Partecipazione "equivoca e mistificata", i Comitati toscani sull'iniziativa della Regione Toscana

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Il Comitato Sansalvichipuò Firenze, il Comitato contro il Sottoattraversamento AV di Firenze, il Comitato Meccanotessile Firenze, i Comitati della Piana fiorentina e Salviamo le Apuane di Carrara scrivono ai partecipanti alla seconda edizione delle giornate di Montaione organizzate dalla Regione Toscana e dedicate a Democrazia e partecipazione.


LETTERA AI PARTECIPANTI
a cura di Giorgio Pizziolo

Pur essendo stati invitati non intendiamo partecipare direttamente all’incontro del 19 e 20 novembre per non rischiare di essere coinvolti in una valutazione comunque positiva sullo stato della partecipazione in Toscana. Riteniamo infatti che la Partecipazione in Toscana si trovi in una condizione estremamente equivoca e mistificata, e per tentare di contribuire a dissipare questo pericoloso stato di cose inviamo questa breve “Lettera aperta”, con la speranza che la legge e la sua attuazione vengano quanto prima radicalmente cambiate.

I limiti della impostazione della legge

Fino dal suo apparire abbiamo criticato la legge che esplicitamente risultava, e si è ampiamente confermata, come una legge di “normalizzazione” della partecipazione, nata apposta per limitare la critica spontanea che nasceva dalla società civile toscana e che tanto preoccupa l’establishment politico dirigenziale regionale. L’intera impostazione della legge è rivolta a questo fine ed in particolare lo sono gli articoli riguardanti gli obbiettivi della legge stessa e più che altro le diverse modalità operative, dai controlli ai finanziamenti alle procedure e alle diverse figure dei controllori.

Abbiamo quindi una legge di “comando” sulla partecipazione, diretta e promossa dall’alto, rivolta a “creare consenso”, anziché , come avrebbe dovuto essere, una legge di Promozione della Partecipazione, una legge che favorisse la nascita di esperienze diverse, dal basso, e che , proprio sulla base delle libere sperimentazioni concrete, potesse pervenire ad una crescita sia scientifica che democratica dell’esperienza della partecipazione stessa.

I gravissimi limiti nelle modalità di applicazione

Le figure dei Garanti, sia quello della comunicazione, che quello del procedimento, sono risultate negative, molto oltre le più nere previsioni, proprio perché non sono “garanti” della partecipazione ma al massimo degli interessi dei committenti.

– Lo abbiamo visto subito, fino dalle sue prime esperienze urbanistiche, il Garante della comunicazione assume un ruolo assai distante da quello di garanzia del processo , ma diviene un selettore dell’ascolto, e quindi un’interprete “sacerdotale” della partecipazione decidendo lui quali sono gli esiti dell’esperienza stessa. E’ un grave errore scientifico ed epistemologico, oltre e una grave alterazione democratica. La comunità partecipante viene privata del suo bene maggiore, quello di valutare autonomamente i risultati, di attribuire i valori e i giudizi sull’esperienza e quindi di scegliere. Ci si avvale del proprio potere e del proprio prestigio per banalizzare i risultati e di fatto per ricondurre quella comunità all’ubbidienza o addirittura là dove la si doveva portare, con buona pace del processo di libero accrescimento della comunità stessa.

– Ma ancora più grave è stato il ruolo dell’altra struttura di garanzia, l’Autorità per la Partecipazione, nelle fasi di assegnazione dei fondi, nell’imposizione di procedure partecipative estremamente discutibili e prese a prestito da qualche rivista specializzata, negando ogni sperimentazione scientifica legata ai luoghi e alle singole comunità, ed imponendo indirizzi e pratiche omologhe alle linee imposte. In tal modo una grave cappa grava su ogni tentavo di partecipazione spontanea, e più in generale su tutta questa prima fase di applicazione della legge.

– Un’ulteriore limitazione nell’applicazione della legge è data dal ruolo di monopolio svolta da alcune strutture private spesso ricorrenti negli incarichi ed in particolare con il caso di Avventura Urbana. Questa struttura che aveva avuto un ruolo decisivo in fase di elaborazione ed approvazione della legge, ha poi potuto partecipare alla gara di assegnazione dei progetti attuativi e l’ha vinta ed ora, proprio in questa circostanza, si trova anche a svolgere l’attività di bilancio dell’esperienza stessa. Ogni commento ci pare superfluo, se non fosse ulteriormente necessario segnalare che i rigidi metodi adottati da questa struttura spesso hanno un effetto di boomerang per le popolazioni che hanno avuto questa esperienza, le quali non vogliono più sentire parlare di partecipazione, e per le quali la partecipazione stessa è ormai bruciata.

– Infine va segnalato uno specifico settore nel quale queste errate impostazioni stanno provocando delle contraddizioni allarmanti: il settore del Paesaggio. Com’è noto la Convenzione Europea del Paesaggio ha introdotto su questo campo un visione innovativa, che potremmo definire ecologicamente e socialmente “profetica”. La convenzione fa riferimento esplicitamente alla “percezione sociale” e quindi alle pratiche partecipative nei confronti dei Luoghi, di qualunque natura essi siano. Questo nuovo modo di riferirsi alla partecipazione è fortemente inedito e richiede la massima delicatezza scientifica e democratica , che può svilupparsi solo in termini sperimentali di ricerca/azione. Qualunque imposizione dirigistica o precostituita sulla “Partecipazione agli Ambienti di Vita”, come chiede la Convenzione, risulta estremamente dannosa e porterebbe la Toscana fuori dall’Europa.

A questo proposito ci preme segnalare un nodo sulla partecipazione in Toscana, rispetto al quale non sono assolutamente applicate le direttive europee. Ci riferiamo alla questione del Sottoattraversamento dell’Alta Velocità a Firenze, dei suoi incredibili pericoli, della sua inutilità, dei costi ed anche del suo progetto alternativo. Tutto il progetto definitivo in corso si svolge fuori dalle più elementari verifiche e Valutazioni (v. VAS). Riteniamo e chiediamo che su questo incredibile episodio venga svolto un procedimento partecipativo di ampio respiro.

Ma un muro di silenzio circonda l’operazione, ed anzi si profilano esiti paradossali come gli aiuti psicologici per le ansie dei cittadini preoccupati per le loro abitazioni. Dopo quanto è avvenuto a Bologna pensiamo che non ci siano margini di dubbio sulla pericolosità e sulla conduzione del progetto TAV e se la partecipazione si trovasse esclusa dalla possibilità di intervenire nelle scelte generali della TAV a Firenze, o peggio venisse coinvolta nelle operazioni parapsicologiche, potremmo dire che la legge sulla partecipazione e le sue modalità applicative si sarebbero dimostrate un fallimento totale.

Augurandoci una totale riscrittura della legge, una sua diversa impostazione ed una sua diversa pratica, che possa nascere dalla sperimentazione dal basso.

Se la legge non verrà riscritta garantendo la libera ed autonoma partecipazione delle popolazioni, e se permarranno gli attuali condizionamenti, l’esperienza della partecipazione in Toscana è da ritenersi mistificatrice e antidemocratica.

0 Comments

  1. Iolanda Romano

    Per completezza di informazioni si invia la nostra risposta alla lettera del Prof. Pizziolo da noi mandata a tutti i destinatari della sua lettera. Ci spiace che essa finora non sia pubblicata se non dalla Rete Nuovo Municipio.

    Vorremmo fare alcune precisazioni in merito alla lettera aperta scritta dal Prof. Giorgio Pizziolo e pubblicata sul sito del Comitato di San Salvi ( http://firenzecomitatosansalvi.blogspot.com/2010/11/lettera-ai-partecipanti.html).

    Il nostro intervento ha come esclusivo obiettivo quello di far chiarezza su alcuni punti della lettera evitando qualsiasi polemica con il prof. Pizziolo riguardo ai giudizi che esprime sul nostro lavoro (che ovviamente riteniamo non veri, offensivi e non accettabili ma per questo lasciamo parlare i fatti). Ma non è di questo che vogliamo parlare. I punti che ci preme sottolineare sono due e riguardano: 1) il presunto “ruolo di monopolio svolto da alcune strutture private” nella gestione dei processi partecipativi promossi dalla legge 69 e 2 ) il ruolo di Avventura Urbana rispetto “l’attività di bilancio” e valutazione della legge stessa.

    Per quanto riguarda il primo punto (il presunto monopolio) si vuole sottolineare che prima di scrivere sarebbe meglio osservare i dati. Infatti i progetti finanziati dall’Autorità regionale attraverso la legge 69 sono al momento 65 e Avventura Urbana (anche in rappresentanza dell’ATI che si è aggiudicato la gara regionale – decreto 2760/2010) su 65 ne ha gestiti solo 5. (si allega la tabella ufficiale distribuita dalla Regione Toscana ai partecipanti del convegno di Montaione, svoltosi il 19 e 20 novembre scorso).
    Come si può verificare, la tabella mostra la presenza di una pluralità di soggetti (associazioni, società, fondazioni, centri studi, università ecc) che operano nella progettazione e gestione di processi partecipativi in svariati campi di applicazione (politiche urbanistiche, sociali, sanitarie ecc). Per fare un esempio le università – categoria a cui lo stesso Prof. Pizziolo appartiene- che hanno gestito processi partecipativi sono ben 16.
    Vi sono anche casi in cui le amministrazioni hanno deciso di realizzare in proprio i processi partecipativi senza assegnare incarichi esterni. Riteniamo pertanto che non sussistano presunte posizioni di monopolio ma che al contrario la legge abbia aperto uno spazio importante per diversi soggetti, pubblici e privati, di promuovere legittimamente la realizzazione di processi partecipativi sul territorio toscano.

    Per quanto riguarda il secondo punto (la valutazione della legge 69) vorremmo soltanto sottolineare che il momento di ascolto realizzato a Montaione aveva il solo obiettivo di far esprimere una pluralità di soggetti (amministratori, tecnici, professionisti e singoli cittadini) su cosa ha funzionato e cosa no a due anni di distanza dall’approvazione della legge. Si è trattato pertanto di una discussione che ha condotto ad individuare, dal punto di vista qualitativo, i principali problemi ed alcune possibili soluzioni secondo l’opinione di soggetti che a vario titolo hanno “utilizzato” la legge. La valutazione finale delle legge 69 – quella vera – sarà invece realizzata, su incarico della Regione, dall’IRPET Toscana, organizzazione terza con la quale non abbiamo alcun tipo di rapporto e/o incarico di professionale.

    Cordiali saluti, Iolanda Romano
    Presidente di Avventura Urbana

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