioni sociali al servizio del quartiere e della città. Il Parco, con il suo eccezionale patrimonio naturalistico, potrà divenire una nuova centralità verde non solo dell’Utoe 2 ma di tutto il Quartiere 2, collegando organicamente quest’area strategica con le altre aree verdi del quartiere, dall’area di Settignano, al Parco del Mensola, dalle aree del Gignoro a villa Favard al parco fluviale dell’Arno ad est della città

Alta Velocità, il Piano ospiti la previsione del passaggio in superficie – Per quanto riguarda il passaggio urbano dell’Alta Velocità ferroviaria, il Piano Strutturale introduce alcune valutazioni critiche sulla soluzione scelta, il sottoattraversamento, ma che di fatto restano parole, limitandosi poi a dare prescrizioni sulle priorità reciproche delle diverse operazioni connesse. Secondo noi è necessaria invece, e possibile, ben altra radicalità nel far conseguire alla analisi delle criticità una disciplina si salvaguardia del territorio cittadino.
E’ ormai chiaro a tutti che l’intervento previsto, la realizzazione del tunnel sotto il tessuto urbano con nuova stazione sotterranea, comporta rischi enormi, impossibili da neutralizzare con sicurezza, per quanto riguarda la stabilità del terreno (e quindi degli edifici, compresa la Fortezza da basso) in fase di realizzazione, l’equilibrio della falda sotterranea con il pericolo di pesanti ripercussioni sulla tenuta del terreno anche a notevole distanza dal punto di scavo e per molto tempo, e per l’impatto pesantissimo dei cantieri che dureranno almeno una decina d’anni. Inoltre con questa scelta si concentrano in 7 km di galleria enormi risorse che potrebbero – tanto più in tempi di crisi – essere utilizzate per interventi in tutto il comparto del trasporto pubblico locale.
Quindi proponiamo di inserire nel Piano Strutturale la previsione del passaggio in superficie, che non incide affatto negativamente sulla possibilità di uso metropolitano dei binari esistenti, potendo provvedere ad aggiungere due binari – gli stessi aggiunti con il tunnel – in superfici a fianco dei binari esistenti, che si libererebbero ugualmente per altri usi. Stessa potenzialità, impatto e costi infinitamente inferiori.
Mobilità, due emendamenti su tranvia e passante urbano – Importanti sono i due emendamenti al Piano Strutturale sul capitolo della Mobilità: la tramvia e il passante urbano.

Tramvia: si propone un emendamento aggiuntivo al testo della Linea 5, proponendola come una priorità rispetto alla realizzazione della Linea 2 e della Linea 3, perchè la 5 rappresenterebbe di fatto un’alternativa nel collegamento fra le zone di Careggi, Novoli, Cascine, via Foggini, fino addirittura a Torregalli. Collegando la tratta da Morgagni-Dalmazia con Mariti-Redi-Cascine, si potrebbe modificare, radicalmente e con variante in corso d’opera, i tracciati della Linea 3 e della Linea 2, tagliando rispettivamente le tratte sia verso lo Statuto che verso la stazione SMN e interconnettendosi con la Linea 1.

Passante urbano: si propone un emendamento aggiuntivo al testo, quando viene indicato come non-previsione del Piano Strutturale e legato allo studio approfondito che dovrà chiarire la sua reale fattibilità. L’ipotesi del Passante deve essere presa in considerazione dopo il potenziamento del trasporto pubblico locale, con particolare riferimento al servizio ferroviario metropolitano, in modo da poterne meglio valutare gli effetti sulla mobilità cittadina e metropolitana. Si chiede quindi un rinvio della scelta sul Passante a tramvie e treni metropolitani progettati e realizzati, per poter valutarne meglio l’effettiva utilità e necessità nell’ambito della mobilità metropolitana.

Aree e contenitori dismessi – I contenitori storici e le aree industriali dismesse costituiscono l’occasione di ospitare i servizi e i giardini mancanti, ad uso di quartieri afflitti dalla monofunzione abitativa: la formula dell’80% di residenza e 20% di servizi non garantisce la pluralità delle funzioni di quartiere, ma certamente assicura la tenuta della rendita. Per questo abbiamo proposto in un emendamento come tetto massimo il 50% di residenza sulla cubatura finale.

Residuo PRG – L’emendamento sopprime la frase che recita “Il Piano Strutturale conferma il residuo del PRG per le aree non ancora attuate da destinare ad attrezzature sportive”; si intende così impedire la cementificazione di quella cintura destinata a verde sportivo che nel vecchio PRG cingeva la città: come è noto infatti, in tali aree i volumi da edificare possono coprire fino al 60% della superficie e trasformare così l’area verde in area grigia, aree in genere di pregio paesistico-ambientale, in posizione pedecollinare.

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