Parlarsi a piedi nudi

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Era gremita di persone la moschea di via Ghibellina in occasione del dibattito “Clandestini?” sui temi dell’immigrazione e del pregiudizio antiislamico.
“L’appuntamento di stasera non è una cosa nuova per l’Islam” fa notare il giovane imam Elzir Izzedin “La moschea non è solo un luogo di preghiera, ma di incontro e di discussione tra i musulmani e la società in cui vivono. La comunità islamica toscana è ancora giovane e discussioni come questa aiutano tutti”.
Spunto dell’incontro, il libro della giornalista Maria Pace Ottieri, “Quando sei nato non puoi più nasconderti”, un viaggio nelle storie dei migranti in Italia, da Lampedusa a Gorizia.
“L’immigrazione è il fenomeno più importante della nostra epoca”, sottolinea la Ottieni. “Quello degli italiani è in realtà un ‘pre-razzismo’, un razzismo inconsapevole dettato da paura e ignoranza. Manca la volontà di comprendere”.
“Il dialogo è fondamentale – le fa eco Maria Omodeo del COSPE – con questa chiusura perdiamo potenzialità di convivenza. Nell’immaginario dei profughi l’Italia è un buon posto per i diritti umani. Poi vengono qui e vedono negato ogni diritto a loro e ai loro figli. Ma quei bambini che nascono senza diritti e cresceranno senza diritti si sentiranno sempre degli esclusi, che non potranno dare il loro meglio nello scambio culturale”.
Affrontato poi l’argomento scottante dei CPT, Centri di Permanenza Temporanea, o “di Detenzione Temporanea”, secondo le parole di Don Alessandro Santoro: “Eppure serate come questa mi rincuorano moltissimo. Siamo tutti a piedi scalzi e c’è un clima fecondo. La società dovrebbe essere una grande moschea dove tutti hanno il coraggio di mettersi a piedi nudi di fronte all’altro, e riconoscere che l’altro è una ricchezza”.
Presente anche l’assessore all’immigrazione Marzia Monciatti, che ha sottolineato la difficoltà di dare voce a una realtà così delicata nella complessa macchina dell’amministrazione pubblica.
Si è parlato poi degli arresti dello scorso 2 aprile, che “con la scusa della lotta al terrorismo”, ha denunciato l’avvocato Luigi Mughini, “hanno in realtà seguito la logica dell’immigrato visto solo come minaccia all’ordine pubblico. Fin dallo sbarco e lungo tutta la sua esperienza nel nostro paese, l’immigrato deve avere a che fare con la polizia. Perché non potrebbe occuparsene la società civile? Perché non un ufficio del comune, anziché la questura?”.
“Dovete immaginare cosa significa vivere nella paura, scappare appena si vede una divisa”, racconta M’baye Pap Djaw, che riporta le esperienze dei suoi connazionali senegalesi “oppure passare le notti insonni perché sai che la polizia viene a fare i controlli alle 5 del mattino. Inoltre le indagini di Medici Senza Frontiere nei CPT hanno dato risultati agghiaccianti… Ma in una società c’è un minimo di etica che non si può negoziare”.
Un’ultima nota positiva da Labib, esponente della comunità islamica: “Lo so che c’è diffidenza da entrambe le parti. Ma io stasera ho visto qualcosa di buono”.

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