11 dicembre 2018

Piagge Mobili: l'educazione ai tempi di Internet e del cellulare

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un'intervista filmata col cellulare

Floriana Pagano per l’Altracittà

È difficile lavorare con i ragazzi, non è detto che ne abbiano voglia, tempo e, soprattutto, che si riesca a farli partecipare ad un progetto con  una qualche finalità “educativa”. L’educazione ai tempi di Internet, si potrebbe così riassumere l’idea concettuale di fondo, è stato invece il filo conduttore vincente di “Piagge Mobili”, laboratorio breve ma intenso che ha visto protagonisti un gruppo di ragazzi delle Piagge all’interno delle attività più generali svolte dal Progetto “Rete – Ragazzi e Territorio”. L’obiettivo di “Rete” è, da anni, quello di favorire, tramite attività socializzanti e laboratori ludici, artistici, creativi, la conoscenza dell’ambiente da parte dei ragazzi delle Piagge “per favorire migliori relazioni umane anche con gli altri abitanti del territorio”.
“Piagge Mobili”, nasce con lo stesso presupposto ma attraverso uno strumento che raramente va a braccetto con la didattica. Fabrizio Martini e Isabella Bruni, educatore e volto noto della Comunità di Base delle Piagge il primo, dottoranda in Scienze della Comunicazione la seconda, raccontano nell’ultimo giorno del laboratorio come è nato questo progetto. «Piagge Mobili nasce per cercare di non de-localizzare i ragazzi dal territorio delle Piagge e di far loro scoprire quali sono le risorse di questo quartiere». La partecipazione al laboratorio è stata aperta a tutti gli interessati. Successivamente si è formato un piccolo gruppo di circa dieci ragazzi di età compresa tra gli undici e i quattordici anni alcuni dei quali seguono anche altre attività del doposcuola piaggese.
Attraverso l’uso del cellulare, si possono fare molte cose interessanti e soprattutto divertenti per degli adolescenti: raccontare storie, raccogliendo gli sms inviati, fare fotografie, girare video, produrre materiali multimediali che, successivamente, possono essere diffusi, partecipati, condivisi da altri, soprattutto grazie all’uso dei diffusi social network. Ed ecco infatti il profilo su Facebook che si si chiama, per l’appunto, “Il Pozzo della Rete”.
Il presupposto vincente è stato proprio quello di “sfruttare” la grande familiarità che i ragazzi oggi hanno con queste tecnologie. Ma, “come sensibilizzarli ad un loro uso più utile?”. Una sfida certo non facile perché i ragazzi si annoiano facilmente e molti sono più avanti degli adulti rispetto alle potenzialità tecnologiche e multimediali. E, invece, le soddisfazioni sono state tantissime. Si scorge l’emozione dei due conduttori coordinati da Maria Ranieri, esperta di educazione ai media e docente a Scienze dell’Educazione dell’Università di Firenze ma si nota, soprattutto, l’interesse e il coinvolgimento dei ragazzi che hanno partecipato con le loro storie alla riuscita del  laboratorio. Si scherza e ci si prende in giro ma, sullo schermo, scorrono le loro foto, quelle scattate con i loro cellulari ed appaiono le Piagge, le strade, i cartelli, gli incroci poi le facce, il centro sociale. Tutti zitti, invece, quando Fabrizio fa partire il loro video, girato sempre con il cellulare, dove alcuni di loro hanno fatto gli attori, altri curato la regia.
La sfida è stata proprio questa: “quella di cercare di far lavorare i ragazzi sulla rappresentazione di sé” attraverso l’uso del cellulare che, con rapidità maggiore rispetto ad altri strumenti, ha costituito per tutti un mezzo attraverso il quale parlare soprattutto di sé. Dal punto di vista educativo, questo ha permesso di lavorare, oltre che sui contenuti dei vari racconti, anche sul tipo di scrittura che il cellulare inevitabilmente vincola. Lavorando sulla comunicazione, l’educazione ai media diventa lo strumento attraverso il quale si è cercato di valorizzare le capacità dei ragazzi in termini di crescita personale. E questa è sicuramente la sfida più grande per chi, oggi come ieri, si occupa di educazione.

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