Nuovi cittadini, nuovi diritti

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Secondo gli ultimi dati della Caritas, riferiti al 2004, gli stranieri regolari in Toscana sono 223.000, il 6% della popolazione, e il numero sale parecchio se consideriamo chi non ha il permesso di soggiorno.
Quest’anno, le domande da parte di lavoratori extracomunitari per il Decreto Flussi sono state, nella nostra regione, oltre 35.000, ma solo un terzo saranno accolte – a meno che il Governo, come d’altra parte ha da poco annunciato, non intenda rivedere al rialzo i limiti già fissati.
Cresce quindi in modo costante il numero degli stranieri, e di fronte ad un futuro che sempre di più sarà caratterizzato dal ”miscuglio” di razze e culture, cresce l’urgenza di saper garantire gli stessi diritti a tutti.
Su questi temi sta lavorando la Regione Toscana, per preparare una proposta di legge regionale sull’immigrazione. Non c’è ancora un testo definitivo, ma c’è un indice per argomento, con una serie di obiettivi e idee su cui dalla fine di aprile si stanno svolgendo incontri e dibattiti in tutte le province. L’intenzione della Regione infatti è quella di coinvolgere da subito sia il mondo delle istituzioni che il mondo dell’associazionismo. E contributi e osservazioni non mancano.
Quali sono gli obiettivi del progetto regionale? Se esaminiamo il documento preliminare che è alla base dei confronti in corso, il concetto-chiave è quello dell’estensione dei diritti, visto come unico effettivo strumento per costruire un’integrazione ed una politica dell’accoglienza che non valgano solo a parole.
“Diritti” allora vuol dire parità nelle possibilità di accesso alla casa, all’assistenza sanitaria, all’istruzione, alla formazione, al lavoro; vuol dire pari opportunità di accesso ai servizi; e vuol dire partecipazione politica, quindi anche diritto di voto, come d’altronde già lo Statuto regionale indicava.
“Diritti” vuol dire anche forme di tutela particolare per le situazioni più difficili, come quelle che vivono ad esempio le vittime di tortura, le vittime della tratta, i richiedenti asilo, i rifugiati, i profughi, ma anche disoccupati, anziani, minori, donne.
Se davvero la legge vorrà intervenire in modo efficace su tutto questo, dovrà tradursi anche in modifiche alle normative di settore che regolano ogni ambito; tanto per fare un esempio, forse dovranno cambiare i bandi per gli alloggi popolari. Il problema sarà quindi come declinare la volontà di “inclusione sociale” del progetto in strumenti effettivi di godimento dei diritti.

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