Pestaggio di Santa Maria Novella. Un testimone: "Erano della Polizia Municipale"

a cui, secondo il racconto, avrebbero preso parte alcuni membri della Polizia Municipale, nelle stesse ore in cui in via Slataper si vegliava in ricordo del ragazzo somalo suicida. A raccontare questa storia è un ragazzo fiorentino – né anonimo né mitomane – che indignato per ciò a cui ha dovuto assistere ha contattato il gruppo consiliare perUnaltracittà affinché il Consiglio comunale ne venisse a conoscenza, come poi avvenuto grazie alla consigliera Ornella De Zordo che l’ha letta in aula all’apertura dei lavori.

La testimonianza che riportiamo per qualcuno può essere incredibile. Ma siamo in Italia, paese in cui abbiamo assistito alle tragiche storie, troppo spesso impunite, di Federico Aldrovandi, Carlo Giuliani, Stefano Cucchi, Aldo Bianzino, Giuseppe Uva, Gabriele Sandri, senza dimenticare Bolzaneto e la violenza quotidiana della vita in carcere. Storie che spiegano anche la cautela e l’accortezza con cui si sta muovendo il testimone di questo ultimo pestaggio.

Da parte nostra non possiamo fare altro che chiedere alle istituzioni la massima trasparenza. Il Comune di Firenze, il sindaco Matteo Renzi e la comandante della Polizia Municipale Antonella Manzione, hanno il dovere di fare piena luce su quei minuti. Dovranno chiarire da chi era composta la “squadraccia”: se da vigili fuori servizio; se da vigili in servizio (e in tal caso capire che tipo di servizio e con quale mandato); se da altre persone, che forse si schermano con tesserini della Polizia Municipale. La città è piena di telecamere attivate per la “sicurezza dei cittadini” ed è ora che inizino a svolgere il proprio compito.

In tutti e tre i casi è davvero assurdo che ciò accada nella stessa città che nel 2011 è stata teatro della strage fascista di piazza Dalmazia in cui rimasero uccisi per mano di un esponente di Casa Pound i senegalesi Samb Modou e Diop Mor e in cui ne restarono feriti altri tre: Mor Sougou, Cheikh Mbengue e Mou Stapha che hanno appena ricevuto la cittadinanza italiana.

Chiarezza, trasparenza e giustizia sono la chiave per restituire la certezza del diritto alla nostra città, certi che anche la magistratura vorrà appurare chi alle 23.00 di giovedì 13 giugno ha compiuto un reato aberrante: il pestaggio pianificato di alcuni migranti.

la redazione dell’Altracittà

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“La sera del 13 giugno, verso le 23.00, alla stazione di Santa Maria Novella, all’altezza della fermata della tramvia via Alamanni sul lato della scalinata, ho visto un gruppo di 10-15 persone che si distingueva perché indossavano tutti guanti neri e si aggiravano nei pressi della fermata con fare a dir poco agitato e aggressivo. Mi sono avvicinato facendo il vago, come fossi un passante indifferente e ascoltando ciò che dicevano mi sono reso conto che stavano aspettando qualcuno.

Mi sono quindi fermato per vedere cosa stesse davvero succedendo. Ho così potuto sentire che si scambiavano frasi del tipo: “Stasera è bandaccia”, “dove cazzo sono, non vedo l’ora”, “Sono in ritardo”. Erano sempre più agitati e evidentemente erano sotto l’effetto di cocaina. Dopo circa 10 minuti ho notato un altro particolare: insieme a quelli che indossavano i guanti erano presenti alcuni uomini più anziani con in mano una radiolina. Proprio dalla radiolina ad un certo punto è arrivato il segnale che stavano aspettando. Ho sentito chiaramente quella voce dire: “Dall’altra parte della strada! Stanno arrivando! Attraversate!”.

Gli individui più giovani, quelli con i guanti neri e sicuramente più prestanti fisicamente, sono corsi sull’altro lato della strada. Ho praticamente attraversato con loro. Ho visto che nel frattempo stava arrivando la tramvia. Quando si sono aperte le portiere è sceso un gruppo di persone di cui 5 o 6 ragazzi di colore e con tutta probabilità senegalesi. Neanche il tempo di rendermi conto delle loro reali intenzioni che gli si sono scagliati addosso con una ferocia indescrivibile. Nel parapiglia ho visto sicuramente che un senegalese è stato prima schiantato su una vetrina accanto al negozio Tim e poi inseguito insieme agli altri che scappando avevano già raggiunto la parallela.

Avevo paura che se li avessero raggiunti nella parallela senza che nessuno fosse presente ad assistere alla scena si sarebbero sentiti liberi di far di peggio. Quindi mi sono mosso e li ho inseguiti anch’io, ma non sono riuscito a stargli dietro… penso che fortunatamente siano riusciti a scappare! Ma tornando indietro ho notato i due uomini più anziani, quelli con la radiolina che si stavano allontanando. Così ho iniziato a seguire loro. Sono riuscito a sentirli parlare al cellulare e uno dei due ripeteva ossessivamente: “Dove siete? Vi serve una macchina? Vi mando una volante?” Ho capito allora che non si trattava solo di un gruppo di fascisti, ma che questi avevano anche la divisa…

Sono riuscito a seguirli fino al “Parcheggio Europa” all’altezza di via Montebello. Ad un certo punto però uno dei due, il tipo che “dirigeva l’operazione”, il solito che aveva distribuito i guanti neri prima dell’aggressione si volta e mi chiede: “chi sei? Perché ci stai seguendo? Dammi i documenti!” Io gli ho detto che non gli stavo seguendo ma che mi ero perso e stavo cercando via Montebello…per quanto riguarda i documenti gli ho invece chiesto perché avrei dovuto mostrarglieli. “Per questo!” mi ha risposto lui tirando fuori il tesserino della Polizia Municipale. Ho visto che non ha annotato il nominativo ma con fare intimidatorio mi ha chiesto: “Abiti ancora qui?”

A quel punto mi ha invitato a “levarmi dal cazzo” e, ricevuta anche l’indicazione su dove fosse via Montebello, non ho potuto che andare nella direzione opposta e poi tornare sui mie passi. Sono tornato alla stazione. Preso dalla rabbia e dall’adrenalina sono tornato alla fermata della tramvia. Lì c’era una macchina della “Gest” in mezzo alle rotaie mentre alla fermata dell’autobus poco più avanti c’era un senegalese che mi osservava. Mi sono avvicinato per chiedergli se avesse visto la scena e se sapesse cosa fosse successo. Nonostante fossero tutti in borghese e non vi fosse nessun modo per riconoscerli a colpo d’occhio, lui mi ha detto subito: “Questi sono della Municipale!”. Poi, facendomi il segno della pistola con le mani mi ha detto: “Molti italiani quando vedono noi impazziscono…” Non ho avuto tempo di chiedergli altro perché è arrivato l’autobus, lui mi ha salutato e se n’è andato…”