13 novembre 2018

Nucleare, all'Argentario o a Pianosa? Ecco le zone "adatte" in Toscana

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Nucleare, all’Argentario o a Pianosa? Ecco le zone “adatte” in Toscana
di Maurizio Bologni, vecchia di 31 anni, è sempre la stessa. L’ha disegnata nel 1979 il Cnen, il Comitato nazionale per l’energia nucleare. Indica le aree idonee a ospitare le centrali nucleari. Quelle zone hanno infatti i requisiti minimi richiesti dagli scienziati per poter ospitare gli impianti: scarsa densità abitativa, abbondante presenza di acqua, basso rischio sismico. E in quella mappa, riportata d’attualità dal verdetto della Corte Costituzionale che mercoledì ha bocciato i ricorsi di dieci Regioni tra cui la Toscana contro il decreto legislativo del governo per il nucleare in Italia, ci sono cinque aree all’interno della Toscana. Aree a forte vocazione turistica, di pregio ambientale, sottoposte a vincoli naturalistici. Lì potrebbero sorgere le nuove centrali nucleari.
C’è, neppure a dirlo, l’isola di Pianosa, nel cuore del Parco nazionale dell’arcipelago, eppure da anni al centro di svariati progetti che non vanno propriamente nel segno di svilupparne i forti connotati naturalistici. Se n’è parlato per riaprirvi un carcere. Se n’è parlato perché al centro delle pericolose rotte del petrolio. E persino perché al largo della costa c’è chi chiede di poter cercare l’oro nero. Ora viene indicata come possibile sito di centrale nucleare. Altre zone indicate dalla mappa del 1979 sono la zona costiera a nord di Piombino fino a Cecina e quella a sud di Piombino fino a Follonica. Quarta zona possibile: quella costiera di Grosseto. Quinta: la zona a nord e sud del Monte Argentario.
Il governo Berlusconi, che dalla fine dell’anno scorso ha riaperto la partita per la costruzione in Italia delle centrali nucleari, non ha mai smentito che quella mappa sia ancora oggi la bussola che orienterà la scelta dei siti. Ci hanno provato in molti a schiodare il governo per cercare di sapere. Invano. «Ho idea di quali siano i possibili siti ma non li rivelerò nemmeno sotto tortura» ha detto l’amministratore dell’Enel Fulvio Conti, che anche in Toscana svolge un’azione di promozione della bontà della scelta nucleare. A gennaio, poi, Ermete Realacci, il parlamentare del Pd che ha tirato fuori dal cassetto la mappa del 1979, ci ha provato con un’interrogazione a scalzare il governo. «La risposta è stata imbarazzata, evasiva» dice Realacci. «Ma i requisiti richiesti ai territori per ospitare le centrali sono quelli di 31 anni fa, c’è quindi motivo di temere che il governo ritenga ancora valido il lavoro svolto dal Cnen nel 1979. Oltretutto – aggiunge Realacci, contrario al nucleare – per costruire le centrali servono tempi lunghi e i costi sono alti. Gli italiani pagano ancora in bolletta ogni anno 400 milioni di euro per smaltire le scorie del vecchio nucleare».
Sulla sentenza della Corte Costituzionale, ieri è intervenuto l’assessore all’ambiente, alla tutela e all’energia della Regione. «Ci riserviamo una valutazione approfondita, che sarà possibile quando saranno rese note le motivazioni della sentenza. Mi sembra però una occasione mancata» ha detto Anna Rita Bramerini. «La Consulta – ha aggiunto – riconosce alle Regioni le competenze in materia di governo del territorio. Sarà questo il terreno su cui potremo lavorare e confrontarci, come ha affermato Adolfo Urso, vice ministro allo Sviluppo economico, in uno spirito di leale e fattiva collaborazione tra le istituzioni. Verificheremo la volontà del governo alla prova dei fatti. Ritengo inoltre che il tema debba essere portato all’attenzione della Conferenza Stato-Regioni. Il quadro politico-istituzionale infatti è in questi mesi molto cambiato».

di Maurizio Bologni, da Repubblica

La mappa, vecchia di 31 anni, è sempre la stessa. L’ha disegnata nel 1979 il Cnen, il Comitato nazionale per l’energia nucleare. Indica le aree idonee a ospitare le centrali nucleari. Quelle zone hanno infatti i requisiti minimi richiesti dagli scienziati per poter ospitare gli impianti: scarsa densità abitativa, abbondante presenza di acqua, basso rischio sismico. E in quella mappa, riportata d’attualità dal verdetto della Corte Costituzionale che mercoledì ha bocciato i ricorsi di dieci Regioni tra cui la Toscana contro il decreto legislativo del governo per il nucleare in Italia, ci sono cinque aree all’interno della Toscana. Aree a forte vocazione turistica, di pregio ambientale, sottoposte a vincoli naturalistici. Lì potrebbero sorgere le nuove centrali nucleari.

C’è, neppure a dirlo, l’isola di Pianosa, nel cuore del Parco nazionale dell’arcipelago, eppure da anni al centro di svariati progetti che non vanno propriamente nel segno di svilupparne i forti connotati naturalistici. Se n’è parlato per riaprirvi un carcere. Se n’è parlato perché al centro delle pericolose rotte del petrolio. E persino perché al largo della costa c’è chi chiede di poter cercare l’oro nero. Ora viene indicata come possibile sito di centrale nucleare. Altre zone indicate dalla mappa del 1979 sono la zona costiera a nord di Piombino fino a Cecina e quella a sud di Piombino fino a Follonica. Quarta zona possibile: quella costiera di Grosseto. Quinta: la zona a nord e sud del Monte Argentario.

Il governo Berlusconi, che dalla fine dell’anno scorso ha riaperto la partita per la costruzione in Italia delle centrali nucleari, non ha mai smentito che quella mappa sia ancora oggi la bussola che orienterà la scelta dei siti. Ci hanno provato in molti a schiodare il governo per cercare di sapere. Invano. «Ho idea di quali siano i possibili siti ma non li rivelerò nemmeno sotto tortura» ha detto l’amministratore dell’Enel Fulvio Conti, che anche in Toscana svolge un’azione di promozione della bontà della scelta nucleare. A gennaio, poi, Ermete Realacci, il parlamentare del Pd che ha tirato fuori dal cassetto la mappa del 1979, ci ha provato con un’interrogazione a scalzare il governo. «La risposta è stata imbarazzata, evasiva» dice Realacci. «Ma i requisiti richiesti ai territori per ospitare le centrali sono quelli di 31 anni fa, c’è quindi motivo di temere che il governo ritenga ancora valido il lavoro svolto dal Cnen nel 1979. Oltretutto – aggiunge Realacci, contrario al nucleare – per costruire le centrali servono tempi lunghi e i costi sono alti. Gli italiani pagano ancora in bolletta ogni anno 400 milioni di euro per smaltire le scorie del vecchio nucleare».

Sulla sentenza della Corte Costituzionale, ieri è intervenuto l’assessore all’ambiente, alla tutela e all’energia della Regione. «Ci riserviamo una valutazione approfondita, che sarà possibile quando saranno rese note le motivazioni della sentenza. Mi sembra però una occasione mancata» ha detto Anna Rita Bramerini. «La Consulta – ha aggiunto – riconosce alle Regioni le competenze in materia di governo del territorio. Sarà questo il terreno su cui potremo lavorare e confrontarci, come ha affermato Adolfo Urso, vice ministro allo Sviluppo economico, in uno spirito di leale e fattiva collaborazione tra le istituzioni. Verificheremo la volontà del governo alla prova dei fatti. Ritengo inoltre che il tema debba essere portato all’attenzione della Conferenza Stato-Regioni. Il quadro politico-istituzionale infatti è in questi mesi molto cambiato».

0 Comments

  1. maria luisa ferretti

    Spero proprio che la linea del nucleare venga abbandonata perchè pericolosa sia per gli uomini che per l’ambiente, infatti pare che i paesi che hanno il nucleare pensano bene di abbandonarlo magari cercando di vendere i loro impianti obsoleti a chi come l’Italia nel 1986 respinse questa scelta, se ancora c’è un piccolo barlume di democrazia nel nostro paese spero proprio che questa scelta responsabile sia portata avanti sia dall’opposizione che dai movimenti

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