Non solo braccia

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“Legare l’immigrazione alla “condizione lavoro” è molto grave. Il pericolo è che passi l’idea di economizzare tutto, disumanizzando gli individui”. E’ quanto ha affermato Don Andrea Bigalli, vicedirettore della Caritas di Firenze, riguardo al decreto legge sull’immigrazione. I suoi provvedimenti, infatti, severi ed applicati senza un minimo di elasticità, rendono più difficile l’attività di accoglienza svolta dalla Caritas nei confronti degli immigrati.
A tal proposito, abbiamo rivolto qualche domanda a Don Bigalli, per capire perché il ddl Bossi-Fini non è la giusta soluzione a ciò che il governo definisce “problema dell’immigrazione”.

Cosa pensa del decreto legge Bossi-Fini?
La sanatoria è insufficiente per una regolamentazione dell’immigrazione. E’ da considerarsi regressiva, serve solo ad emarginare l’immigrato. Limita il diritto di ricongiungimento familiare e i diritti di cittadinanza, meccanismi di integrazione fondamentali che significano sicurezza sociale e individuale.

Come bisognerebbe agire?
La Caritas ha delle linee precise, che si basano sui principi della demografia. In questa disciplina vale la legge dei vasi comunicanti: l’acqua passa dal vaso pieno a quello vuoto, per mantenere un equilibrio. Consideriamo allora i tassi di decremento in aumento della popolazione italiana e i flussi d’ingresso degli immigrati. E’ facile comprendere come tra qualche anno, in Italia, avremmo “bisogno” degli extracomunitari per mantenere la popolazione italiana attorno alla cifra attuale ed evitare che la nostra economia subisca una crisi. Dovrebbe essere nostro interesse favorire una buona integrazione nel sistema. L’idea di una società interetnica va accettata, perché è già una realtà. Innanzi tutto vanno ripensati i diritti politici e di cittadinanza, mantenendo i doveri di legalità e accoglienza. Doveri di legalità intesi come responsabilità collettiva, non solo degli immigrati, ma anche degli italiani stessi.

Cosa intende esattamente?
E’ semplice. Gli immigrati che creano “problemi seri” nella società, destabilizzandone l’equilibrio, non arrivano con i gommoni, ma con gli aerei. E magari alloggiano in alberghi a quattro stelle! Questo perché sono legati alla malavita italiana. Non è pensabile eliminare il problema punendo solo l’ultimo anello della catena. Bisogna agire severamente anche nei confronti delle reti malavitose locali, che coordinano le azioni illegali. Altrimenti, il problema non verrà risolto, ma solo rimandato.

In questo momento, quali sono i problemi urgenti da risolvere?
Per prima cosa va organizzata meglio la seconda accoglienza, fornendo agli immigrati i mezzi per esprimersi. Si parla di condizioni abitative decorose a prezzi onesti, di corsi di formazione professionale adeguati alla loro preparazione. Molti immigrati parlano due o tre lingue, e più della metà ha titoli di studi medio-alti. Purtroppo sono costretti a fare lavori al di sotto delle loro possibilità, solo per motivi di pregiudizi e intolleranza.

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