Piagge, il microcredito per la spesa e i libri. Una lezione dalla periferia

image_pdfimage_print

Francesca Puliti dal Nuovo Corriere di Firenze

Firenze, 15 ottobre – E’ un giorno di festa, oggi, per le Piagge. Il Fondo Etico fondato da don Alessandro Santoro compie 10 anni e lo fa con una due giorni (oggi e domani) di musica, cene sociali, mercatini e attività con i ragazzi delle scuole. Nessuno però vuole fare semplicemente una festa di compleanno, ma “un momento di riflessione per tutta la città”, per usare le parole di don Santoro, un’occasione per aprire gli occhi su un modello di finanza alternativa che esiste, e gode di ottima salute, da due lustri. In 10 anni il microcredito delle Piagge ha elargito 150 prestiti, mettendo in circolo 315mila euro, più del doppio del capitale del Fondo Etico, che ammonta a 145mila. Soldi “veri”, ci tiene a sottolineare il parroco, non scritti su un pezzo di carta come avviene per gli istituti bancari. Moneta frusciante usata per pagare bollette, cure mediche, spesa al supermercato, libri scolastici. E restituita un pezzo per volta, magari dilazionando i tempi, ma tutta quanta. Il tasso di insolvenza, infatti, è dello 0,5%: praticamente niente. E poi, qui, questa parola acquista un altro senso. “Per noi si parla di insolvenza solo quando una persona scompare nel nulla – chiarisce don Santoro – in tutti gli altri casi, se qualcuno non ha modo di pagare una rata, si allungano i tempi del prestito o ci si viene incontro in altro modo”. Ma alla fine i conti tornano sempre. Questo grazie alla forte relazione interpersonale che sta dietro ad ogni operazione. Perché alla fine si tratta solo di gente che abita da queste parti e di modiche quantità di denaro: 2.600 euro al massimo per il mutuo soccorso, 7mila per avviare un’impresa. Inoltre, entro un anno la comunità ha intenzione di dare vita a una società di mutua autogestione (Mag) per supportare il Fondo Etico, che al momento si appoggia a una Mag di Reggio Emilia. Ma per farlo c’è bisogno di un capitale di 600mila euro. Più della metà dei soldi ci sono già, a partire da quelli del Fondo più 160mila raccolti e altri 40mila del Fondo Seme, attivo nel quartiere 2. A riempire le casse del Fondo sono i soci (153), con quote che vanno da 25 a 5mila euro. Un meccanismo in cui non si guadagna niente “se non in solidarietà e in relazioni umane”. Quelle che qui si costruiscono giorno dopo giorno, non solo attraverso il microcredito. La comunità è molto di più, di attività ce ne sono a bizzeffe, dal doposcuola per i ragazzi delle medie alle lezioni di italiano per stranieri, alla scuola informale per adulti. E poi ci sono i laboratori di cui si può anche vivere, come quello del recupero del ferro, dove si riciclano vecchi elettrodomestici, reti di letti, sedie. “Tutto materiale portato qui da chi ci conosce”, spiega Fabrizio, uno degli operatori sociali, mentre una donna che si occupa della cucina lo rimbrotta per quanto “rompe le scatole” quando vanno a fare la spesa. Sono una trentina le persone che lavorano qui, svolgendo varie mansioni, persone che imparano un mestiere e nel mentre mettono da parte qualche soldo. “La nostra filosofia non è quella di elargire aiuti – sottolinea Fabrizio – ma quella di fare”. Più di un centinaio, invece, i volontari che ruotano attorno alla comunità. Stasera a partire dalle 19 all’apertura della festa a base musica di De André saranno molti di più, c’è da scommetterci.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *