Pedofilia nella Chiesa fiorentina. Quelle violenze nell'ombra di una canonica

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di Maria Cristina Carratù

Violenze e abusi sessuali su bambine e ragazze, adolescenti costretti a fare i sacerdoti contro la loro volontà, intere famiglie convinte a devolvere tutti i loro beni «per volontà di Gesù Cristo», e, su tutto, il delirante progetto di fondazione di una «vera Chiesa dello Spirito» contrapposta a quella «di fuori» incapace e corrotta. Questa, per anni e anni, è stata la parrocchia della Regina della pace, a un passo dalla fabbrica del Pignone, sotto la guida del «priore», come veniva chiamato don Lelio Cantini. «Capo carismatico», gelosissimo della sua chiesa, dove vigeva la più assoluta disciplina e che poco volentieri si apriva all´esterno, e al cui fianco, con un ruolo mai chiarito di collaboratrice e convivente, è sempre stata una donna, Rosanna Saveri, santona e veggente che ispirava la ‘pastorale´ della parrocchia, a cominciare dalla selezione degli ‘eletti´ da avviare al sacerdozio. Fra i quali il prediletto di don Cantini, Claudio Maniago, diventato nel 2003, dopo una rapidissima carriera, il più giovane vescovo d´Italia. Almeno otto sono stati i giovani della Regina della pace diventati preti.

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Claudio Maniago

Ma di tutto ciò la Chiesa fiorentina non solo non si è mai accorta, ma non avrebbe neanche saputo nulla se, a oltre trent´anni dagli abusi, dopo vite piene di sofferenza alcune delle vittime di don Cantini e Rosanna Saveri non avessero trovato la forza di parlare. Prima, nel 2004, denunciando l´accaduto al loro coetaneo alla Regina della pace, Claudio Maniago, sperando nella sua comprensione. Poi, di fronte al suo invito a non divulgare l´accaduto, facendo arrivare i memoriali all´arcivescovo Antonelli e quindi, di fronte a ripetuti tentativi di ridimensionamento da parte della Curia, scrivendo varie volte al Papa, e elencando i dettagli di ciò di cui erano stati vittime alla Regina della pace almeno fra il ‘73 e l´87. Un racconto terribile: chi si rifiutava di obbedire alle imposizioni del «priore», spiegarono, veniva fatto oggetto di punizioni esemplari e privato dell´assoluzione e dell´Eucaristia; ragazzine di dieci, quindici, diciassette anni, erano costrette ad avere rapporti sessuali con lui come forma, diceva il prete, di «adesione totale a Dio». Ognuno veniva convinto di essere il prescelto e costretto al segreto assoluto, pena il «castigo divino».

Trasferito «per motivi di salute» in un´altra parrocchia in Mugello dopo il blando processo canonico istruito dall´arcivescovo Antonelli, don Cantini, ancora prete e sempre con a fianco la veggente, si era rifugiato a Viareggio, dove continuava a ricevere famiglie. Finché, nel 2007, lo scandalo scoppia sui giornali. La Procura apre un´inchiesta e il Vaticano prende finalmente in mano il caso. Con un supplemento in indagine che mette in luce come la prima condanna decisa dall´arcivescovo – recitare litanie alla Madonna e non dire messa in pubblico – potesse suonare per le vittime come un autentico affronto. Dal 2008 Cantini non è più prete, ma la magistratura sta per archiviare il caso per prescrizione. Un affronto ulteriore per loro che, adesso, sperano sia fatta luce almeno sulle responsabilità di chi, dentro la Chiesa, ha tardato tanto a fare giustizia.

Fonte Repubblica Firenze

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