Non per tutti: l'accoglienza a Firenze impone delle regole. E intanto c'è chi dorme al gelo

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come accertato dalla recente inchiesta dei Medici per i diritti umani. Alcuni vivono in baracche, tende, roulottes, altri in stabili occupati, altri ancora semplicemente per strada. In questi giorni di freddo intenso, neve, ghiaccio, le cronache si sono ricordate ogni tanto dei senzatetto, o perché qualcuno di loro è morto assiderato – è successo a Milano, Roma, Lucca… – o perché il reportage sulla disperazione è un obbligo invernale quanto il servizio estivo sull’abbronzatura.

La cosiddetta emergenza freddo è gestita dall’amministrazione comunale nei modi consueti, con un certo numero di posti disponibili in strutture ben precise. Come ogni anno, alcuni restano fuori, li vediamo per terra avvolti in mucchi di coperte e cartoni, perché, dice l’assessore Saccardi, i posti ci sono ma loro non ci vogliono andare. Come mai?

E’ colpa delle regole tropo rigide, ci spiega Mariapia Passigli di Fuori Binario: “In questi posti non ci andranno mai, o per meglio dire non sarebbero ammessi, perché non vogliono separarsi dal compagno o compagna, umano o animale che sia, o perché hanno problemi di alcolismo o altre dipendenze, o problemi psichici… ci sono persone che per questi loro problemi non avranno mai la possibilità e il diritto di far parte del tanto declamato “Tavolo dell’inclusione””.
In pratica a Firenze l’accoglienza e l’integrazione si fanno a certe condizioni, se si accetta di entrare in un “percorso” e via dicendo. Anche ora che si gela.
“Adesso – continua Mariapia – servirebbero invece con urgenza posti riscaldati “a zero soglia”, ovvero posti dove chiunque, senza filtro, possa ripararsi per la notte. In altre città vengono lasciate aperte le stazioni ferroviarie o della metropolitana, oppure vengono montati tendoni riscaldati”.

Come ricordato anche dai consiglieri De Zordo e Grassi, “queste misure devono essere attivate o richieste dal Comune stesso, non solo perché il Sindaco è responsabile della salute della popolazione del territorio, ma per una semplice misura di umanità, visto che in molti casi l’accoglienza senza filtri è l’unica modalità perché i più marginali e marginalizzati si avvicinino senza timore a un luogo che può essere sinonimo di sopravvivenza”.
Ad oggi sappiamo che Grandi Stazioni avrebbe aperto la sala d’aspetto della stazione Campo di Marte solo a patto che il Comune si accollasse le spese della pulizia…

“I cittadini si stanno attivando come sempre per portare coperte e indumenti di lana. conclude Mariapia, ma non può bastare, dovremmo fare pressione sul Comune e sulle parrocchie perché aprano degli spazi”.

Rilanciamo comunque l’appello di Fuori Binario per la raccolta di coperte, sacchi a pelo, indumenti caldi, che possono essere portati alla bottega di via Gioberti 5r in orario di negozio, alla sede di Fuori Binario in via del Leone 76 lun/merc/ven dalle 15 alle 18.30 e presso l’Aurora in via de’ Macci 11.

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