17 novembre 2018

Perché l'Europa teme il Referendum in Grecia

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L’economista Joseph Halevi sarà a Firenze il 10 novembre intervistato da Pierluigi Sullo nel ciclo di incontri intitolato “Europa tossica: crisi del capitalismo, crisi del debito, crisi della politica” organizzato da perUnaltracittà a Palazzo Vecchio (Sala delle Miniature ore 16.30)

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di Joseph Halevi

I mercati crollano di fronte a un atto di democrazia cui il primo ministro greco George Papandreou è stato costretto dopo quasi due anni di lotte sociali. Papandreou punta sulla grande riserva di populismo proveniente da suo padre Andreas e in cui il defunto leader storico ha immerso completamente il Pasok. I sondaggi non danno infatti per certa una sconfitta del primo ministro nel referendum da lui indetto sul nuovo programma di austerità. Anzi, secondo la Bbc Papandreou risulterebbe ancora vincente, ma così facendo dà i suoi parlamentari in pasto al popolo. Dopo averli infatti coartati a votare programmi di austerità inaccettabili ora rimanda l’approvazione finale ad un referendum, sebbene venerdì sia prevista la votazione parlamentare sul nuovo e ben peggiore pacchetto.

La giornata si presenterà infuocata, con ulteriori massicce manifestazioni di protesta. Dato che il grosso dei partecipanti segue le mobilitazioni del Kke, partito comunista, è interessante sottolineare un passaggio, impensabile ormai in Italia, dell’appello a manifestare a piazza Syntagma lanciato dal Comitato centrale del partito: «Il popolo… deve abbandonare le illusioni, abbandonare gli appelli al consenso ed alla coesione sociale, cioè i costrutti ideologici ed i dilemmi imposti dai partiti borghesi». Viene poi elencato come obiettivo il distacco della Grecia dall’Unione europea.

La Grecia ha agito da classico canarino che con la sua morte allertava i minatori della fuga di gas. In questo caso si tratta della traslazione del morbo che infetta le banche tedesche e francesi ai titoli di Stato, prima nei confronti dei titoli di Atene, poi al Portogllo, alla Spagna e all’Italia. Questo è il succo della manovra iniziata due anni orsono da Merkel e seguita da Sarkozy. Perché le banche private italiane, magari assieme alle spagnole, non hanno immediatamente detto che il vero problema sta nel marciume franco-tedesco e si sono invece accodate alla richiesta di tagliare il debito infettando così i buoni pubblici in loro possesso? Perché appartengono a strati capitalistici, quelli italiani e spagnoli, dalla fisionomia di borghesia compradora, quindi violente nel proprio feudo ma pavide fuori.

Ora la Grecia è diventata anche la cartina di tornasole sociale. Il terreno ove i mercati e le istituzioni Ue sono allo scoperto, non più protette da commissioni o istituzioni, come la Bce, che non devono rendere conto a nessun pubblico, visto il ruolo veramente marginale, per non dire nullo, del parlamento europeo a Strasburgo. Per questo hanno paura che ad Atene salti tutto, sebbene il Kke sia una minoranza e la il maggiore partito dell’opposizione di centrodestra, Neademokratia, non potrà fare diversamente dal Pasok.

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