Piagge, ecco come "ridare dignità" a un quartiere difficile

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di Jacopo Menichetti

Un quartiere pieno di etichette, quello delle Piagge. Zona di frontiera, ghetto, quartiere-dormitorio. Definizioni vere in parte, ma che da sole non bastano a spiegare la realtà di questa area della periferia nordovest di Firenze. Incastrate tra il Ponte all’Indiano, l’autostrada A1, la via Pistoiese e la ferrovia, le Piagge scontano fin dalla loro nascita negli anni Ottanta un certo isolamento dal resto della città. Un’idea di estraneità presente ancora oggi, se è vero che per andare in centro o anche solo arrivare in Piazza Puccini, si sente dire: “Vado a Firenze”.

piagge-dallaltoQuando furono costruite le prime “navi”-come sono chiamate le case popolari che rappresentano il cuore del quartiere- le persone che vennero a viverci si ritrovarono in una zona del tutto priva di servizi e infrastrutture. “Le Piagge non era un quartiere, non era niente”, ricordano alcuni abitanti della prima ora. “Adesso la situazione è un po’migliorata, ci sono la fermata del treno, la Asl, il centro commerciale e vari altri negozi. Ma le difficoltà non mancano e non tutti i problemi sono risolti”. Carenze che permangono nonostante le forti necessità di una zona molto popolata, con i suoi diecimila residenti racchiusi in una striscia di territorio piuttosto stretta.

Ascoltando gli abitanti si sente parlare poi dell’inquinamento, qui più elevato che altrove, delle zone del quartiere che versano in stato di abbandono, del rumore degli aerei che vanno e vengono da Peretola volando bassi sopra i tetti “e che a volte ti costringono a interrompere la conversazione”. E delle difficoltà di tutti i giorni, in una parte di Firenze dove il reddito medio è tra i più bassi, il tasso di disoccupazione e di dispersione scolastica tra i più alti, mentre sono diffusi i problemi legati all’uso di sostanze stupefacenti e ai reati come furto, piccolo spaccio, truffa. Ce n’è quanto basta per confermare quelle definizioni negative che spesso non vanno troppo giù a chi abita da queste parti.

E tuttavia proprio in un quartiere così “difficile”, come spesso viene pensato, possono nascere esperienze animate dal desiderio di risolvere disagi così complessi. È il caso senz’altro della Comunità fondata da don Alessandro Santoro e da altri abitanti del quartiere, con lo scopo di “ridare dignità al territorio e a chi lo abita e prendere coscienza del fatto che un cambiamento è possibile”, come ci spiega il giovane prete. Spesso al centro di polemiche per le sue prese di posizione radicali, la comunità di base delle Piagge rappresenta comunque un importante punto di riferimento per molti. “In questi anni tante persone hanno deciso di dare una mano, e sono nate esperienze importanti come il microcredito, due cooperative sociali, la scuola per adulti e quella per stranieri, perché l’istruzione è un aspetto essenziale”.

A proposito di istruzione, senza dubbio molte note positive vengono dalla scuola media del quartiere, la Paolo Uccello, annoverata tra gli istituti più problematici dal Ministero dell’Istruzione. È qui che ha sede il Centro Gandhi, uno dei centri di prima alfabetizzazione per studenti stranieri nati a Firenze alcuni anni fa. “La scuola dove si parlano tante lingue”, come la chiamano alcuni studenti, oggi rappresenta un modello positivo di istruzione interculturale.

Insomma, luci e ombre di un quartiere un po’nascosto della città, che fanno intravedere la gravità dei tanti problemi ma anche le energie per cercare di superarli.

[Fonte Corriere di Firenze]

0 Comments

  1. Maurizio

    Grande Jacopo! ma nell’articolo non fai menzione che tu sei un abitante delle Piagge, perché non scrivi anche sul’Altracittà? Maurizio

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