19 settembre 2018

Pestalozzi,morte annunciata

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Paradossi della realtà: in epoca Moratti, dove ad ogni contestazione o critica alla riforma si replica con le magiche parole Autonomia e Sperimentazione, proprio chi su queste ha fondato il proprio lavoro quotidiano sembra farne le spese. La Scuola-Città Pestalozzi rischia oggi non la chiusura ma l’assimilazione ad altri istituti che hanno storie, strutture e principi ispiratori diversi e tutto questo – a quanto pare – per esigenze di omologazione amministrativa. Una sorta di morte didattica annunciata.
Ma Firenze sembra far quadrato attorno ad un’esperienza che ha segnato profondamente il panorama scolastico del nostro paese e che, partendo da un’attività intimamente radicata al quartiere di Santa Croce, è stata in grado di proporre modelli pedagogici apprezzati ben oltre i confini nazionali.
Numerosi rappresentanti degli enti locali hanno espresso solidarietà alla Scuola-Città e stanno lavorando per trovare una forma giuridica, finanziaria e amministrativa che possa rendere visibile come la scuola Pestalozzi rappresenti un punto avanzato e sperimentale della pedagogia e della didattica in Italia, come insomma meriti lo status di progetto pilota.
Tra tanti provvedimenti della riforma che preferiremmo non vedere applicati, ci auguriamo che non sia proprio la valorizzazione delle buone pratiche a rimanere lettera morta.
La scuola-città fu fondata nel 1945 dai coniugi Codignola con lo scopo di intervenire su un’emergenza di disagio sociale: la dilagante povertà dei bambini del quartiere Santa Croce, uscito devastato dalla seconda guerra mondiale. Da questo bisogno così urgente nacque la scelta del tempo pieno: le porte della scuola si aprirono per accogliere, vestire e sfamare i più poveri. Il progetto pedagogico si ispirava ad un’impostazione etico-politica: la necessità di educare alla democrazia secondo i principi della partecipazione e della cooperazione. Nel corso del tempo Scuola-Città ha saputo rinnovarsi ed evolversi applicando sperimentazioni didattiche e le più moderne teorie linguistiche, in uno stretto intreccio con mondo dell’editoria e della ricerca universitaria. Restano punti saldi l’utilizzo della biblioteca scolastica anziché l’adozione del testo unico di classe, l’esperienza in prima persona, l’organizzazione dei cicli tale che i più grandi si trovino a insegnare ai più piccoli valorizzando il senso pedagogico dell’amicizia e della collaborazione, l’utilizzo costante dell’attività dei laboratori e in particolare della falegnameria.
Scuola-Città Pestalozzi ha ideato e sperimentato (e continua a farlo) moltissime felici innovazioni attualmente adottate dal sistema scolastico italiano che resta quindi ad essa profondamente debitore.

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