Obiezione o interruzione?

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Niente pillola del giorno dopo, siamo obiettori. Con questa motivazione alcuni medici di Pisa hanno rifiutato la prescrizione del farmaco alle donne che l’avevano richiesta, costringendole a rimbalzare da una struttura all’altra e mettendole quindi a rischio di una gravidanza indesiderata. La cosiddetta “pillola del giorno dopo”, infatti, agisce con la massima efficacia se viene assunta entro 24 ore dal rapporto sessuale a rischio (o perché non si usato alcun metodo anticoncezionale o perché il preservativo si è rotto), bloccando l’ovulazione. Non si tratta quindi di un metodo abortivo, ma di una contraccezione d’emergenza: nel caso in cui l’ovulo sia già stato fecondato, la gravidanza prosegue e non ci sono danni per l’embrione. Questo secondo il parere dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Non la vedono così i medici pisani, che rivendicano il diritto all’obiezione di coscienza contro questo metodo, al pari di quella – legale – verso l’interruzione di gravidanza. Rischiano però di finire in tribunale per interruzione di pubblico servizio, avendo ostacolato la somministrazione di un farmaco d’emergenza, mentre la Ministra Turco invita tutti i cittadini a segnalare le “obiezioni improprie”.
In quasi tutti i paesi europei la pillola del giorno dopo si compra in farmacia senza ricetta, mentre negli Stati Uniti è in vendita persino nei supermarket. Deve essere comunque usata solo in caso di emergenza e non può sostituire la contraccezione tradizionale. Un uso ripetuto o frequente non è consigliabile perché potrebbe causare danni al fegato.

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