Peretola: ieri, oggi, domani (1)

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Alla sua nascita l’aeroporto di Peretola non era certo di ostacolo al quieto vivere della popolazione circostante, anzi. L’aeroporto viene spostato da Campo di Marte, dove era nato nel 1910 il primo scalo fiorentino, proprio perché lì rischiava di ostacolare lo sviluppo urbano. Così nel 1929 si decide con un decreto ministeriale di trasferire la pista nelle terre paludose e disabitate tra Firenze e Prato.
Il nuovo aeroporto viene inaugurato il 4 giugno 1931, con una pista in asfalto larga 60 metri e lunga 1000, orientata verso nord-est. In realtà sia quello di Campo di Marte che quello di Peretola, come del resto tutte le strutture italiane di inizio ‘900, non sono veri e propri aeroporti, ma piuttosto “campi di aviazione”, riservati ai pochi amanti del volo che seguirono l’avventura di Orville Wright del 1913.
Bisogna aspettare gli anni Cinquanta per vedere l’inaugurazione delle prime rotte civili di largo tragitto, come la Roma-Firenze-Venezia e Roma-Firenze-Milano, aperte da Alitalia. Queste però non cambiano la tradizione amatoriale dell’aeroporto né la sua ampiezza e incidenza sul territorio. Il piccolo scalo continua ad essere frequentato per lo più da piloti dilettanti a bordo di Piper.
Almeno fino al 1984, quando la pista viene per la prima volta ampliata da 1000 a 1400 metri, con il conseguente potenziamento della struttura e l’incremento di passeggeri. Intanto nasce la Saf (Società Aeroporto Fiorentino) oggi Adf (Aeroporto di Firenze), la società che gestisce l’aeroporto.
Il definitivo potenziamento dello scalo avviene nel 1996, quando la pista di decollo viene allungata di altri 250 metri. E con il potenziamento iniziano anche le polemiche e gli scontri tra l’amministrazione e le organizzazioni del commercio da una parte, che rivendicano il ruolo fondamentale di uno scalo più grande nello sviluppo economico e turistico di una città come Firenze, e i comitati di cittadini dall’altra, che invece lamentano l’impatto ambientale dell’accresciuto traffico aereo.
Ma non è soltanto l’inquinamento acustico e ambientale il nodo della discordia. Negli anni ’90 si inizia a parlare di una privatizzazione di Adf, che a partire dal 1998 si occupa della gestione di tutte le infrastrutture aeroportuali, comprese le attività commerciali, e in genere tutte quelle attività che possano promuovere lo sviluppo del traffico aereo, del turismo o del commercio in Toscana, comprese le attività di origine commerciale e finanziaria, mobiliare ed immobiliare di pertinenza.
L’11 luglio del 2001 il 40% delle azioni di Adf vengono collocate sul mercato azionario, anche se rimangono in mano a soci pubblici. Il 28 agosto dello stesso anno il 29% di queste azioni viene messo in vendita. Ad aggiudicarsi il pacchetto sarà la cordata formata dall’aeroporto di Torino (Sagat), la finanziaria Nhs e il gruppo Benetton, per un affare da 29 milioni di euro.

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