Pensare l’Africa con gli africani

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Più di cento rappresentanti di assemblee regionali dell’Unione Europea e di 33 paesi dell’Africa, ma anche i ministri dei governi di Ciad, Rwanda, Sudan e Uganda, governatori, rappresentanti di organizzazioni internazionali e non governative, leaders spirituali, docenti, professori ed esperti sul tema, si sono incontrati a Firenze lo scorso settembre per parlare di decentramento e cooperazione “dal basso”.
L’occasione era data dalla manifestazione “L’Africa in Toscana, la Toscana in Africa”, interna al programma “Percorsi di pace”, promosso dalla Regione in collaborazione con il Cesvot: province e comuni della Toscana insieme per far conoscere la situazione odierna del continente africano, ma anche la sua cultura, la sua arte e i modelli del suo sviluppo economico e politico.
Nell’Auditorium regionale abbiamo seguito in particolare la Prima Conferenza Regionale delle associazioni africane in Toscana, promossa dalla FAT (Federazione Africana in Toscana). Gli “afro-toscani” – nella nostra regione sono presenti circa 27.000 africani “regolari” – hanno chiesto a gran voce di essere protagonisti dello sviluppo del loro continente d’origine, collaborando con le istituzioni locali per pensare e realizzare insieme progetti di cooperazione efficaci (ad esempio fondati sul microcredito) e capaci di valorizzare le risorse umane e intellettuali già presenti in Africa oggi. In Toscana ci sono 600 realtà, fra associazioni, ong, parrocchie ed istituzioni, impegnate in progetti di cooperazione che coinvolgono 26 paesi africani.
In entrambi i casi (la conferenza regionale e quella locale) gli esiti del dibattito si possono riassumere nella parola-chiave ‘decentramento’, visto come strumento per favorire la democratizzazione e la giustizia sociale, la partecipazione dei cittadini (delle donne in particolare) e delle comunità locali, il miglioramento dei servizi pubblici, in particolar modo nel campo della salute e dell’istruzione. Alla fine della conferenza internazionale è nato un ‘Osservatorio permanente di assemblee regionali e locali europee ed africane per il proseguimento del dialogo in forma regolare’.
La speranza è che a questa importante iniziativa della Regione faccia seguito una maggiore attenzione al monitoraggio sui fondi pubblici per la cooperazione decentrata, in modo che questi arrivino a giusta destinazione, ovvero a realtà e persone della società civile, anziché ingrassare le élites dei governi centrali, come denunciato da più delegati africani locali.

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