14 novembre 2018

Non solo Rio

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In Sudamerica il carnevale è una delle feste popolari più importanti. Dura, da fine gennaio a metà marzo e riunisce in sé caratteristiche cattoliche e pagane. Il carnevale latinoamericano ha le sue origini in quello europeo. Portato dai conquistatori al nuovo mondo, si è mischiato con le tradizioni dei nativi americani e degli schiavi africani, che trovarono nei festeggiamenti, tra pagani e religiosi, un modo di esprimere le proprie tradizioni senza essere puniti.

Oltre al celebre carnevale brasiliano, ci sono in America latina manifestazioni popolari altrettanto importanti anche se non così famose.
I carnevali di Oruro (Bolivia) e di La Quiaca (Nord-ovest argentino) sono una magnifica fusione di sincretismo religioso e cultura, dove la forte devozione religiosa trasforma la danza in arte popolare. Dedicata alla Virgen del Socavon (madonna delle miniere) colloca l’Arcangelo Michele insieme alla “China Zupay” (diavolo femmina); condor e orsi con abiti celestiali accanto ai diavoli e ai sette peccati capitali rappresentano la lotta fino alla morte del bene contro il male. Si beve alcol di mais e si mangiano cibi tradizionali, offrendone anche alla Pachamama, (madre terra) che ha bisogno di nutrirsi per essere in grado di dare. La danza dei caporali, poi, ha origine nella tradizione culturale afro di Bolivia nella quale si ridicolizza il caporale nero degli schiavi yungueños.
Altre espressioni interessanti le troviamo ai margini del Rio de la Plata (tra Uruguay e Argentina) dove le tradizioni dei conquistatori spagnoli si sono incrociate con quelle degli schiavi neri portati dall’Africa.
Con una lunga storia che arriva almeno a metà del XIX secolo, il Carnevale uruguayano pare che sia il più lungo del mondo (40 giorni). Ha due grandi correnti non antagoniste ma complementari.
Una è quella delle “murgas”, di origine spagnola ma mescolate con tradizioni africane, con un alto contenuto di umorismo e satira sociale e politica, giocarono un ruolo importante durante la dittatura (1973-84). Contribuirono infatti a far sorgere nelle classi popolari il senso di appartenenza ai quartieri attraverso le “llamadas” (chiamate) nelle quali i tamburi suonano per strada e la gente esce di casa a ballare e cantare.
L’altra è quella del “candombe”, di derivazione africana, che rimanda alle origini degli schiavi con i suoi abiti, canti e balli tipici. Il candombe nacque tra gli schiavi nell’epoca coloniale come modo per mantenere il contatto con le proprie radici, ma diventò a poco a poco un elemento liberatore. Dopo un anno di duro lavoro i padroni concedevano agli schiavi qualche giorno di svago nella settimana prima della quaresima: allora, vestiti con gli abiti smessi dai padroni e con la scusa di ballare e far baldoria, potevano seguire i loro riti religiosi senza essere puniti.

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