Parcheggio Piazza Ghiberti, otto imputati in tribunale

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[Fonte: La Nazione Firenze, 17/02/10]

Nata da una precedente indagine su una serie di appalti sospetti per la manutenzione dei giardini comunali, l’inchiesta sulla costruzione del parcheggio interrato di piazza Ghiberti, passato da quattro a due piani e costato più di venti miliardi delle vecchie lire, è approdato ieri mattina in tribunale.
Nei due faldoni dell’inchiesta, che sono stati accorpati dal pm Giulio Monferini, compare il nome di otto imputati accusati a vario titolo di corruzione, truffa aggravata e abuso di ufficio. Anello di congiunzione tra le due tranche dell’inchiesta è l’architetto Annibale Todaro, già responsabile del verde pubblico di Palazzo Vecchio. Il pm Monferini contesta il reato di corruzione a Todaro e all’imprenditore Roberto Banchetti per quanto riguarda i conferimenti degli appalti di manutenzione di una cinquantina di giardini fiorentini. Secondo l’accusa, Todaro avrebbe favorito l’impresa di Banchetti che, a sua volta, avrebbe sistemato con una spesa ritenuta eccessivamente bassa la casa di Rignano del professionista. Contestato l’abuso d’ufficio anche a Nicola Curradi e a Stefano Passerotti, che lavoravano con Todaro. Da intercettazioni sugli appalti è poi emerso il caso del parcheggio di piazza Ghiberti, per il quale erano stati rinviati a giudizio il direttore dei lavori, l’ingegner Sergio Fittipaldi, il progettista strutturale, ingegner Daniele Storai e l’ex amministratore delegato della Firenze Parcheggi, Luigi Di Renzo, oltre allo stesso Todaro in quanto direttore tecnico della Firenze Parcheggi dal 2002 al 2003.
In base a quanto sostenuto dalla procura, le previsioni dei costi dell’opera sarebbero stati manipolati per far apparire più conveniente, ma anche l’unica possibile, la soluzione a due piani. In realtà il parcheggio ha incontrato notevoli difficoltà a causa, come si è sempre sostenuto, della falda acquifera. Nel 2000 la Firenze Parcheggi affidò l’appalto alla Baldassini e Tognozzi che è diventata poi la capofila del project financing. Il 15 luglio del 2000 l’annuncio: per completare l’opera ci vorranno 2 anni e otto mesi, taglio del nastro nel febbraio 2003. Ma già nel maggio 2001 i carotaggi misero in luce la presenza di «massi erratici», grandi pietroni che rischiavano di compromettere lo scavo. Si usarono macchine particolari, ma a causa del rumore l’Arpat impose barriere fonoassorbenti. A causa della defezione di un subappaltatore non si fecero passi avanti fino al luglio 2003, quando venne cambiato il progetto: non più quattro piani, ma due.

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