Penne e quaderni ai bambini del Luzzi grazie a un calendario di solidarietà

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In fila per i quaderni
In fila per i quaderni

Grazie ai soldi raccolti con la vendita del calendario “Casa Luzzi vive”, che raccontava l’occupazione del’ex sanatorio di Pratolino con le foto di Giulio Di Meo e i testi di Floriana Pagano, è stato possibile acquistare quaderni, penne e simili per i bambini del Luzzi, che così andranno a scuola più contenti. Il momento della distribuzione, raccontato qui sotto, è stato vissuto come una festa e conclude – per ora – un’esperienza importante di conoscenza e solidarietà. A tutti coloro che hanno comprato il calendario o contribuito in qualsiasi modo, fra cui tanti nostri lettori, un grazie di cuore.

Al Luzzi coi quaderni – 25 Settembre 2009

di Floriana Pagano

Un anno è passato da quell’idea un po’ pazza di fare, del lavoro fotografico di “Casa Luzzi vive!!”, un calendario. Un calendario?! Si, il calendario 2009 con le foto della mostra fotografica e poi un testo che commenta e spiega un po’ la storia di questa occupazione. Per me, un’idea un po’ folle come quelle che ti vengono in mente all’improvviso e poi, quando hai un momento di lucidità, non sai spiegarti neppure com’è nato tutto. Le stampe, il primo problema: troppe, una quantità industriale; la tipografia, aveva capito male il numero di copie da stampare. Poi i calendari: pacchi raccattati alla stazione, altri portati in motorino, altri ancora dagli amici di passaggio in macchina. Inizia il lavoro di promozione: scrivi scrivi, rispondi, telefona; cercare di fare di tutto per far conoscere, presentare l’iniziativa e promuovere il più possibile la vendita anche perché sennò si va direttamente sotto in banca. E si arriva alla consegna. Che bello però! Non mi aspettavo che così tanti ne facessero richiesta! 10 copie a Cecilia, altre 10 a Maurizio, 5 a Letizia, altre 20 a Gianni; quelle comprate da regalare a Natale e così via. Sembrava incredibile, ma alla fine finiscono tutti, i calendari. Recuperate un po’ le spese, non senza difficoltà, poi gli impegni di tutti e, alla fine, siamo a settembre quando ritorniamo al Luzzi ma stavolta con la macchina piena di pacchi e di quaderni. Quel pezzo di strada che è la Via Bolognese è sempre un incanto. Si sale e si sale e il panorama distende lo sguardo e le tensioni. L’ingresso, quello principale, lo troviamo semi chiuso. Una novità per chi, come noi, non ci tornava da tempo. Ma si entra. Lo abbiamo lasciato sotto sgombero e lo ritroviamo all’indomani del parziale “trasloco”, così definito, di inizio agosto che ha portato una parte degli occupanti, circa 70 persone, in altre città della Toscana. Ad aspettarci ci sono loro, i bambini. Alcuni li riconosciamo subito perché sono i tanti volti fotografati ritratti anche nel calendario. Altri non ci sono più. Partiti o, semplicemente, altrove. Rivediamo la famiglia di Stefania e Florian, la coppia rumena con i sei figli che sapevamo ripartiti per la Romania e che, invece, abitano ancora al Luzzi occupato. La più piccola, ritratta con l’espressione semi seria nel passeggino, era la foto di Novembre nel calendario, adesso è una bambina che cammina; cresciuta, sempre con l’espressione semi-seria e con i capelli più lunghi. A stento riusciamo a riconoscerla. Ci sono 3 nuovi cuccioli di cane, uno più bello dell’altro; girellano indisturbati per il grande parco purtroppo abbandonato agli attacchi dell’umanità anche qui sporca ed incurante. Difficile far rispettare l’ambiente. Il sudicio, come si dice a Firenze, è brutto dovunque ma qui, al Luzzi, preferivamo non vederlo. Sembra fatto apposta per suggerire cattiverie, fornire spunti a tutti coloro che devono commentare, stizziti, che “loro”, i rumeni, gli immigrati o quello che sono, sono sporchi e non sono come noi. Ma la macchina è piena di quaderni e i bambini sono già impazziti. Mi devo cercare un’assistente segretaria per metterli in fila ed evitare che prendano d’assalto la macchina con il fotografo che si mette a distribuire e la Camilla paziente che cerca di dare una mano. L’ordine dura ben poco, come si può immaginare. E anch’io non ho granché voglia di fare la maestrina. I bambini, sono sempre bambini. E per loro, questo è un momento di festa. E così, rapidamente, vanno e vengono dal bagagliaio aperto della macchina chi con un quaderno, chi con le penne, chi con un ciondolo con il segno zodiacale. Un sacco di bambini capricorno, al Luzzi! C’è chi prende la sua parte e chi ne prende per due. Chi si lamenta perché ha ricevuto il quaderno delle superiori mentre gli serviva quello delle elementari. Chi perché ha ricevuto meno copie di un altro perché qualcuno, con la scusa o sinceramente, si è fatto consegnare più copie di tutto per poterle portare al fratello o alla sorella. E così, uno per uno, fino all’ultimo quaderno e fino all’ultima penna. Il bagagliaio resta vuoto e, a noi, sembra di aver concluso l’impegno preso con la vendita dei calendari. Era l’ultimo atto. L’importante, pensiamo, è che i bambini vadano a scuola, con o senza questi quaderni. E che i genitori abbiano sempre la sensibilità e le possibilità di poterli mandare per far si che, anche questi figli del Luzzi, un giorno, siano cittadini del mondo e non figli di nessuno.

Noi ce ne andiamo e sappiamo che un capitolo importante si è chiuso. Il Luzzi lo lasciamo con le tante difficoltà che conosciamo ma oggi anche con una qualche speranza in più da quando, grazie alla collaborazione tra i tanti soggetti coinvolti (dalla Regione Toscana, alla Fondazione Michelucci, al Movimento di Lotta per la Casa e a Casa Luzzi stessa), un’idea di progettualità diversa e speriamo concreta sul Luzzi esiste. E questo, e cioè se il Luzzi non verrà più venduto ai privati ma potrà costituire una risorsa importante da utilizzare a fini sociali pubblici, se sarà lo dobbiamo tutti alla caparbia e alla tenacia della lotta condotta dal Movimento di Lotta per la Casa di Firenze e a quanti, singoli e realtà associative, con determinazione continuano a sostenere che il Luzzi non si vende perché non può costituire l’ennesima grande speculazione edilizia delle nostre città.

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