Nove da Firenze fra gli occupanti dell'ex Meyer: "Ci stanno murando vivi"

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Nove da Firenze fra gli occupanti dell’ex Meyer: “Ci stanno murando vivi”
Lo stabile che ospitava il vecchio Meyer fiorentino si presenta oggi come un qualsiasi complesso residenziale dismesso ed abbandonato, dal momento del grande trasloco che ha interessato tutta la città con avvisi, richiami ed inviti alla solidarietà, tre palazzine, tra le quali quella dedicata al Centro Trasfusionale sono state occupate da famiglie di senzatetto che vi si sono accomodate con mezzi di fortuna.
Lunedì scorso sono iniziate le operazioni propedeutiche a quello che è stato definito uno “Sgombero soft”, di questo avviso non è Lorenzo Bargellini, leader del movimento che da anni è vicino a chi lotta per avere una casa.
“Si tratta di un’operazione che potremmo definire di terrorismo psicologico – dichiara ai cancelli della struttura attorniato dagli occupanti – tanto valeva cacciare tutti con la forza, dopo aver staccato la corrente, oggi stanno murando le finestre con le famiglie dentro. Nessun rispetto – rincara la dose – neppure per i bambini piccoli presenti all’interno delle stanze che sono state murate”.
“Sì è vero – ammette Bargellini – qualcuno ha accettato le condizioni proposte dal Comune e siamo contenti che lo abbiano fatto, ma non ci sono posti per tutti e non possiamo accettare che vengano separate le famiglie”. I presenti ci informano di alcuni nuclei famigliari già trasferiti a Sorgane, tra le altre destinazioni indviduate anche l’Albergo popolare.
“Il meccanismo assurdo e perverso – spiega il leader del Movimento per la casa – sta nell’aver, per il momento, destinato questi stabili ad accogliere altre famiglie, che hanno occupato 15 anni fa, che sono sempre seguite da noi, e che ora si trovano senza il punteggio necessario per accedere alle Case Popolari, verranno parcheggiate qui per un paio d’anni per vedere se arriveranno al punteggio richiesto, una vera e propria lotta tra poveri”.
I giornalisti presenti sono stati tenuti al di fuori della struttura per precauzione, ma il sopraggiunto acquazzone che ha interessato Firenze ha in qualche modo aperto i cancelli del Meyer ed è stato consentito ai presenti il riparo all’interno dei locali. Questo ha reso possibile un dialogo più informale tra i presenti, con gli occupanti che si sono avvicinati invitando a visitare le stanze occupate.
Nei corridoi bui, nel sottoscala, lungo le ali dell’ex ospedale pediatrico si rincorrevano voci uscite dalla penombra: “Guardate qui, venite qua, qui hanno chiuso tutto”.
Le finestre murate indicate come la fine di ogni speranza: “Manca l’areo” ripeteva un ragazzo che ci ha fatto strada fino nei meandri della struttura, tra fili scoperti, quadri elettrici senza protezione, pannelli caduti dal soffitto, porte, oggetti, indumenti accatastati agli angoli dei corridoi.
“Stiamo provvedendo – ha dichiarato la vice comandante della Polizia Municipale, Antonella Manzione – a liberare l’immobile inagibile, chi occupa rischia la propria incolumità, il cantiere dei lavori deve provvedere ad interdire l’accesso ai luoghi considerati maggiormente a rischio, stiamo però mantenendo aperte tutte le uscite di sicurezza. Non seguiamo un calendario perentorio – ci spiega – la struttura andrà liberata per ovvi motivi di sicurezza, ma quando questo avverrà, se a fine settimana o ad inizio settimana prossima, questo non lo sappiamo, certo è che arriverà il momento in cui chi resterà all’interno dovrà uscire in modo coatto. Cerchiamo di comprimere i tempi per dare fine ad una situazione – conclude – che se solo ci guardiamo intorno, ritengo non siano necessarie ulteriori parole”
Un giovane illumina il pentolino della pasta con la luce del suo cellulare: “Guarda come devo cucinare”. Stanzine illuminate da candele, pesanti tendaggi che separano gli spazi più ampi e piccoli fornelli a gas presenti nelle stanze già chiuse e murate dall’esterno.
Il sindaco Matteo Renzi appena ieri sera, in occasione della presentazione di un libro, trovandosi a dover commentare il rapporto tra politica e gestione del delicato assetto sociale ha affermato: “Guardiamo al caso dell’ex Meyer, io ritengo che sia più assurdo mantenere quelle persone al proprio posto facendo una operazione forzatamente di sinistra, piuttosto che allontanarle da una situazione disumana di inagibilità ed invivibilità di spazi pericolosi”.
Sui ponteggi intanto proseguono i lavori di chiusura delle finestre con i mattoni rossi appena scaricati e provenienti dal Valdarno.
AL

Fonte: Nove da Firenze

Lo stabile che ospitava il vecchio Meyer fiorentino si presenta oggi come un qualsiasi complesso residenziale dismesso ed abbandonato, dal momento del grande trasloco che ha interessato tutta la città con avvisi, richiami ed inviti alla solidarietà, tre palazzine, tra le quali quella dedicata al Centro Trasfusionale sono state occupate da famiglie di senzatetto che vi si sono accomodate con mezzi di fortuna.

Lunedì scorso sono iniziate le operazioni propedeutiche a quello che è stato definito uno “Sgombero soft”, di questo avviso non è Lorenzo Bargellini, leader del movimento che da anni è vicino a chi lotta per avere una casa.

“Si tratta di un’operazione che potremmo definire di terrorismo psicologico – dichiara ai cancelli della struttura attorniato dagli occupanti – tanto valeva cacciare tutti con la forza, dopo aver staccato la corrente, oggi stanno murando le finestre con le famiglie dentro. Nessun rispetto – rincara la dose – neppure per i bambini piccoli presenti all’interno delle stanze che sono state murate”.

“Sì è vero – ammette Bargellini – qualcuno ha accettato le condizioni proposte dal Comune e siamo contenti che lo abbiano fatto, ma non ci sono posti per tutti e non possiamo accettare che vengano separate le famiglie”. I presenti ci informano di alcuni nuclei famigliari già trasferiti a Sorgane, tra le altre destinazioni indviduate anche l’Albergo popolare.

“Il meccanismo assurdo e perverso – spiega il leader del Movimento per la casa – sta nell’aver, per il momento, destinato questi stabili ad accogliere altre famiglie, che hanno occupato 15 anni fa, che sono sempre seguite da noi, e che ora si trovano senza il punteggio necessario per accedere alle Case Popolari, verranno parcheggiate qui per un paio d’anni per vedere se arriveranno al punteggio richiesto, una vera e propria lotta tra poveri”.

I giornalisti presenti sono stati tenuti al di fuori della struttura per precauzione, ma il sopraggiunto acquazzone che ha interessato Firenze ha in qualche modo aperto i cancelli del Meyer ed è stato consentito ai presenti il riparo all’interno dei locali. Questo ha reso possibile un dialogo più informale tra i presenti, con gli occupanti che si sono avvicinati invitando a visitare le stanze occupate.

Nei corridoi bui, nel sottoscala, lungo le ali dell’ex ospedale pediatrico si rincorrevano voci uscite dalla penombra: “Guardate qui, venite qua, qui hanno chiuso tutto”.

Le finestre murate indicate come la fine di ogni speranza: “Manca l’areo” ripeteva un ragazzo che ci ha fatto strada fino nei meandri della struttura, tra fili scoperti, quadri elettrici senza protezione, pannelli caduti dal soffitto, porte, oggetti, indumenti accatastati agli angoli dei corridoi.

“Stiamo provvedendo – ha dichiarato la vice comandante della Polizia Municipale, Antonella Manzione – a liberare l’immobile inagibile, chi occupa rischia la propria incolumità, il cantiere dei lavori deve provvedere ad interdire l’accesso ai luoghi considerati maggiormente a rischio, stiamo però mantenendo aperte tutte le uscite di sicurezza. Non seguiamo un calendario perentorio – ci spiega – la struttura andrà liberata per ovvi motivi di sicurezza, ma quando questo avverrà, se a fine settimana o ad inizio settimana prossima, questo non lo sappiamo, certo è che arriverà il momento in cui chi resterà all’interno dovrà uscire in modo coatto. Cerchiamo di comprimere i tempi per dare fine ad una situazione – conclude – che se solo ci guardiamo intorno, ritengo non siano necessarie ulteriori parole”

Un giovane illumina il pentolino della pasta con la luce del suo cellulare: “Guarda come devo cucinare”. Stanzine illuminate da candele, pesanti tendaggi che separano gli spazi più ampi e piccoli fornelli a gas presenti nelle stanze già chiuse e murate dall’esterno.

Il sindaco Matteo Renzi appena ieri sera, in occasione della presentazione di un libro, trovandosi a dover commentare il rapporto tra politica e gestione del delicato assetto sociale ha affermato: “Guardiamo al caso dell’ex Meyer, io ritengo che sia più assurdo mantenere quelle persone al proprio posto facendo una operazione forzatamente di sinistra, piuttosto che allontanarle da una situazione disumana di inagibilità ed invivibilità di spazi pericolosi”.

Sui ponteggi intanto proseguono i lavori di chiusura delle finestre con i mattoni rossi appena scaricati e provenienti dal Valdarno.

AL

http://www.nove.firenze.it

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