21 settembre 2018

Partecipazione in Oltrarno

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Quando nel 1789 il re di Francia Filippo XVI pensò di convocare gli Stati Generali (ossia l’assemblea di tutte le classi sociali) per scongiurare il pericolo di una sollevazione popolare, probabilmente non si immaginava che quella stessa assemblea gli si sarebbe rivoltata contro. In scala alquanto ridotta e certo senza nessuna pericolo di sfociare in una piccola Rivoluzione Francese, anche sugli Stati Generali dell’Oltrarno si stanno addensando polemiche e perplessità. Anche perché la scommessa non è da poco: sperimentare per la prima volta a Firenze la cosiddetta “democrazia partecipativa”, ossia il coinvolgimento diretto dei cittadini nell’amministrazione della cosa pubblica.
L’idea è nata all’inizio del nuovo anno, quando i tre comitati storici dell’Oltrarno (Santo Spirito, Oltrarno Sostenibile e San Niccolò) insieme alla locale sezione dei Ds hanno presentato a Palazzo Vecchio una proposta denominata “Stati generali d’Oltrarno” per sperimentare “forme di democrazia allargata che permettano il massimo di partecipazione attiva dei cittadini e delle multiformi attività associative a cui molti di loro aderiscono”.
Il Comune ha accettato e si è quindi impegnato a discutere in Giunta e in Consiglio Comunale quanto emergerà dagli incontri di chi vive, lavora e studia nei quartieri di Porta Romana, Santo Spirito, San Frediano e San Niccolò.
Fatto l’accordo l’esperimento ha avuto inizio. I tempi sono serrati: a febbraio la campagna di ascolto per raccogliere opinioni e sondare il territorio, a marzo le assemblee rionali per cercare di mettere a fuoco i problemi da risolvere, quindi la costituzione di 4 commissioni
(inquinamento, uso degli spazi pubblici, cultura, problemi dell’ordinario vivere quotidiano) impegnate nella discussione di proposte e progetti, infine a fine maggio l’assemblea conclusiva generale per sigillare col voto quanto emerso dai lavori.
L’iniziativa sembra partire con il piede giusto e l’Oltrarno risponde positivamente: circa 130 persone partecipano al lavoro delle commissioni.
Ma i primi nodi vengono al pettine. È l’Urlo di San Niccolò (neonato spazio di aggregazione degli abitanti del quartiere) a lanciare l’offensiva: “La nostra critica nasce dal fatto che gli Stati Generali si pongono come esempio di democrazia partecipativa senza averne i presupposti – spiega Sara Nocentini, membro sia del Social Forum che dell’Urlo – Regole, modi e temi delle assemblee sono stati decisi a priori dal comitato promotore in accordo con il sindaco: non solo il Comune resta il principale interlocutore, ma è il cosiddetto “tavolo di governance” degli Stati che gestisce tutto il processo deliberativo e decisionale. Insomma ci sembra che gli spazi effettivi per la partecipazione dei cittadini siano del tutto inadeguati e insufficienti e si limitino per lo più alle assemblee rionali, dove i singoli possono dare libero sfogo alle loro lamentele senza però poter proporre niente di concreto. La democrazia partecipativa – conclude Nocentini – è tutt’altra cosa: nasce da un lungo processo di formazione e informazione dei cittadini dove non sono le istituzioni che dettano tempi e regole ai cittadini ma semmai l’inverso. Il rischio è che di fronte a questo modo di agire in cui c’è ancora molto della vecchia politica la gente si disamori dell’idea e perda la voglia di coinvolgimento diretto. Per questo stiamo organizzando una serie di incontri sull’argomento”.
Di tutt’altro avviso Andrea Aleardi, presidente dell’associazione Stati Generali: “Gli Stati Generali rappresentano l’esperienza di un gruppo di persone diverse che, come nel mio caso, hanno deciso volontariamente e nei limiti del loro tempo di partecipare. Il documento di accordo con il Comune è stato solo il punto di partenza ma la cosa veramente importante sono i contenuti, quello che è emerso dalle assemblee e dalle commissioni. È stata un esperienza faticosa e difficile con molti fraintendimenti possibili e certamente anche errori. In fondo si stanno provando strade nuove e siamo riusciti a costruire una rete di persone molto diverse fra loro che per la prima volta si sono trovate a discutere insieme dei problemi del loro vivere quotidiano. Per il resto vedremo quello che accadrà”.

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