15 dicembre 2018

PARTECIPAZIONE DAL BASSO – Contratti di quartiere l'occasione sprecata

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L’esito negativo dei contratti di quartiere alle Piagge, naturalmente per quel che riguarda la progettazione partecipata degli abitanti, ci porta ad affrontare ancora una volta il tema dell’urbanistica partecipata.
Insieme a Mauro Giusti, ricercatore del Dipartimento di Urbanistica e Pianificazione del Territorio dell’Università di Firenze – che ha coordinato il gruppo di lavoro del laboratorio di quartiere delle Piagge – abbiamo ricercato le motivazioni e le cause della divaricazione di intenti fra il Comune e l’Università di Firenze.

Perché è fallito il contratto di quartiere delle Piagge?
È un po’ eccessivo parlare di “fallimento” del contratto di quartiere. I lavori sulle “navi” non sono ancora cominciati, staremo a vedere, l’esito potrebbe anche essere molto soddisfacente; certo, ogni valutazione dovrebbe tener conto delle importanti risorse impiegate nel progetto, così come dei disagi inevitabilmente sopportati dagli abitanti nel corso dell’intervento.
Il mio giudizio però è certamente severo se si valuta il carattere integrato del processo: i contratti di quartiere si ispirano a esperienze europee che riconoscono che il disagio abitativo si affronta tanto migliorando le case, gli edifici, quanto facendosi carico in maniera integrata dei problemi sociali ed economici dei “quartieri in crisi”. In questa direzione molto poco è stato fatto: l’intervento è sostanzialmente di carattere edilizio e ciò diminuisce sostanzialmente i potenziali effetti positivi di uno strumento complesso come il contratto di quartiere. Lo stesso limite è proprio di molti altri casi italiani, ma non di tutti. Ad esempio il contratto di quartiere di via Arquata, a Torino, o quello di Cinisello Balsamo, nel milanese, hanno presentato rilevanti aspetti integrati: ciò vuol dire che anche in Italia si può andare in questa direzione. Però il problema più consistente, dal mio punto di vista, consiste nelle forme di coinvolgimento degli abitanti: io mi occupo da anni di partecipazione, sia sul piano teorico che in esperienze concrete, e da osservatore mi sembra di poter dire che in questo caso solo impropriamente si possa parlare di partecipazione.

Quali sono stati i limiti della progettazione partecipata così come la intende il Comune?
Intanto bisogna dire che “il Comune” non è un unico soggetto. Bisogna distinguere almeno fra amministratori e funzionari. Queste figure hanno responsabilità e punti di vista diversi. La mia impressione è che il dirigente responsabile del procedimento, di fronte alla complessità delle procedure richieste dal contratto di quartiere, abbia sempre mirato a una semplificazione del processo. Potrebbe non essere stata una strategia sbagliata, dati i tempi stretti, ma la tendenza a privilegiare gli aspetti formali e procedurali del processo contrastava con l’idea di ascoltare davvero gli abitanti: la partecipazione per sua natura aumenta la complessità delle relazioni, significa assumere coraggiosamente fiducia nelle capacità progettuali degli abitanti, lavorare senza garanzie di riuscita.
A sua volta la gestione politica della vicenda (affidata all’Assessore alla casa Tea Albini) sembrava risentire di un rapporto molto tradizionale di scambio politico con gli abitanti delle Piagge, basato su una netta divisione dei ruoli: al cittadino veniva affidato tutt’al più un ruolo di controllo ma non gli veniva riconosciuta nessuna capacità di produrre proposte progettuali.

Ne usciva una concezione molto limitata della partecipazione. L’enfasi era posta sulla comunicazione pubblica delle decisioni. D’altra parte veniva molto curato un rapporto diretto con i rappresentanti dei comitati di autogestione, che non è riuscito a uscire da un convenzionale modello rivendicazione-concessione, e questo non ha certo aiutato a sviluppare e utilizzare nel contratto di quartiere le rilevanti capacità propositive di questi soggetti.

Quali sono state le difficoltà dei cittadini e delle associazioni a comprendere la ricchezza di tale strumento?
Il contesto che ho appena descritto non facilitava certo i soggetti locali ad avere fiducia nelle proprie capacità progettuali. Può sembrare paradossale ma non è facile mostrare agli abitanti che il loro coinvolgimento può migliorare in maniera decisiva tanto la conoscenza della situazione locale quanto il progetto. Ed era proprio questo il compito del gruppo di lavoro dell’università; è vero che abbiamo dovuto confrontarci per tutto il tempo con la tendenza al ridimensionamento delle istanze partecipative, ma quando abbiamo deciso di essere meno timidi e di forzare un po’ la mano al Comune (nelle assemblee di scala, nel lavoro con i bambini) abbiamo conseguito risultati interessanti. Inoltre, abbiamo lavorato molto con i soggetti locali, ma poco – troppo poco – con il Comune. Di fronte ai continui segnali di disinteresse verso il coinvolgimento degli abitanti, avremmo dovuto avere più fiducia nelle possibilità degli amministratori e dei funzionari comunali di comprendere i vantaggi dell’atteggiamento partecipativo; avremmo dovuto spiegarci di più, provando a superare le comprensibili diffidenze iniziali. Può darsi che ciò non avrebbe portato a nulla, ma intanto questa strada non è stata praticata fino in fondo.
Insomma, per tutti (Università e politici, funzionari del Comune e soprattutto abitanti delle Piagge) è andata sprecata una straordinaria possibilità di sperimentare una forma efficace e democratica di progettazione.

SCHEDA – IL CONTRATTO DI QUARTIERE
Il Contratto di Quartiere è un’iniziativa del Ministero dei Lavori Pubblici. Due sono gli obiettivi principali di questo programma: realizzare interventi edilizi su immobili di proprietà comunale; ridurre le condizioni di disagio sociale e le carenze determinate dal degrado ambientale e dalla inadeguatezza dei servizi del quartiere. Per fare questo il contratto di quartiere si caratterizza come un intervento non settoriale e non limitato nel tempo, ma come il primo passo di un processo più ampio, che, in futuro, coinvolga nuove risorse. E che fin da subito coinvolga gli abitanti della zona, chiamati a partecipare alla progettazione e realizzazione degli interventi.
(estratto dall’opuscolo del Comune di Firenze ‘Piagge. Cinque piani per il futuro’)

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