15 novembre 2018

OstiNati per la pace

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Lisa Clark, pacifista americana contro la guerra degli USA. L’abbiamo incontrata per parlare di Iraq. Nei giorni scorsi Lisa ha presop arte all’iniziativa “OstiNati per la pace” promossa dal movimento Beati costruttori di Pace, insieme a Rete Lilliput, Bandiere di Pace, Pax Christi, Un ponte per…, Chiama l’Africa, Cem Mondialità e alcuni parlamentari, tutti sotto Palazzo Chigi per protestare contro la guerra e chiedere il ritiro delle nostre truppe dall’Iraq.
Lisa, cosa vi ha spinto a questo tipo di iniziativa?
Il nostro governo sta spudoratamente mentendo facendoci credere che le truppe sono in Iraq per la pace, mentre i nostri soldati sparano con i cannoni! Viene fatto passare tutto sotto silenzio. Ma quello che ci ha veramente sconvolto è stato vedere il palazzo del governo disabitato nonostante una guerra in corso, con Berlusconi che veniva avvistato a San Siro a fare “chi non salta interista è”..!! In queste condizioni non si poteva passare in modo sereno un momento di pace come la Pasqua.
Però sullo scenario internazionale pare che qualcosa in questi giorni si stia sbloccando: l’annunciato ritiro delle truppe spagnole è stato addirittura anticipato da Zapatero e Bush sembra aver accusato il colpo.
Ogni pacifista sa bene che un’azione creativa in un muro contro muro crea scompiglio. Noi da tempo avevamo auspicato il ritiro delle truppe italiane e questo non perché crediamo che ciò avrebbe messo la parola fine all’occupazione dell’Iraq da parte delle truppe internazionali. Però avrebbe aperto lo spazio a soluzioni alternative. Adesso le truppe le ha ritirate la Spagna, le sta ritirando l’Honduras e altri paesi lo stanno ventilando: per gli americani è una scossa e questo riapre la porta alla politica.
Come vedi la presa di posizione di Prodi riguardo la mossa di Zapatero? Da un lato vede un “ricompattamento” del fronte europeo, dall’altro non ritiene utile il ritiro delle truppe in questo momento.
è evidente che è una posizione contraddittoria. Prodi spesso si contraddice, preferisco considerare solo la prima parte…
Riguardo alle soluzioni alternative si parla costantemente di coinvolgere l’ONU, ma non si capisce come. Non ti sembra si stia facendo un po’ di confusione?
è proprio così, non è certo facendo un pastrocchio che cambi solo il colore dell’elmetto ai soldati che si risolvono i problemi. Noi vorremmo che l’ONU fosse coinvolta, ma solo a tre condizioni: la prima, che lo chieda il popolo irakeno, e questo ci sembra possibile visto quello che sta passando; la seconda, che vengano ritirate tutte le truppe d’occupazione; la terza, che la forza multinazionale che verrà dispiegata sia composta da truppe di paesi che fino ad ora non hanno partecipato alle operazioni in alcun modo. Di questa forza secondo noi dovrebbero far parte molti paesi arabi, eccetto quelli confinanti con l’Iraq o che possano avere interessi nel paese. Se ci fossero queste condizioni l’ONU potrebbe davvero inviare in Iraq una forza disarmata. La popolazione almeno capirebbe che non ci sono brutte intenzioni. è un sogno, ma la situazione è grave e solo una svolta radicale porterebbe dei frutti.
Ed è davvero possibile secondo te un epilogo da sogno nella crisi irakena?
Devo essere per forza ottimista. Ci sono forti segnali che ci fanno sperare in un ripensamento totale che nasce dalla volontà dei popoli. Oltre alla decisione spagnola, per esempio, Blair è in rotta con le ultime posizioni assunte da Bush sulla questione arabo-israeliana. Credo che presto Bush sarà abbandonato anche dal suo popolo.

Lisa Clark, statunitense, in Italia da anni, è esperta di nonviolenza ed ha partecipato con l’associazione Beati costruttori di Pace a numerose iniziative di pacificazione e della costruzione della società civile, soprattutto in Africa centrale.

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