Non uno di più

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Troppi stranieri in classe. È questo il problema sollevato da alcuni genitori e insegnanti della scuola elementare di Brozzi, dove effettivamente sono alte le percentuali delle presenze di alunni non italiani, soprattutto cinesi. Riprende forza così un’idea che sembrava superata, quella di mettere un ‘tetto’ alle presenze straniere, tetto che dieci anni era stato fissato a 5 per classe. I bambini non italiani, secondo le proteste, provocherebbero un rallentamento e un peggioramento dell’attività didattica. A sostegno di questa tesi si sottolinea il fatto che nel passaggio da elementari a medie diverse famiglie italiane scelgono di iscrivere i bambini altrove, lasciando le scuole del quartiere.
Il fenomeno della densità di scolari non italiani nella periferia ovest di Firenze si presenta già prima dell’obbligo: una sezione della materna attivata in corso d’anno vede ad esempio il 70 % di alunni di origine straniera, perlopiù cinese, e la media dell’istituto – Istituto comprensivo Gandhi (ex Paolo Uccello-Duca d’Aosta) – è comunque alta (il 40%). Alle contestazioni dei genitori il dirigente ha replicato che in realtà la scuola cerca di equilibrare le presenze nelle varie classi e sezioni. D’altra parte non bisogna dimenticare che la legge e le indicazioni ministeriali sono chiare: il diritto all’istruzione e quindi all’iscrizione sono garantiti a tutti e non si possono fare classi solo di stranieri. Da sottolineare che solo alcuni degli studenti stranieri hanno bisogno di corsi di lingua italiana, quindi il problema per i genitori che protestano sembra più l’appartenenza ad un’altra cultura piuttosto che la difficoltà di comprensione. Inoltre il Comune ha un sistema informatico collegato alla scuola che registra e controlla le formazioni delle classi per cercare di distribuire le iscrizioni anche in altre scuole del quartiere 5, che vengono poi raggiunte con l’aiuto di pulmini.
Ma tutto questo non pare sufficiente per i genitori “in rivolta”, che lamentano anche il disturbo causato da alcuni studenti italiani, arrivati magari ad anno scolastico iniziato in seguito all’assegnazione di un alloggio popolare. Il dirigente della scuola ha assicurato che si attiverà con l’assessore competente per essere informato in anticipo di questi arrivi così da programmare l’accoglienza anche di queste situazioni.
In effetti l’istituto Gandhi insieme al Comune (Direzione Istruzione) è particolarmente impegnato nel rispondere alla sfida pedagogica e didattica posta dagli studenti più “difficili”, stranieri o italiani, attivando servizi e progetti interlinguistici e interculturali come il centro di alfabetizzazione in lingua italiana o percorsi individualizzati di sostegno.

è indubbio che nella periferia della città e nelle sue scuole si riscontra un’alta concentrazione di alunni immigrati o figli di immigrati, così come di studenti con problematiche di vario tipo. Questa è la conseguenza di disparità sociali che permangono in città e nel nostro mondo
globalizzato, dove i movimenti migratori dal sud al nord sono strutturali e non certo un’emergenza. Credere di poter limitare quegli effetti che ci disturbano nel nostro quotidiano, senza riflettere e cercare di agire sulle cause, è un atteggiamento simile a quello dello struzzo che per nascondersi mette la testa sotto la sabbia.

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