Partecipazione: 'Comune di Firenze, così non va proprio…'

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Contributo del Laboratorio per la Democrazia per la partecipazione e il coinvolgimento diretto dei cittadini nella progettazione e nella trasformazione della città dopo che il Comune di Firenze ha lanciato una serie di assemblee di ascolto nei quartieri della città.

La partecipazione non è solo informazione e consultazione

Prima di affrontare ogni discussione è necessario ricordare la distinzione tra modi profondamente diversi di intendere la partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini nel governo della città. Il primo tipo di coinvolgimento è finalizzato alla costruzione di un consenso pubblico a scelte già compiute dell’amministrazione e privilegia strumenti come l’informazione, la comunicazione e, nei casi migliori, la consultazione dei cittadini. Si tratta in questo caso di una relazione sostanzialmente unidirezionale dall’amministrazione verso i cittadini) che non richiede una mobilitazione e una partecipazione effettiva della comunità e degli abitanti. Il ruolo dei cittadini rimane passivo e non si verifica un incremento significativo di energia, creatività e ricchezza collettiva. I conflitti esistenti non vengono eliminati, al contrario in molti casi si moltiplicano e si esaltano. Non ci troviamo, in un caso come questo, di fronte a una proposta di partecipazione, ma ad una maggiore trasparenza dell’amministrazione, importante e necessaria (in realtà sarebbe un semplice obbligo istituzionale, in un paese civile), ma non sufficiente. La trasparenza e l’affidabilità dell’informazione e della comunicazione sono in realtà un semplice dovere dell’amministrazione, peraltro richiesta dalle stesse leggi vigenti. Qualora una strategia di questo genere venisse propagandata come partecipazione, ci troveremmo di fronte a un caso di vera e propria manipolazione collettiva, come ormai da tempo tutti gli esperti del mondo della partecipazione chiamano le tecniche di incanalamento del consenso dei cittadini verso un programma preconfezionato.

La partecipazione non è una ‘cosa nostra’ della sinistra, e riguarda solo marginalmente il rapporto tra movimenti e sistema politico

Esisto un secondo modo di intendere la partecipazione secondo noi profondamente sbagliato ed è quando si pensa che la partecipazione sia un affare politico della sinistra, riguardi ‘noi di sinistra’, le nostre diverse anime e consista quindi in un confronto tra le mille articolazione della sinistra (individui, movimenti, associazioni, sindacati e partiti) perché trovino un accordo. Naturalmente l’unità della sinistra è un bene prezioso e battere Berlusconi un obiettivo di grandissima importanza, ma non c’entrano niente con la partecipazione dei cittadini al governo della città. Il fatto che le diverse anime della sinistra si parlino è una cosa importante (magari tutte le anime e non solo quelle ritenute affidabili da una parte politica), ma questo processo non ha niente a che vedere con la partecipazione. Esso riguarda infatti la politica (un migliore rapporto tra elettori e partiti, tra movimenti e sistema
politico, tra associazioni e organizzazione della rappresentanza). La partecipazione riguarda invece il rapporto tra l’amministrazione e i cittadini: tutte le articolazioni dell’amministrazione della gestione della città (la macchina amministrativa comunale, i settori tecnici, le agenzie e gli enti di gestione ecc.) e tutti i cittadini (i semplici abitanti, i comitati, le associazioni, le mille forme di creatività e di competenza collettiva, anche e soprattutto non istituzionali).

La partecipazione riguarda le relazioni tra il governo delle città, il sistema amministrativo e i cittadini singoli o organizzati
Il terzo tipo di coinvolgimento è viceversa finalizzato alla costruzione di progetti condivisi attraverso strumenti efficaci di progettazione collettiva, di ‘deliberazione’ pubblica e di co-decisione. Esso richiede un confronto aperto e continuo tra amministrazioni e cittadini (sia con i singoli abitanti, sia con le loro spontanee e plurali forme associative) e comporta una effettiva
messa in discussione delle politiche e dei progetti dell’amministrazione. È possibile considerare come partecipazione solo questa modalità di coinvolgimento. Essa è caratterizzata dalla mobilitazione delle energie e della creatività sociale, ed è capace di scoprire soluzioni innovative ed efficaci.
Il processo di partecipazione produce un cambiamento di tutti i soggetti che vi partecipano (amministratori, tecnici, abitanti) attraverso strumenti di interazione come laboratori di progettazione partecipata, workshop, ‘cantieri sociali’, e consente di coinvolgere nelle decisioni pubbliche soggetti normalmente esclusi dai tavoli di discussione (terzo settore e terzo attore, associazioni di volontariato, comitati locali e organizzazioni spontanee dei
cittadini, associazioni e gruppi di lavoro sui temi ambientali o sociali, movimenti e gruppi politici informali e auto-organizzati e così via). La partecipazione consente inoltre di scoprire e di valorizzare la città delle differenze rendendo influente, attraverso strumenti opportuni, il contributo dei bambini, delle donne, degli stranieri e dei migranti, degli esclusi e delle cittadinanze marginali, dei meno abili e dei meno fortunati.

La partecipazione non è una suite di assemblee, ma un insieme organizzato di laboratori e di strumenti di lavoro collettivo per la trasformazione della città.

I modi attraverso i quali è possibile coinvolgere i cittadini sono moltissimi, ma tutti gli esperti e gli operatori della partecipazione sanno che la forma di riunione più inutile è proprio l’assemblea, che sembra viceversa l’unica forma organizzativa proposta dall’Assessorato alla partecipazione. L’assemblea è basata su un rapporto asimmetrico oratori-ascoltatori, non consente la circolarità del dialogo, il confronto diretto, l’approfondimento dei problemi, l’uso di strumenti di lavoro (carte, disegni, ecc.), la discussione in dettaglio dei progetti, la ricerca faticosa delle soluzioni condivise. Ugualmente sconcertante è l’idea di un processo partecipativo che si svolge in un paio di mesi e che finisce nell’elaborazione finale di un programma. Questa è una pratica che non ha niente a che vedere con la partecipazione, che è invece un’attività continua, distesa nel tempo, che affronta via via i problemi sui quale cercare soluzioni comuni, attraverso mille momenti di discussione e di lavori, anche autogestiti, e non secondo un agenda e una modalità di discussione imposte dal’alto.

La democrazia non è uno sport da spettatori. Il rapporto fra democrazia rappresentativa e democrazia partecipata
Vogliamo essere assolutamente chiari: non stiamo proponendo la sostituzione dei processi della democrazia rappresentativa con quelli della partecipazione. Ciò che riteniamo fondamentale, sia a livello teorico che pratico, è la relazione tra le due. Vorremmo suggerire che il punto cruciale sul rapporto fra le due forme di democrazia risiede nel fatto che l’attività della partecipazione garantisce la qualità della democrazia rappresentativa. Se correttamente attuata, la partecipazione garantisce la trasparenza, sottopone a costante
verifica le scelte finanziarie, allarga il processo decisionale a cerchie più ampie della popolazione, riveste un ruolo cruciale nella formazione di gruppi, per ora ridotti, ma destinati ad ampliarsi, di cittadini esperti, istruiti e attivi, che hanno profondamente radicata in sé un’etica del servizio pubblico. Una serie di assemblee, scollegate fra di loro, limitate nel tempo, non paiono proprio poter svolgere questa funzione. Rischiano invece fortemente di promuovere un senso di frustrazione e di inutilità. Rimanendo strettamente nell’ambito della democrazia rappresentativa chiudiamo sottolineando che la strutturazione proposta, centrata sulla aderenza stretta al programma elettorale, il richiamo al vincolo che questa costituisce, e il conseguente potere decisionale della giunta sui contributi raccolti che potranno essere ‘ammessi’ alla discussione del Consiglio Comunale, rappresenta un grave vulnus per il ruolo dell’assemblea dei rappresentanti.

La discussione del rapporto tra Giunta e Consiglio Comunale non è nuova ed è fondamentale.

La Giunta rappresenta unicamente la maggioranza, il Consiglio rappresenta l’intero corpo degli eletti e il rapporto tra i cittadini ed i propri eletti non dovrebbe essere sottoposta ad un vaglio preventivo, privando il consiglio della possibilità di arricchire la discussione sul documento che sono chiamati a votare anche con contributi provenienti dalla campagna di consultazione, indipendemente dalla loro ‘congruità’ con il programma elettorale del Sindaco e
quindi della coalizione che lo ha espresso. Questo rafforza la concezione che, in nome della governabilità, attribuisce sempre maggiori poteri al governo delle realtà (dal locale al globale) e svuota i parlamenti di ogni effettivo potere di indirizzo politico, in definitiva aumentando sempre più il senso di
lontananza tra cittadini ed amministrazioni.

Documento a cura di Giancarlo Paba e Fiammetta Benati

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