24 settembre 2018

PARTECIPAZIONE DAL BASSO – Si aprono le porte del Palazzo

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L’esperienza del bilancio partecipativo di Porto Alegre, oltre ad essere oggetto di studio e di interesse a livello internazionale, ha avuto riflessi concreti in molti paesi, dove è stata riprodotta, spesso con delle varianti locali. Anche in Italia alcune amministrazioni, come Roma e Venezia, hanno avviato forme sperimentali per una gestione più partecipata del bilancio. Prendendo spunto da queste iniziative, abbiamo incontrato l’Assessore al Bilancio del Comune di Firenze Andrea Ceccarelli.

E’ prevista anche a Firenze una sperimentazione in materia di bilancio che si ispiri al modello partecipativo di Porto Alegre?
«Prima di rispondere, vorrei sottolineare come da parte dell’Amministrazione ci sia già un forte e concreto impegno a favore del settore sociale. Soltanto alcune cifre lo dimostrano. Negli ultimi 4 anni, le spese in questo ambito sono state incrementate di circa 30 miliardi di lire. Sebbene la copertura delle spese fisse assorba una quota consistente della parte corrente del bilancio comunale (650 miliardi su un totale di 850 miliardi), circa 120-130 miliardi del restante sono destinati a spese in campo sociale, inteso in senso ampio (sicurezza sociale, disagio, marginalità, istruzione, alloggi, sport, bilancio dei quartieri). Anche nella parte relativa agli investimenti la spesa in opere destinate al sociale (asili nidi, residenze, strutture di accoglienza) è passata dai 13 miliardi del 1998 ai 31 del 2001.
Fatta salva la volontà dell’Amministrazione di proseguire in questo senso – nonostante i continui tagli dei trasferimenti statali alle autonomie locali – bisogna riconoscere che in materia di bilancio manca un reale confronto con le categorie interessate. In parte già c’è, ma si potrebbe senz’altro pensare a forme di maggiore coinvolgimento del volontariato e dell’associazionismo.»

Quali sono i tempi necessari per attivare tali strumenti di partecipazione?
«Sebbene un dibattito sulla questione sia già stato avviato in passato, si tratta di un processo che va impostato completamente nella pratica. Comunque, penso che potremmo realizzare delle modalità di partecipazione entro l’autunno di quest’anno, ossia prima dell’avvio delle procedure di presentazione e approvazione del bilancio 2003. Prima di allora, sarebbe auspicabile organizzare una serie di incontri per verificare la reale efficacia dell’azione pubblica, per riscontrare se gli interventi di solidarietà dell’amministrazione coincidono con gli effettivi bisogni della cittadinanza. Può darsi ad esempio che delle categorie di disagio sfuggano alla sensibilità di chi gestisce le risorse. Inoltre, tale confronto potrebbe avere degli effetti positivi sotto il profilo del contenimento dei costi, dal momento che spesso si verificano anche notevoli sprechi.»

Intravede delle difficoltà politiche per l’avvio di questo processo di confronto?
«A livello di Consiglio comunale non penso ci siano grosse difficoltà per avviare tale processo. Per quanto riguarda i cittadini, ho l’impressione che il bilancio resti ancora un documento troppo complesso e di non facile lettura, di fatto accessibile soltanto ad un gruppo ristretto di “tecnici”. Al contrario, vorrei riuscire a presentare il bilancio in maniera diversa e più semplice al cittadino, ad esempio attraverso un documento riassuntivo, agile, visivamente chiaro e più immediato da comprendere. E’ un’idea che ho da tempo e che spero prima o poi di realizzare. Non soltanto garantirebbe una maggiore trasparenza, ma rappresenterebbe anche un passo in avanti verso un maggiore coinvolgimento di tutti.»

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