Occasione di verità

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Provo un po’ di imbarazzo nel raccontare qualcosa di entusiasmante, qualcosa che accomuna la sensibilità e le aspettative di tanti ragazzi che insieme, faticosamente, cercano di costruire un senso nuovo, positivo, prezioso per la loro vita.
Il nostro primo vero “kairòs” [in greco, occasione giusta, n.d.r.] l’abbiamo vissuto in un’assolata domenica di fine marzo, al momento del Padre Nostro durante la Messa della domenica alle Piagge. La decisione è stata quella di definirci omosessuali cristiani, una scelta dura che solo dopo molto ragionare è riuscita ad emergere. Abbiamo deciso di venire alla luce (di nascere, nel vero senso della parola) proprio nella vostra (nostra) comunità e qui avere il punto di riferimento indispensabile per costruire un cammino che speriamo possa essere tanto faticoso quanto emozionante, per tutti. Le nostre aspettative sono tante, ma come gruppo siamo agli inizi, dobbiamo ancora trovare un metodo che ci consenta di perseguire ciò che vogliamo nel migliore dei modi.
Il gruppo esiste da più di tre anni ma solo nella nostra nuova comunità ci siamo dati una vera fisionomia, siamo cresciuti come numero e maturati come persone. Ci sono alcune parole chiave che dovranno essere le basi per ciò che stiamo costruendo. Innanzitutto crediamo che il confronto (l’incontro e infine l’accoglienza), senza riserve e senza alcun pregiudizio, sia indispensabile e non solo per coloro che vivono la nostra “condizione” ma per tutti quelli che oggi, nella nostra società, in un modo o nell’altro, sono giudicati ed emarginati. Crediamo che l’autoironia sia uno strumento efficace per affrontare i tanti problemi quotidiani di ciascuno. Poche cose, per la verità, abbiamo stabilito come certe e molto cammino resta da fare, ma sicuramente un passo importante è stato compiuto: per noi ragazzi, presentarsi “ufficialmente”, formalmente e dunque definitivamente alla comunità, ha voluto dire molto. In quel momento ci siamo sentiti parte di un’unica grande forza, ci siamo sentiti protetti, compresi ma anche fieri di avere avuto la possibilità di mostrarci ai nostri fratelli per quello che realmente siamo; ci siamo sentiti orgogliosi anche per tutti quelli che come noi in tante parti d’Italia ancora vivono nel disprezzo e nella derisione; per chi identifica l’omosessualità in una deviata patologia sessuale; per chi non ha la forza di venire fuori… Ci siamo immedesimati in un solo momento in tutte queste realtà, in tutte queste situazioni.
Don Alessandro è stato fondamentale; è stato lui a volere questo momento durante la Messa e l’episodio di Maria Maddalena ha ricordato che di fronte a Dio siamo tutti nudi, come Gesù lo era davanti ai suoi carnefici. Spesso non si riesce ad accettare la nostra nudità, la società in una sorta di schizofrenico meccanismo ora ce la impone ora ce la vieta, censurandola. Alcuni ragazzi, così, si sentono impuri davanti all’eucarestia, indegni di quel corpo scarnificato, insanguinato e sofferente morto anche per loro. La nostra volontà è combattere questa impurità, questo senso di sporco, ribadire che la luce del mondo è parte integrante anche della nostra esistenza e la nostra esistenza è una piccola fiammella che cerca una luce più grande. Lo sporco che ha ricoperto il corpo di Cristo è ciò che bisogna combattere davvero: il giudizio, la condanna, le piccole carneficine quotidiane, la presunzione umana che ha creduto di poter condannare nostro Signore. In realtà la miseria umana, la solitudine è ciò che crea tristezza, ignoranza. Il più delle volte il giudizio è figlio dell’incomprensione, è pericoloso perché nasce dall’ignoranza. Nel nostro modello di vita abbiamo bisogno di accogliere e di comprendere la portata rivoluzionaria dello spirito primigenio del Cristianesimo da cui tutto è partito.

* gruppo Kairos,
omosessuali cristiani

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