Omar e l’identità islamica

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Sarà presto aperta a Firenze una sezione dell’associazione Giovani Musulmani d’Italia, nata 3 anni fa a Milano e oggi presente in varie città italiane. Per capirne contenuti e obiettivi abbiamo parlato con Omar, attivo anche alle Piagge nel gruppo del bar l’Approdo (vedi sopra). Omar Tajjura ha 19 anni, è iscritto a medicina e sogna di lavorare per un’associazione umanitaria.

Giovani Musulmani d’Italia: che cosa si propone questa associazione?
L’ associazione è nata per la formazione dei giovani musulmani, per dare loro un’identità culturale e religiosa, indispensabile a creare un dialogo costruttivo con la società in cui vivono e in cui spesso sono nati. Sappiamo infatti quanto sia importante e necessario il confronto, ma dobbiamo essere preparati a rispondere nel modo migliore durante gli incontri con le altre religioni, culture e realtà sociali. Il tema della formazione è molto importante, solo quando conosciamo bene noi stessi siamo pronti ad affrontare l’altro in maniera costruttiva e con rispetto. I responsabili della sezione di Firenze saremo proprio io e mia sorella Rosana di 22 anni.

Come vivono i musulmani a Firenze, sono integrati nella società?
Credo che sia doveroso fare una prima distinzione tra chi è emigrato in Italia e chi, come me, è nato qua; i primi, possiamo dire, si sono integrati nella società italiana, perdendo spesso qualcosa della loro cultura, noi invece cerchiamo di creare l’intercultura, quindi abbiamo mantenuto le nostre origini pur essendo italiani. Questo spinge a creare una società più unità e rispettosa.

Quali sono i progetti della tua comunità?
Come comunità siamo aperti a ogni iniziativa; ultimamente in Moschea sono arrivati anche degli Scout che ci hanno proposto un’occasione di dialogo e, potrà sembrare strano, sono venuti a incontrarci anche gruppi di turisti per avere uno scambio culturale e religioso. Tutte queste proposte sono benvenute perché favoriscono il dialogo e lo sviluppo di una società basata sul rispetto reciproco. Io studio medicina, faccio tantissime cose ma il mio scopo principale è la crescita della comunità, mi dedico a questo con passione, mi sento in dovere di farlo per me e per gli altri.

Recentemente a Milano è scoppiata una polemica sulla creazione di una scuola islamica: cosa ne pensi delle strutture realizzate solo per i musulmani?
Secondo me, ma non sono il solo a pensarla così, ciò che si è tentato di creare a Milano è sbagliato. Basta guardare la situazione dell’Inghilterra e della Francia, dove sono nate strutture apposite per i musulmani che sono servite solo a ghettizzarli, allontanandoli dalla società in cui vivono e arrivando a conseguenze paradossali: in alcuni quartieri di Londra i musulmani pakistani parlano solo pakistano pur essendo nati in Inghilterra1 La creazione di strutture apposite può sembrare un atto di apertura verso le comunità musulmane, ma serve solo a isolarli all’interno del paese in cui vivono.

Parlando di una questione spesso dibattuta in modo superficiale, puoi spiegarci brevemente il significato del chador proprio dal punto di vista islamico?
A molti sembrerà strano ma lo chador è soltanto un mezzo che Dio ha dato alla donna per farsi apprezzare dall’uomo non per le sue doti fisiche ma per la sua interiorità. Nessuno può imporre il velo alla donna, la scelta di indossarlo è soltanto sua. Nel Corano c’è scritto esplicitamente che Dio ha creato tutti uguali, nessuno deve prevaricare sull’altro, poiché: “Il migliore di voi sarà colui che ha più fede”.

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