18 dicembre 2018

Onna, ricostruire con l’anima

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di Cecilia Stefani

Dolore, rabbia, paura. Ma anche speranza e gratitudine. Negli abitanti di Onna, il piccolo centro abruzzese devastato dal recente terremoto, gli stati d’animi si accavallano e si confondono. Ce lo racconta Giulia Spalla, giovane psicologa fiorentina che proprio ad Onna vive la sua prima esperienza da volontaria sul campo. “Arrivando in paese ciò che si vede è impressionante: su 100 case che c’erano, solo 6 sono rimaste in piedi. La strada principale è piena di macerie. Onna da sola ha avuto 40 morti, tra questi 17 giovani sotto i 25 anni. Chi è rimasto sono in gran parte adulti e anziani. In questo contesto, come in tutti quelli di emergenza, il lavoro dello psicologo consiste nell’esserci, nello stare a disposizione là dove sono le persone: nel campo, nelle mense, nei viottoli tra le tende.
Com’è ovvio, non avevo uno studio dove ricevere, gli incontri avvenivano in
genere all’aperto, magari passeggiando”. Giulia è stata chiamata a dare supporto ad Onna da una collega della sua professoressa, e all’inizio era la sola
psicologa presente, affiancata da volontari con competenze diverse. “Oltre alla presenza al campo, mi sono trovata ad accompagnare le persone nella visita a ciò che restava della loro casa… per tutti un momento difficile da affrontare: si rivive la paura di quella notte, il dolore legato alla perdita di un parente, lo smarrimento del non avere più un tetto… Ma devo dire che la gente di Onna mostra anche una grande forza e determinazione, vuole prendere in mano il proprio futuro”.

Giulia è una “psicologa della salute”, segue cioè una scuola che mette al centro le risorse della persona e del suo contesto, piuttosto che la malattia o il disagio. L’obiettivo del suo lavoro è quindi quello di essere di sostegno e stimolo nell’attivare impulsi positivi, vitali. È stato così iniziato un percorso partecipato per la ricostruzione, dove gli abitanti di Onna possono definire come e dove vorrebbero ricostruire il proprio paese. Un aiuto inatteso è arrivato dalla Germania, che si è detta disponibile a finanziare la ricostruzione di Onna, una specie di “risarcimento” per la strage nazista che proprio qui nel giugno 1944 causò la morte di 17 persone. “Abbiamo già incontrato più volte l’ambasciatore tedesco – spiega Giulia, e discusso delle prospettive future. Non ci nascondiamo che il percorso non sarà breve né facile, ma gli scambi avuti hanno dato fiducia alle persone”. Del tutto opposto l’atteggiamento degli onnesi verso gli annunci trionfali del premier, ritenuti il più delle volte assurdi e offensivi. “La passerella dei politici e l’invadenza dei media vengono vissuti come uno ‘sciacallaggio’… di sicuro si preferisce chi viene per lavorare, che è accolto con enorme gratitudine e affetto. Ma c’è anche paura del momento in cui il terremoto non sarà più in prima pagina e gli abruzzesi resteranno da soli a gestire il dopo…”.
Rispetto allo spostamento del G8 a L’Aquila, Giulia non ha mezzi termini:
“Un’idea allucinante. È assurdo pensare di organizzare un simile evento in
una regione devastata, al solo scopo di deviare qui dei fondi e di evitare le manifestazioni.
Su questo punto – aggiunge, credo che sarà importante pensare a forme di protesta che coinvolgano la popolazione, stabilendo contatti con i gruppi e i movimenti locali, ma anche con i semplici cittadini che vivono nei campi. Questo potrebbe non essere semplice: forse è un caso, ma negli ultimi giorni si nota un controllo molto più rigido, quasi militarizzato, sugli ingressi alle tendopoli… solo gli autorizzati dalla Protezione civile possono entrare, mentre c’è molta diffidenza verso i volontari senza etichette. Se vogliamo contestare i ‘grandi’ e le decisioni che vengono prese sulle nostre teste, dobbiamo saper partire davvero dal basso”.

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