Operazione Mukki lotte

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Si sente dire che la Mukki sarà privatizzata, ma questa definizione è ingannevole dato che la Mukki è già una SpA (Comuni di Firenze e Pistoia e Consorzio livornese del Latte sono i principali azionisti). Si dice anche che il caso Mukki abbia a che fare con l’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto), ma il latte non è un servizio, e i GATS questa volta non c’entrano.

Quella della Mukki è una storia tutta locale e comincia con una delibera di indirizzo votata nel 2001 dal consiglio comunale di Firenze, delibera che passò con un solo voto contrario. L’indirizzo era quello di liberare i soldi immobilizzati in attività come le farmacie, l’aeroporto e la centrale del latte, per monetizzare 110 miliardi di vecchie lire, pagare i debiti e investire in settori più “socialmente pertinenti” come gli asili. Ma ammesso (e non concesso) che il Comune non abbia altre strade per recuperare liquidità – cosa contestata dal Gruppo consumo critico del Firenze social forum, promotore della campagna “Mukki Lotte” – il problema urgente adesso è: come fare uscire gli attuali soci e farne entrare di nuovi senza che la logica di tutela dell’interesse pubblico venga meno? I pretendenti all’acquisto fino a ieri erano due – Parmalat e Publimilk – ma la recente gara è andata deserta per cavilli burocratici ed errori formali, e adesso c’è da decidere il da farsi.

Parmalat è una multinazionale e il suo unico obiettivo è il profitto. Se Mukki fosse sua, potrebbe in qualsiasi momento cambiare le politiche di fornitura e di impiego: potrebbe cessare ad esempio di raccogliere il latte dai piccoli allevatori del Mugello, tagliare il personale o renderlo flessibile come tutte le multinazionali al mondo.
Publimilk è l’espressione di una cordata nata tra gli allevatori del Mugello, composta da soggetti come la Granducato (legata alla Coldiretti) e la ricca Cooperlat di Jesi, che raccoglie latte su tutto il territorio nazionale. “Questa è una cordata locale, di gente comune: allevatori, trasportatori, dipendenti, cittadini, e organizzazioni sindacali (non quelle dei dipendenti). Non è la politica senz’anima, dell’economia dei ragionieri, è la politica con l’anima della gente comune”. Il discorso convince. Ma alcuni lavoratori, durante un incontro pubblico, hanno sostenuto di non aver saputo niente di questa cordata prima che fosse presentata l’offerta, e si ha anche l’impressione che il Comune abbia già assegnato una corsia preferenziale a questo nuovo soggetto.
Certo, la migliore soluzione potrebbe essere l’azionariato popolare diffuso, ma questa soluzione non trova molti riscontri nel reale, e andrebbe progettata da zero.
Dopo che l’asta è andata deserta però, le istituzioni hanno avuto qualche ripensamento. Emerge il nuovo scenario di un polo toscano comprendente una maggioranza del 51% di istituzioni pubbliche direttamente interessate (Regione Toscana, Provincia, comuni del Mugello, lo stesso comune di Firenze) che garantisca la valorizzazione dell’indotto locale, e il restante 49% suddiviso tra Publimilk e una quota di azionariato popolare.
L’operazione Mukki Lotte del Gruppo Consumo Critico del Firenze Social Forum continua, rimettendo in discussione la decisione del Comune di ‘dismettere’, presa quasi all’unanimità, e rivendicando il diritto a uno scenario che offra garanzie per i lavoratori e per il territorio.

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