Per Marcel, per Giovanna

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nella Romania orientale, che ha cominciato a frequentare la scuola da poche settimane. Ha undici anni e dovrà recuperare in fretta il tempo perduto, ma è entusiasta di questa nuova esperienza, realizzata grazie a un aiuto arrivato da Firenze, una sorta di adozione a distanza: 100 euro al mese, vincolati alla frequenza scolastica, pagati dall’assemblea della chiesa valdese. Marcel è figlio di Gabriela, una giovane donna arrivata a Firenze alla ricerca di nuove opportunità per sé e per la famiglia. Queste opportunità Gabriela non le ha avute. Per un po’ si è guadagnata da vivere lavando i vetri delle auto ferme agli incroci, poi il divieto imposto dal Comune l’ha costretta a sopravvivere con altri espedienti. Nell’estate scorsa ha avuto il terzo figlio, una bambina nata all’ospedale di Careggi, e per evitare che le fosse sottratta dai servizi sociali c’è voluto tutto l’impegno di Stefania Micol, dell’associazione L’Aurora, ed altre persone.

Una di queste, Patrizia Barabanotti, è all’origine della “svolta” vissuta da Marcel. “Gabriela – racconta Patrizia – non poteva tornare a dormire in stazione, ma non poteva nemmeno ripartire subito per la Romania, perché il viaggio è molto lungo per una neonata. è stata mia ospite per un paio di settimane. Era triste per i due figli lontani, rimasti coi nonni, e mi ha raccontato del primogenito, Marcel, che non aveva nemmeno un paio di scarpe e non era iscritto a scuola perché andava a elemosinare. Per la verità non è che ricavasse molto da quell’attività, ma in famiglia erano con l’acqua alla gola e anche quel poco era necessario”. Patrizia, che è maestra elementare e si è impegnata con l’Assemblea Autoconvocata nata per contestare le ordinanze contro i lavavetri, a quel punto ha pensato di riprendere un progetto cullato qualche mese prima e mai realizzato. Era un progetto nato in seno all’assemblea della chiesa valdese fiorentina, alla quale Patrizia appartiene, come risposta alla “caccia ai rom e ai romeni” scattata alla fine del 2007 dopo l’omicidio a Roma di Giovanna Reggiani.

Anche Giovanna era valdese: la sorella minore, Paola, vive a Firenze. L’uccisione di Giovanna fu uno choc enorme, acuito dalla brutale strumentalizzazione politica della tragedia della famiglia Reggiani. In quel contesto l’assemblea valdese, d’intesa con Paola, pensò di compiere un piccolo gesto in direzione contraria, con l’intenzione di costruire anziché distruggere, quindi proporre dialogo mentre infuriava la discriminazione. “L’idea – racconta Patrizia – era di ricordare Giovanna con un’azione positiva”, respingendo il clima d’odio e di violenza diffuso in tutt’Italia dopo l’omicidio. Patrizia cominciò a inseguire il sogno di un progetto educativo con bambini rom arrivati dalla Romania. Si avventurò nel campo improvvisato all’Osmannoro. “Mi resi però conto – spiega oggi – che la mia idea non era realizzabile, per le terribili condizioni di vita di quelle famiglie e perché non c’erano bambini, tutti rimasti in Romania”.

Quel progetto fu accantonato, ma non l’idea che lo ispirava. L’incontro con Gabriela ha offerto una nuova occasione. La comunità valdese si è impegnata volentieri nella raccolta del denaro, il contatto con la scuola di Vaslui è stato possibile grazie all’aiuto di alcuni pastori evangelici. L’adozione di Marcel è una piccola cosa, ma intanto il figlio dell’ex lavavetri può imparare a leggere e scrivere. “Ora – conclude Patrizia – sarebbe molto bello che si arrivasse a un contatto istituzionale tra il Comune di Firenze e il Comune di Vaslui. Potremmo trasformare questa prima esperienza in un’occasione di scambio culturale e di confronto”.

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