Novoli, tutto fermo, anzi no. Il piano di recupero è scaduto ma c'è chi lavora

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Novoli, tutto fermo, anzi no. Il piano di recupero è scaduto ma c’è chi lavora
di Paola Fichera da La Nazione
Ricordate l’area Ex Fiat a Novoli? Doveva essere il pezzo di città nuova che, dopo i soliti trent’anni di attesa, Firenze avrebbe finalmente avuto come ‘riqualificazione’ di un quartiere di oggettivamente scarsa qualità urbanistica dove, per generazioni e generazioni, a regolare i ritmi della vita c’era stata solo una sirena. Quella che segnalava l’inizio e la fine dei turni di lavoro nella mega fabbrica. Tutt’intorno i palazzoni, e anche tante case popolari. Bene. Il piano di recupero di quell’area che oggi ospita i palazzoni dell’Università e il nuovo Palagiustizia è scaduto nel 2008. Cioè da due anni. E non si hanno notizie di quando l’area potrà essere terminata. All’appello manca più della metà degli edifìci progettati oltre, naturalmente, a tutto il centro servizi, il famoso Multiplex che, per altro, sta dando un gran lavoro alla magistratura. Tutto fermo. Almeno ufficialmente visto che qualche caschetto di protezione continua ad aggirarsi, defilato, fra i cantieri.
A sancire lo stop fu, nella primavera del 2009, il consiglio comunale che non approvò la variante al Piano regolatore che la giunta Domenici presentò a pochi mesi della scadenza del mandato. Nel 1989 fu una telefonata dell’allora segretario del Pci, già in odore Pds, Achille Occhetto a bloccare il primo progetto dell’area. Vent’anni dopo sono stati i tormenti interni dei Ds. L’allora agguerritissima sinistra del partito fermò, insieme alle opposizioni di sinistra Prc e Un’altracittà l’approvazione di quella variante che avrebbe garantito la conclusione del progetto, ma anche sanato, senza far troppo rumore, una serie di ‘errori’ sui quali ora sta lavorando anche la magistratura.
Corsi e ricorsi della politica. Ma la sostanza non cambia. Quel pezzo di Firenze resta bloccato, congelato. E non è di consolazione nemmeno il famoso parco (?) di 12 ettari tanto pubblicizzato. Di fatto inutilizzato e inutilizzabile dai cittadini del quartiere (proprietari di cani esclusi). Nemmeno alle otto e trenta del mattino, con il termometro sui 26 gradi in salita, quel prato all’inglese ha l’aspetto e la temperatura della decantata oasi verde in mezzo al cemento. Dai bordi spunta, per ora asfittica e poco promettente, una sparuta fila di alberelli. L’ombra non esiste, aliti di vento nemmeno, e l’erba, come sempre d’estate, è tendente al giallognolo. In mezzo c’è un laghetto, 50 centimetri d’acqua molto apprezzati dalle famiglie di zanzare. In compenso ci sono inutili ponti e persino una collinetta con pagoda in stile tailandese (?). Le pagodine, del resto, si sprecano in tutta l’area. Dal prato, però, a sorpresa, spuntano i ‘soffioni boraciferi’ degli impianti di aereazione del mega parcheggio sottostante. Oltre duemila posti auto, praticamente vuoto. E c’è il legittimo sospetto che quegli alberi non cresceranno mai. Diffìcile che le radici possano diventare forti con così poca terra a disposizione.
Il sindaco Renzi durante l’ultimo consiglio comunale, presentando i suoi cento luoghi, quelli che ripresenterà trasformati alla città nel 2014, si è detto pronto a prendere in carico la gestione del parco, magari anche a risolvere la querelle con la società proprietaria per il completamento dell’area.
Diversa è la vicenda Multiplex, l’ipotesi di usare il grande edificio per la riunificazione di tutti gli uffici comunali è sfumata. E il sindaco continua a ripetere: «A me l’idea del megacinema non piace, ma se questo sarà possibile o no lo sanno solo la società proprietaria (l’immobiliare Novoli) e i giudici. Il sindaco su questo non può intervenire». Ma c’è chi va oltre e, forte delle carte, si permette di suggerire al sindaco un’altra strategia di tutela per i cittadini. «Il Comune — sostiene Ornella De Zordo (perUnaltracittà) dovrebbe dichiararsi parte offesa in tutta questa vicenda. Le mancanze progettuali riscontrate sul Multiplex e più volte denunciate alla magistratura sono la prova che occorre fare chiarezza in generale sull’intero procedimento di quel piano di recupero. Anche perché il rischio è che, se non sarà il Comune a tutelarsi, potrebbe decidere di farlo proprio l’Immobiliare Novoli che, a questo punto, non può che sentirsi danneggiata dalla piega che le cose hanno preso». Ma De Zordo va oltre e aggiunge: «Quell’area è già sovraurbanizzata e non capisco perché nelle aree che sono ancora da costruire non possa essere pensato un piano diverso. Magari con più spazio concesso al verde e con una maggiore attenzione all’arredo urbano. Con il piano di recupero scaduto, le possibilità di intervento per Palazzo Vecchio sono parecchie».

di Paola Fichera da La Nazione

Ricordate l’area Ex Fiat a Novoli? Doveva essere il pezzo di città nuova che, dopo i soliti trent’anni di attesa, Firenze avrebbe finalmente avuto come ‘riqualificazione’ di un quartiere di oggettivamente scarsa qualità urbanistica dove, per generazioni e generazioni, a regolare i ritmi della vita c’era stata solo una sirena. Quella che segnalava l’inizio e la fine dei turni di lavoro nella mega fabbrica. Tutt’intorno i palazzoni, e anche tante case popolari. Bene. Il piano di recupero di quell’area che oggi ospita i palazzoni dell’Università e il nuovo Palagiustizia è scaduto nel 2008. Cioè da due anni. E non si hanno notizie di quando l’area potrà essere terminata. All’appello manca più della metà degli edifìci progettati oltre, naturalmente, a tutto il centro servizi, il famoso Multiplex che, per altro, sta dando un gran lavoro alla magistratura. Tutto fermo. Almeno ufficialmente visto che qualche caschetto di protezione continua ad aggirarsi, defilato, fra i cantieri.

A sancire lo stop fu, nella primavera del 2009, il consiglio comunale che non approvò la variante al Piano regolatore che la giunta Domenici presentò a pochi mesi della scadenza del mandato. Nel 1989 fu una telefonata dell’allora segretario del Pci, già in odore Pds, Achille Occhetto a bloccare il primo progetto dell’area. Vent’anni dopo sono stati i tormenti interni dei Ds. L’allora agguerritissima sinistra del partito fermò, insieme alle opposizioni di sinistra Prc e Un’altracittà l’approvazione di quella variante che avrebbe garantito la conclusione del progetto, ma anche sanato, senza far troppo rumore, una serie di ‘errori’ sui quali ora sta lavorando anche la magistratura.

Corsi e ricorsi della politica. Ma la sostanza non cambia. Quel pezzo di Firenze resta bloccato, congelato. E non è di consolazione nemmeno il famoso parco (?) di 12 ettari tanto pubblicizzato. Di fatto inutilizzato e inutilizzabile dai cittadini del quartiere (proprietari di cani esclusi). Nemmeno alle otto e trenta del mattino, con il termometro sui 26 gradi in salita, quel prato all’inglese ha l’aspetto e la temperatura della decantata oasi verde in mezzo al cemento. Dai bordi spunta, per ora asfittica e poco promettente, una sparuta fila di alberelli. L’ombra non esiste, aliti di vento nemmeno, e l’erba, come sempre d’estate, è tendente al giallognolo. In mezzo c’è un laghetto, 50 centimetri d’acqua molto apprezzati dalle famiglie di zanzare. In compenso ci sono inutili ponti e persino una collinetta con pagoda in stile tailandese (?). Le pagodine, del resto, si sprecano in tutta l’area. Dal prato, però, a sorpresa, spuntano i ‘soffioni boraciferi’ degli impianti di aereazione del mega parcheggio sottostante. Oltre duemila posti auto, praticamente vuoto. E c’è il legittimo sospetto che quegli alberi non cresceranno mai. Diffìcile che le radici possano diventare forti con così poca terra a disposizione.

Il sindaco Renzi durante l’ultimo consiglio comunale, presentando i suoi cento luoghi, quelli che ripresenterà trasformati alla città nel 2014, si è detto pronto a prendere in carico la gestione del parco, magari anche a risolvere la querelle con la società proprietaria per il completamento dell’area.

Diversa è la vicenda Multiplex, l’ipotesi di usare il grande edificio per la riunificazione di tutti gli uffici comunali è sfumata. E il sindaco continua a ripetere: «A me l’idea del megacinema non piace, ma se questo sarà possibile o no lo sanno solo la società proprietaria (l’immobiliare Novoli) e i giudici. Il sindaco su questo non può intervenire». Ma c’è chi va oltre e, forte delle carte, si permette di suggerire al sindaco un’altra strategia di tutela per i cittadini. «Il Comune — sostiene Ornella De Zordo (perUnaltracittà) dovrebbe dichiararsi parte offesa in tutta questa vicenda. Le mancanze progettuali riscontrate sul Multiplex e più volte denunciate alla magistratura sono la prova che occorre fare chiarezza in generale sull’intero procedimento di quel piano di recupero. Anche perché il rischio è che, se non sarà il Comune a tutelarsi, potrebbe decidere di farlo proprio l’Immobiliare Novoli che, a questo punto, non può che sentirsi danneggiata dalla piega che le cose hanno preso». Ma De Zordo va oltre e aggiunge: «Quell’area è già sovraurbanizzata e non capisco perché nelle aree che sono ancora da costruire non possa essere pensato un piano diverso. Magari con più spazio concesso al verde e con una maggiore attenzione all’arredo urbano. Con il piano di recupero scaduto, le possibilità di intervento per Palazzo Vecchio sono parecchie».

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