Palestina, troppa tolleranza per un massacro programmato.

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di Katia Raspollini

Dialogo con l’imam di Firenze, il palestinese Izzedine Elzir “Spero si terrà un vero processo contro i crimini commessi”

izzedin_elzirIzzedine Elzir è un giovane palestinese, arrivato in Italia nel 1991 per studiare mentre in Palestina era in corso la prima Intifada; la sua famiglia ed i suoi parenti si trovano nei territori occupati. Oggi è imam (capo della comunità islamica) della moschea di Firenze e portavoce dell’Ucoi – unione delle comunità islamiche. Lo abbiamo incontrato subito dopo i bombardamenti di Gaza. Signor Elzir, il governo israeliano ha annunciato una tregua nei territori palestinesi.

Cosa si attende da questo nuovo scenario?

“È da 60 anni che esiste la “questione palestinese”. I massacri di questi ultimi giorni non costituiscono la prima strage e temo ve ne saranno ancora nonostante la tregua annunciata. Ci sono molti scrittori e politici israeliani che hanno sostenuto chiaramente “la politica del massacro” perpetrata dal loro governo contro i palestinesi per rendere la Palestina “una terra pura”. Dunque davanti all’annuncio di questa tregua non posso che sperare”.

Recentemente il ministro Ronchi ha affermato che l’Ucoi aderisce ad un “islam integralista” in quanto prende posizione contro lo stato di Israele. Cosa pensa di questa affermazione?

“E’ priva di fondamento. L’islam rispetta l’ebraismo più di quanto il ministro non sappia, infatti ha sempre accolto nel corso della storia gli ebrei che venivano perseguitati. A me personalmente interessa il destino di tutta l’umanità e dunque dei palestinesi quanto degli ebrei. In merito allo stato d’Israele occorre precisare che la questione fra Israele e la Palestina è di carattere politico, e come tale su di essa ci sono diverse opinioni. Noi come Ucoi abbiamo sempre promosso il dialogo interreligioso con gli ebrei”.

Anche per una parte del mondo ebraico la questione palestinese è un fatto politico…

“Sì, ci sono numerosi ebrei antisionisti (contrari allo stato di Israele in Palestina, n.d.r.). che vivono a New York. Anche da un punto di vista religioso sono contro l’occupazione israeliana in quanto affermano che gli ebrei devono far ritorno in Terra Santa solo dopo il ritorno del Messia. Ma queste persone rimangono in ombra perché non hanno potere politico”. Un articolo uscito sul manifesto qualche giorno fa titolava “ Gaza sola davanti al mondo”.

È veramente sola Gaza?

“Sì, Gaza è sola davanti ai governanti del mondo, ma gli uomini e le donne libere sono con Gaza”. E gli organismi internazionali, come giudica la loro reazione di fronte al caso palestinese? “Gli organismi internazionali applicano due pesi e due misure: la Palestina è una prigione a cielo aperto dove non si interviene seriamente sui crimini commessi, che sono a tutti gli effetti crimini contro l’umanità. Spero che un giorno chi ha commesso queste atrocità, come l’uso del fosforo bianco sulla popolazione civile, verrà processato da un tribunale internazionale. Altrimenti resterà la logica della giungla: vince il più forte”.

Per quanto riguarda il nostro paese, come vede le numerose manifestazioni che sono state indette per la pace in Palestina?

“Mi sembra una cosa positiva che l’Italia si mobiliti applicando il principio di partecipazione diretta e di democrazia. Non importa professarsi pro o contro qualcosa. Sono importanti i principi”.

Soluzione di piombo?
di Floriana Pagano

Sono più di 1300, secondo le Nazioni Unite, i palestinesi uccisi a Gaza dall’inizio dell’operazione “Piombo fuso”, l’offensiva israeliana iniziata il 27 dicembre e durata 3 lunghissime e terribili settimane; almeno 5300 i feriti, molti gravi, tra cui 1890 bambini e 795 donne. Ventunomila case distrutte o gravemente danneggiate così come le infrastrutture. Sul fronte opposto gli israeliani hanno avuto 13 vittime, di cui tre civili. L’ONU, dalla cittadina svizzera di Davos dove si è svolto il Forum Economico Mondiale, ha lanciato un appello alla Comunità Internazionale: per far fronte alla situazione dei civili palestinesi a Gaza serviranno 600 milioni di dollari. I morti però non si potranno resuscitare. “Un frutto della circostanza”, li ha definiti l’attuale ministro degli Esteri Tzipi Livni.

Ma l’enorme sproporzione delle vittime, agli occhi del mondo che intero è rimasto passivo e sgomento a guardare le morti dei civili inermi, non riuscirà mai a giustificare che tutto ciò sia stato dettato dalla reazione israeliana ai razzi di Hamas. Adesso l’operazione Piombo fuso è stata interrotta, ma la questione rimane aperta e irrisolta quanto prima. E così sarà finché non si arriverà a coinvolgere Hamas, vincitore delle ultime elezioni del 2006, che rappresenta almeno metà della popolazione palestinese, ai tavoli negoziali e soprattutto fin quando Israele non riconoscerà al popolo palestinese il diritto ad un proprio Stato libero ed indipendente.

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